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Pistoia

«L’imbattibilità non deve illuderci»

«L’imbattibilità non deve illuderci»

Alla vigilia dell’esordio in A1 della Tesi Group il ds Iozzelli è ultra-prudente

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PISTOIA. Otto vittorie e zero sconfitte: la Tesi Group inizia la settimana del conto alla rovescia verso l’esordio in A1 domenica a Cantù, reduce da un pre-campionato senza battute d’arresto. In via Fermi però nessuno ne vuole parlare troppo, non solo per la scaramanzia visto che nella storia recente del Pistoia Basket c’è un’altra stagione iniziata con un precampionato immacolato (quella 2008-2009), che poi si è rivelata la peggiore degli ultimi anni finita con una salvezza in Legadue all’ultimo tuffo. Cabala a parte, è ovvio che i numeri in questo momento della stagione vadano inquadrati nel giusto verso. È quello che abbiamo fatto insieme al diesse Giulio Iozzelli. Diesse, Pistoia è imbattuta dopo il precampionato. Che vuol dire? «Non molto visto che abbiamo avuto avversari di varie categorie ed era anche logico che, con alcuni, la superiorità si facesse sentire. In più in questo momento le squadre non sono al completo quindi i risultati hanno poco significato. Molto di più invece ne ha l’atteggiamento positivo che ho visto in campo, forse si sta delineando quell’anima combattiva che è il principale obiettivo per essere competitivi in campionato». Nell’ultimo torneo di Porto San Giorgio, avete giocato contro altre squadre sulla carta avversarie di un comune obiettivo e cioè la lotta per la salvezza. Che idea si è fatto? «Ad oggi le squadre sono ancora cantieri, dare giudizi è prematuro anche se concordo con chi dice che queste squadre si contenderanno probabilmente la permanenza in categoria. Ripeto, quello che mi è piaciuto della nostra squadra è l’atmosfera che si sta creando tra i giocatori. Anche se i gruppi veri si vedono quando si perde». Nella due giorni nelle Marche, l’indiscusso protagonista è stato Deron Washington e non è la prima volta. Contro Montegranaro è stato espulso, il giorno dopo ha fatto 29 punti. Ha l'agonismo per essere il nuovo idolo del PalaCarrara... «È il nostro americano con maggiore esperienza europea ma è un giocatore atipico e anche lui necessita di capire bene i meccanismi della squadra. L’esuberanza, nei limiti, va bene ed in più ha l’esperienza di chi ha già giocato in Spagna ed Israele. Almeno inizialmente deve essere uno dei nostri punti di riferimento, anche se al di là dei singoli, questa squadra può correre per i suoi obiettivi solo di gruppo». (e.p.)

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