Il Tirreno

Pistoia

Ostacoli economici ma anche tecnici tra Jones e Pistoia

di Elisa Pacini
Ostacoli economici ma anche tecnici tra Jones e Pistoia

Poco probabile che l’ala californiana torni in biancorosso Il ds: «Bobby a fianco di Johnson non ci darebbe garanzie»

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PISTOIA. Qualche tifoso ci avrà sicuramente speso il suo desiderio di San Lorenzo, chiedendo lagli astri cadenti il ritorno di Bobby Jones a Pistoia. Sognare, in fondo, non costa nulla, anche se le probabilità di rivedere l’ala californiana in maglia biancorossa non sono così alte. A spiegare il perché è il diesse Giulio Iozzelli che evidenzia come il budget a disposizione imponga alla società di continuare sulla strada delle “scommesse”, come è Johnson, il veloce lungo di Indianapolis fresco di contratto.

Diesse, quanto c’è di vero sulle voci che vedono Pistoia sondare Bobby Jones?

«Le informazioni si chiedono, ma su Bobby il problema è tecnico oltre che economico. In serie A1 Jones è più un 4 che un 3, e in questo ruolo c’è già Johnson. Accanto a lui vogliamo mettere un centro. Bobby nello spot di ala piccola, quello su cui stiamo lavorando ora, non darebbe grosse garanzie in A1, non tanto in attacco quanto in difesa. In più Jones non è fuori dai piani di Roma, anzi: se, come pare, prenderà un passaporto africano e sarà schierabile come comunitario (in base agli accordi di Cotonou, stesso iter seguito da Hardy, ndr), potrebbe rimanere nella capitale».

Il vostro obiettivo quindi ora è l’ala piccola?

«In verità avevamo quasi concluso nella scorsa settimana ma, alla fine, è saltato tutto. Abbiamo un altro paio di idee, che stiamo valutando. Sicuramente l’idea è quella di avere un 3 con attitudini da 4 e non viceversa, che vada a dar man forte ad un reparto lunghi ancora incompleto, con in panchina Galanda ed un altro italiano che non potrà essere, per ragioni di budget, un giocatore importante».

Il cerchio si restringe visto che Crosariol ha un ingaggio alto e Cittadini, ieri, ha firmato a Veroli…

«Probabilmente dovremo puntare su un'altra scommessa, o comunque su un giocatore “abituato” al ruolo di complemento nel roster».

Da quali valutazioni nasce l’asse tra un play giovane e quasi esordiente in Italia, come Wanamaker, e un pivot come JJJ?

«Wanamaker ha fatto due anni in Europa ed è un giocatore che Paolo (Moretti, ndr) segue da due anni. Anche l’anno scorso lo avevamo sondato. E’ stato finora utilizzato più da guardia che da play, e per noi è una scelta molto diversa dal passato. Ha fisicità, fa giocare la squadra e l’obiettivo è trovare ora un giocatore a lui complementare, una combo-guard che può giocare anche da 1. Johnson invece non lo scopriamo noi, è una scelta da primo giro Nba di due anni fa, che è pronto per tentare l’avventura europea. E’ un giocatore atipico e va inserito in un contesto giusto. Si può dire che è quasi un rookie. Sono entrambi giovani e per noi questo è un rischio da prendere».

Come continuerà il mercato biancorosso?

«Su questa linea: anche nelle scelte future dovremo orientarci su giocatori poco conosciuti perché ad oggi i decani del basket europeo sono imprendibili per noi. Lo stesso vale per comunitari di un certo livello».

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