Sicurezza
Dwight Hardy torna da avversario: una coltellata al cuore
Venerdì affronta i biancorossi che lo hanno lanciato A Graves il compito di fargli capire che ormai è il passato
PISTOIA. La sua storia ci ha fatto sognare e gioire. Vedendolo sbocciare sul rettangolo di gioco di via Fermi, vedendo in sospensione puntare il canestro come il più facile dei bersagli, ci siamo sentiti tutti come dentro un film di Spike Lee. Uno di quelli dove il regista americano, tifoso dei New York Knicks, ha impastato alla sceneggiatura la sua passione per i canestri. Soprattutto per quei canestri sull’asfalto delle periferie della Grande Mela, dove il sapore della vittoria di una partita sa sempre un po’ di rivincita sociale. Quella rivincita che per Dwight Hardy è passata e, ironia della sorte, passerà ancora da Pistoia anche se in una vesta diversa. Dopo esser stato lanciato dall’ottima stagione scorsa in biancorosso, venerdì Hardy infatti giocherà da avversario una gara decisiva per la sua nuova avventura a Barcellona Pozzo di Gotto. Da qui Dwight è ripartito dopo il fallimentare “pellegrinaggio” che lo ha portato a cambiare tre squadre negli ultimi sei mesi. «Una coltellata al cuore» ha definito Moretti il “ritorno” di Hardy in Legadue visto che, dopo averlo sintonizzato sui ritmi europei, il tecnico biancorosso sperava di vederlo su palcoscenici più alti e soprattutto non pensava di trovarselo davanti nella volata promozione della Tesi Group. La storia di Hardy, prima dell’arrivo a Pistoia, ha tutti i contorni della favola e in maglia biancorossa gli spunti positivi (è il miglior realizzatore del Pistoia Basket in una sola stagione e il primo mvp biancorosso del campionato) limano ancor di più, quel passato difficile che lo tiene con i piedi ben piantati in terra. Giulio Iozzelli e Paolo Moretti lo scovano dopo aver visionato decine e decine di cassette, dopo aver sondato tutti gli informatori possibili di respiro a stelle e strisce, da Claudio Crippa in giù. Il suo annuncio, nel pieno dell’estate di due anni fa, è comunque una bomba visto che i tanti seguaci nostrani del basket universitario americano riconoscono Hardy nei protagonisti dell’Ncaa 2010/ 2011 con la maglia della Saint John University. Quel college che l’ha consacrato da eroe dei playground sul cemento del Bronx, dove è nato, cresciuto e dove ha frequentato la John Kennedy High School (una delle scuole superiori di New York con la più bassa percentuale di diplomati), alle luci e alla ribalta del Madison Square Garden. Con la sua storia- copertina, le sue mille stelle tatuate su ogni centimetro di pelle e la voglia di esplodere, prende un aereo e sbarca in Italia, catapultato in una realtà opposta alla sua. O almeno questo è il primo impatto, perché una volta iniziato il campionato, la nuova squadra di Moretti impreziosita dal suo talento, riempie quel PalaCarrara che la Baraonda scalda fino ad esplodere in più di un’occasione. Dai 44 punti segnati a Sant’Antimo, ai 37 di Forlì sotto gli occhi di Vincenzino Esposito che lo definì (a gennaio 2012) un “novello Alvin Young”, Hardy inanella record e conquista applausi. Il suo capolavoro si compie con un girone di ritorno e una cavalcata playoff in ascesa che portano la Tesi Group a sfiorare il paradiso della promozione e alla sua scontata partenza verso la massima serie. Tra le contendenti la spunta Avellino ma la ricerca di un passaporto congolese è l’inizio di un periodo nero, che tiene il guerriero Dwight lontano dai campi. La sensazione è che Hardy a Barcellona voglia recuperare il tempo perduto. Ma stavolta starà al suo talent scuot italiano, Paolino Moretti, cercare di fermarlo e al suo “erede”, Tonino Graves, far capire che il folletto del Bronx ormai fa parte del passato.
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