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Roberto Rullo, il terzo americano «Ho attaccato di più il canestro»

Roberto Rullo, il terzo americano «Ho attaccato di più il canestro»

PISTOIA. I numeri di gara1 hanno detto che in casa Giorgio Tesi Group Roberto Rullo ha fatto il terzo americano, alle spalle di Antonio Graves e Michael Hicks. Con i suoi 14 punti in altrettanti...

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PISTOIA. I numeri di gara1 hanno detto che in casa Giorgio Tesi Group Roberto Rullo ha fatto il terzo americano, alle spalle di Antonio Graves e Michael Hicks. Con i suoi 14 punti in altrettanti minuti, infatti, ha messo in grossa difficoltà la Novipiù, soprattutto nel secondo quarto, quando i piemontesi premevano particolarmente sull’acceleratore.

«Mi accontento di essere di Lanciano e non americano – scherza Rullo – però devo dire che la bella partita è stata da parte di tutti e non solo mia, perché ci siamo trovati bene a servire Hicks vicino a canestro, un’arma indigesta per Casale. A mio modo di vedere, il momento decisivo è stato nel finale, quando abbiamo sbagliato tre tiri piuttosto facili ma con due difese molto solide abbiamo imbrigliato nuovamente la Novipiù: a quel punto è arrivato il successo. Per quanto riguarda la mia prestazione, invece, ho decisamente cambiato registro rispetto alla serie con Scafati, in cui, forse inconsciamente, più volte mi sono accontentato del tiro da lontano. Una soluzione che ha prodotto poco e quindi, appena entrato in campo in gara1 di semifinale, ho subito provato ad attaccare il canestro. E i risultati sono stati buoni. Fisicamente sto bene posso arrivare in velocità dentro l’area, quindi sarà un qualcosa da ripetere senz’altro».

Il bello, o il brutto a seconda dei punti di vista, dei playoff è che ogni due giorni devi resettare la mente perché c’è da tornare in campo. Così stasera ci sarà una partita molto diversa.

«Qualcosa dal punto di vista tattico cambierà – conclude Rullo – ma di sicuro se Ware fa 29 punti e gli altri riusciamo a limitarli, Casale non vincerà mai, perché una partita non la può portare a casa un singolo giocatore. I loro pericoli si chiamano Malaventura, Pierich e Ferrero, e se tirano male le nostre chance di vittoria aumentano. Poi, con un pubblico così, tutto potrebbe riuscirci ancora più facile». (s.m.)

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