Toscana
PalaCarrara, ritorno nell’Olimpo
Ripercorriamo la prima e ultima volta di Pistoia in A1 con l’ex Beppe Valerio, simbolo del nostro basket
PISTOIA. Era il 18 marzo 1998, un infrasettimanale di inizio primavera che per gli appassionati di basket non sarebbe stata affatto dolce, quando l’allora Mabo salutava al Palafermi l’A1 davanti ad un pubblico di pochi intimi già coscienti che la retrocessione dell'Olimpia sotto le bombe di Rigaudeau era solo l'inizio di una fine imminente. Quattordici anni e mezzo dopo, domenica l’attuale PalaCarrara (in nome di quello che per molti anni prima era stato il presidente- gentiluomo che quella sera uscì con le lacrime) tornerà ufficialmente tra i templi del basket. Un posto in cui l'impianto di via Fermi, culla di una passione senza tempo dei tifosi che in queste ore preparano una coreografia- evento, si è sempre trovato a suo agio.
La prima volta. Se lo ricorda bene Beppe Valerio, uno dei simboli della Pistoia cestistica di ieri e di oggi, in campo quel 27 settembre 1992. Dopo l’onorevole ko di Treviso, la neopromossa Kleenex di Pancotto esordiva in A1 in casa contro la Baker Livorno. 3400 i biglietti staccati, per un incasso di 71 milioni di vecchie lire, una città di provincia con l'abito buono per non sfigurare al ballo delle grandi. «Venivamo da un’estate molto simile a questa- dice l’attuale coach della Valentina’s Bottegone- con tanto entusiasmo intorno, le nostre foto appese nei bar e il fiorire di club in tutte le zone della provincia». Trascinata da un tifo straripante, la Kleenex parte col botto e rimanda a casa ko i labronici. Per Dan Gay fu una funambolica doppia doppia (23 punti e 13 rimbalzi in 40’ senza mai uscire dal campo), 17 per Crippa più l'olio di gomiti dei vari Lanza, Minto, Campanaro, dello stesso Valerio e di “Joe the Show” Binion. «In questi anni il basket è cambiato tantissimo- continua l’ex Olimpia- essendoci molti italiani, era più facile identificarsi con i giocatori. Ora la pallacanestro è più spettacolare, è tutto alla rovescia rispetto ai nostri tempi. Quella che non è cambiata è la passione di questa città, sono siuro che l’effetto del nostro palazzetto domenica sarà unico come sempre».
L’ultima. In effetti molte cose erano già cambiate nei sette campionati dell’Olimpia in serie A, fino a quell’amara serata marzolina. Gli stranieri erano aumentati soprattutto a Pistoia, reduce da stagioni all'insegna dei viavai di forestieri tra semi-bidoni, talenti inespressi e decani sul viale del tramonto. A calare erano stati gli spettatori: contro la Kinder di Claudio Crippa, ironia della sorte in campo da capitano dell’esordio assoluto e nell’ultima pagina dell’Olimpia da avversario, il numero ufficiale fu 2081 tifosi ma i 35 milioni di incasso ricordano che quasi la metà erano i minorenni che entravano gratis. La squadra di De Sisti si battè con grinta, risalì dal -15 dell'intervallo passando dal 30- 45 al 48 pari prima dello shoe del campione francese. Finì 79- 67 per la Kinder, finì con la rabbia dei baskettari in una città che pochi mesi dopo si sarebbe consolata con il ritorno in serie B di una delle più belle Pistoiese di sempre, quella di Andrea Agostinelli. Eppure la nostalgia del grande basket c’è sempre stata: finalmente domenica il sogno tornerà ad essere realtà.
Elisa Pacini
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