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Squadra giovane paghiamo il dazio

Squadra giovane paghiamo il dazio

Il coach: «Mi preoccupano gli americani demoralizzati»

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SASSARI. Il pensiero di coach Moretti a fine partita è talmente lapalissiano che non si può far altro che sottoscrivere: «Facciamo sempre la cosa sbagliata al momento giusto». Si, avete capito bene, non è un errore di battitura ma semplicemente l’analisi estremizzata al massimo del momento della Giorgio Tesi Group che sta capendo quanto è dura la vita in serie A.

Si fatica tanto, sia in settimana che in partita, per stare a galla e poi il primo errore non serve come scossa per reagire ma semplicemente come primo punto di non ritorno che regala agli avversari le occasioni propizie per piazzare il parziale, come successo al Banco di Sardegna, e portare a casa la vittoria. «Non voglio fare paragoni con le altre sfide – dice il tecnico pistoiese – ma soltanto guardare la partita finché ha avuto un senso. Ci sono state delle occasioni per riaprirla ma, in quei frangenti, mi viene da dire che abbiamo sempre fatto la cosa sbagliata al momento giusto per far scappare di nuovo i nostri avversari. Il parziale di 8-0 per Sassari sul 30-28 sta lì a dimostrarlo e poi ci siamo ritrovati dentro un terzo quarto pieno di errori e disattenzioni. La nostra storia, al momento, dice che non riusciamo a fare tre cose buone in fila e, anzi, magari ne commettiamo di pessime, e così si crea il break che diventa fondamentale per gli avversari e recuperare in campi come quello di Sassari diventa difficilissimo se non impossibile. A questo, poi, ci aggiungo le tante palle perse e la fisicità e l’atletismo che ci è mancato soprattutto nella prima parte di gara».

In una prestazione molto deludente da parte di tutti e cinque gli americani, non si può non analizzare più nel dettaglio quanto fatto da JaJuan Johnson e Deron Washington. Il tabellino magari maschera qualcosa, soprattutto per il secondo, ma di errori ce ne sono stati tanti. «Hanno rimpinguato parte del proprio bottino – prosegue Moretti – quando la partita era già chiusa ed a loro ci aggiungo anche Daniel che è uscito mentalmente dal match dopo un fallo stupidissimo, il quarto, su Tessitori. Sapevamo di aver allestito una squadra giovane ed inesperta e stiamo pagando dazio, però gli errori li paghiamo cari».

Chiamatela grinta o sfiducia, però rimane il fatto che il “tridente” Meini, Cortese e Galanda fornisce un impatto diverso rispetto ai cinque americani. Perché? «Mi preoccupa la sfiducia che hanno – conclude Moretti riferendosi ai suoi “strangers” – perché non lesinano mai impegno e giusto approccio al match, però poi durante la partita la loro voglia scema. Gli italiani sono qua anche per questo aspetto, per dare un valore in più al resto del gruppo».

Saverio Melegari

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