Il Tirreno

Pistoia

Sono Daniel e Washington i due volti della Tesi Group

di Elisa Pacini
Sono Daniel e Washington i due volti della Tesi Group

Prestazioni a sorpresa, in positivo e in negativo, rispetto al precampionato dei due americani i nell’esordio di domenica scorsa in serie A a Cantù

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PISTOIA. Il precampionato conta come il due di briscola: è questa una delle frasi che abbiamo scritto e letto di più nella scorsa settimana, uno dei “must” della vigilia di campionato sia per il coach che per i giocatori biancorossi. Esaminando la prova dei singoli della Tesi Group in quel di Cantù, però, questa frase spesso abusata può calzare a pennello se si guarda ai ragazzi dalla folta criniera del vascello di Paolo Moretti.

Ci eravamo lasciati in preseason con un Daniel spaesato e poco incisivo e invece lo troviamo attento e pronto nell'area cantusina, specie nel finale del match del Pianella, a riportare insieme a Wanamaker quasi a galla i suoi.

Al contrario Deron Washington non è riuscito a lasciare tracce positive sul parquet di Cantù, nonostante avesse alle spalle un precampionato di ottima fattura.

Sono loro gli “up” and “down” della “prima” della Tesi Group che si prepara all’esordio casalingo di domenica contro Avellino.

Up: Daniel. Tra le immagini che rimarranno nell’album dei ricordi della giornata che ha segnato il ritorno di Pistoia in A1 ci sono i suoi capelli cotonati da vero “Hair”, alti fin sopra il canestro a cui si è attaccato in un paio di occasioni con potenza e grinta, in faccia agli “Eagles” della curva dell’impianto canturino.

Due schiaccioni nei dieci punti segnati negli ultimi 15 minuti, che hanno riscattato l’approccio timido di Ed con il nostro campionato (2 punti negli 8 minuti giocati nel primo tempino). Per lui, alla fine, sono stati 14 punti, con un bel 7/10 da due, i già citati due schiaccioni e 3 rimbalzi. Ottimo esordio per il più novellino del gruppo “born in Usa” di Pistoia, alla prima gara assoluta in un campionato professionistico dopo il college.

Down: Washington. Ahi, ahi, la prova di Washington, insieme a quella del suo alter ego italiano Cortese, è stata la più sotto tono.

Deron non è passato inosservato al Pianella, e non solo per il look Nba, con calzettoni alti e fascia rossa a tenere a bada i riccioli, ma anche per la sua effervescenza, che però non è mai riuscito ad indirizzare sui giusti binari.

Inizia bene, ma si perde subito, visto che i 4 punti finali sono tutti nel primo tempino, in cui subisce 4 dei 7 falli che la difesa della Lenovo spende su di lui.

Per il resto della gara, c’è poca lucidità al tiro (1/12 la desolante percentuale dal campo), e i due stopponi che esaltano Abbass, il “Balotelli” del basket italiano, uno dei talenti della nostra pallacanestro, che quest’anno potrebbero esplodere ma che è più basso e molto più inesperto dell’ala di New Orleans.

In più c’è anche quel fallo tecnico ingenuo nel primo tempino, perché non restituisce subito il pallone agli arbitri: il pugno di ferro applicato quest’anno dai direttori di gara lo punisce.

Speriamo che abbia già imparato la lezione, perché la Tesi Group ha un bisogno assoluto dei suoi punti e della sua versatilità. La prova incolore di Cortese, il suo sostituto che esce dalla panchina, ha amplificato la serataccia del tatuatissimo reggae-man biancorosso. Speriamo abbia voglia di rifarsi già da domenica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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