Il Tirreno

Pistoia

Pistoiese a un passo dalla Lega Pro

di Saverio Melegari
Pistoiese a un passo dalla Lega Pro

Ripescaggio praticamente certo ma i costi sarebbero eccessivi. Appello di Ferrari: «Da solo non ce la posso fare»

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PISTOIA. Imprenditori fatevi avanti, perché se non ora quando? La Pistoiese è davvero ad un passo dal tornare in Lega Pro ma Orazio Ferrari, da solo, non ce la può fare. Perché ci sono diverse centinaia di migliaia di euro in ballo, uno stadio da ristrutturare per giocarci nelle partite casalinghe e non trasferirsi altrove, e tanti aspetti da mettere a fuoco.

La “bomba” è esplosa già martedì sera con la pubblicazione della graduatoria dei ripescaggi dalla serie D e si è visto come quel che fino a poco tempo fa poteva essere un miraggio adesso è diventato realtà (vedi pezzo a parte). I problemi, come detto, sono tanti e ci vorranno soluzioni in tempi rapidi visto che restano 11 giorni per ufficializzare l’eventuale domanda di iscrizione alla vecchia C2. I costi.

«La situazione è molto complessa – commenta il presidente della Pistoiese, Orazio Ferrari – perché chi tenta la strada del ripescaggio è anche penalizzato. Per mettere subito le cose in chiaro, dico che sono disponibile ad intraprendere questa strada ma non sono in grado di farlo da solo perché, a questo punto, devo avere la dimostrazione da parte della città che c’è un vero interesse a tornare fra i professionisti. Per la serie D abbiamo un budget intorno ai 700.000 euro e gli introiti sono minimi visto che gli incassi, quando va bene, si aggirano intorno ai 5.000 euro a partita, e questo serve per far capire quanto sia grande il mio impegno».

«Per la Lega Pro inevitabilmente – prosegue Ferrari – ci saranno altri problemi dal punto di vista della squadra. Un giocatore che in serie D costa una certa cifra, fra i professionisti ha una spesa doppia perché ci sono i contributi. Per un campionato della vecchia C2 ci vogliono da 1 milione e 200mila a un milione e mezzo di euro. E poi c'è il problema delle 9 retrocessioni: obbligatoriamente, per pensare alla Lega Pro unica, bisogna arrivare fra le prime nove e se non ci s'arriva, e quindi si torna in serie D, sarebbe la catastrofe».

L’appello. «Io voglio fare la mia parte – commenta il numero uno dell’Us – ma non posso lottare contro i mulini a vento. Se la città non dimostrerà nessun interesse, andremo avanti con il progetto che abbiamo lanciato nei mesi scorsi tentando di tenere i conti in ordine e non verrà presentata nessuna domanda di ripescaggio. Mi auguro che Pistoia si faccia viva, della vicenda ho già informato il nostro sindaco e voglio dire che qui la porta è aperta per tutti: chiunque viene non stravolge però il progetto, a meno che non si tratti di qualcuno che si prende tutta la Pistoiese ed allora io ringrazio e torno a fare il tifoso e basta».

Il “nodo” stadio. Come detto dallo stesso Ferrari, uno degli attori di questa vicenda dovrà essere per forza di cose il sindaco Samuele Bertinelli. A questo punto, infatti, il problema stadio diventa ancora più attuale e, nonostante la diplomazia usata dal presidente come è giusto che sia, è evidente che il rischio maggiore è quello di avere una Pistoiese in Lega Pro che però non gioca a Pistoia. E, quella, probabilmente, sarebbe una sconfitta ancora più grossa di non presentare ripescaggio.

«La commissione di vigilanza della Lega Pro – rivela Ferrari – venne qui due anni fa quando il Borgo a Buggiano voleva giocare al “Melani” e, in base a quei documenti, non c’è la possibilità di poterci giocare le gare interne. Interventi andranno fatti, in caso di ripescaggio, però non si tratta di cose impossibili, anche se di un certo onere che si potrebbe aggirare fra i 50 ed i 110mila euro, nonostante eventuali deroghe. Non ravvedo il discorso stadio come problema principale, comunque ho già detto al sindaco come sta la questione e mi ha rassicurato dicendomi di “stare tranquillo che, se ce n’è bisogno, il Comune farà la sua parte”».

Ed, obiettivamente, è quello che si augurano tutti i tifosi.

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