Il Tirreno

Pistoia

«Una squadra figlia dei mancati sponsor»

di Elisa Pacini
«Una squadra figlia dei mancati sponsor»

Lo sfogo del diesse Iozzelli: «Sarà una scommessa, ma chi era entusiasta a giugno non ha confermato gli impegni dopo»

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PISTOIA. Ottobre è iniziato, il debutto della Tesi Group in A1 si avvicina ma l’estate in via Fermi è tutt’altro che alle spalle. A dirlo è il diesse Giulio Iozzelli, l’uomo a cui nel periodo estivo ruota attorno l’attività della società, mediando tra società, giocatori in partenza ed in arrivo. Un’attività frenetica in mesi che Iozzelli fa capire siano stati duri perchè Pistoia, intesa come istituzioni e mondo economico, è rimasta sorda ai successi del basket. Nasce da qui l'ennesima squadra “scommessa”, interessante ma tutta da verificare, dove molto dipenderà dai miracoli a cui Paolo Moretti ha abituato in questi anni. Un'intervista- sfogo, quella del diesse, affinchè le “incertezze” dell’estate vengano meno al più presto.

L’estate. «Veniamo da stagioni molto positive- dice Iozzelli- dove le vittorie sul campo sono state numerose e con un epilogo entusiasmante, reso ancor più bello perché inatteso. La società non aveva programmato la promozione: per questo l’estate è stata particolare, la società si è guardata attorno per capire se c'erano segnali di compartecipazione a quest’avventura. I contatti presi sono stati tanti, le certezza tuttora non sono maturate. Potranno maturare mi auguro ma, la squadra, si fa in estate. Ed è figlia di questo scenario».

Perdita di seguito del basket italiano, colpe della promozione del movimento da parte della Federazione e mancanze a livello d'immagine della stessa società: il diesse mette tutto dentro al calderone del perché, nonostante il ritorno in serie A, nessuno da tre mesi a questa parte abbia firmato un nuovo contratto di sponsorizzazione. «Così mandare avanti l’azienda Pistoia Basket- continua Iozzelli- è complicato. Siamo conosciuti nell’ambiente come una società seria, che rispetta gli impegni passati ma è sempre più dura farlo».

La squadra. «La squadra allestita è una scommessa- continua Iozzelli- nei cinque americani del quintetto, tre sono assoluti neofiti dei campionati europei e tra i due con più esperienza, uno (Wanamaker, ndr) è da rilanciare. Qualcuno poteva pensare che tornando in serie A dopo quasi 15 anni, Pistoia allestisse una squadra con più esperienza nei giocatori di riferimento, ma non è stato possibile farlo per i motivi detti, anche se per noi, i tre confermati sono la base fondante della squadra».

La strategia di mercato insomma è stata pesantemente influenzata dalle incertezze di un budget, che si mormora sia il più basso della nuova A1. È vero? «Non so se siamo ultimi o penultimi- continua- di sicuro la squadra spiega da sé il nostro budget: gli americani o sono rookie per l’Europa o rookie assoluti, il contratto non può essere alto. Dopo la partenza di Toppo, qualcuno aveva ipotizzato che venisse sostituito con un giocatore di riferimento. Invece abbiamo tenuto Galanda che ha rivisto di molto le sue pretese e accanto c’è Bozzetto, un giovane- spero- di belle speranze. Non sto dicendo che sia una squadra di basso livello, anzi per me ha un senso soprattutto viste le grandi qualità del nostro allenatore. Ma per lavorare bene, c’è bisogno di sicurezza».

Il futuro. Giulio Iozzelli precisa che la sua non è una polemica, ma certo con le sue parole vuole dare uno scossone alla città. Parlando a chi è velocemente sceso dal carro biancorosso, dove era salito nei giorni gioiosi di giugno.

Le dichiarazioni del diesse, colui che spesso mette la faccia quando le cose non vanno lasciando la scena ad altri quando c’è da prendere i meriti, non vogliono smorzare l’euforia dei tifosi. Per loro Iozzelli ha solo applausi e forse, anche per loro, vuole giocare a carte scoperte. «Ho voluto dire queste cose- dice- non per far polemica sul numero degli abbonamenti, che sono minori rispetto ad altre città, ma tutto fa. Anche perché gli abbonati sono in gran parte di curva e di gradinata, fatti cioè da persone che fanno già un grosso sacrificio ad abbonarsi. Magari ci si poteva aspettare qualcosa di più da altri settori della città. Per questo ho voluto dare la fotografia di quest’estate, dove le uniche certezze sono stati quei soci che hanno creduto nella società tredici anni fa».

Insomma c’è da preoccuparsi? «Finora a colmare il disavanzo passato (nelle ultime due stagioni la società ha chiuso in pari, ndr)- conclude, ci hanno pensato i soci storici. Ma non è scontato il loro impegno. Mi auguro che chi, qualche mese fa ha detto “siamo pronti a fare il nostro”, confermi il suo aiuto ma questo ad oggi non è stato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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