Sicurezza
Turnover? La Tesi Group deve giocare per vincere
La Pasqua di Paolo Moretti che, in vista dell’anticipo contro Trento, analizza il momento della squadra e dei singoli giocatori proiettati verso i playoff
PISTOIA. Per la famiglia Moretti sarà una Pasqua baskettara: in attesa che la Tesi Group torna in palestra domani, Paolo è al seguito del promettente figlio Davide nell'avventura del Torneo delle Regioni. Il tecnico primo della classe in Legadue ci parla della sua Pasqua tutta basket e famiglia, e ci svela il suo segreto per la cavalcata della Tesi Group: provare a vincere tutte le gare per creare la mentalità vincente.
Coach, come sfrutterete questa piccola sosta pasquale?
«L’abbiamo spezzata in due mini-pause per far riposare i ragazzi. Abbiamo lavorato fino a venerdì e riprendiamo lunedì perché giochiamo l’anticipo tv (a Trento). Abbiamo fatto un programma differenziato ed individualizzato per ogni giocatore, al 50% fisico e al 50% tecnico, perchè da qui ai playoff non ci sono altre soste».
Uno dei pochi “nodi” del girone di ritorno della capolista è il rendimento dei più giovani. Che giudizio dà su Saccaggi, Rullo e Borra?
«Sono contento dell’evoluzione che stanno cercando di portare avanti. Sono ragazzi del 1990 o del 1992, hanno pochi chilometri nel loro motore e devono mettere insieme giocate e minuti. Stiamo cercando di lavorare su due piani: il miglioramento individuale e i risultati della squadra. Direi che ci stiamo riuscendo».
Rullo è qui da due mesi. In campionato non è mai riuscito a far vedere le sue grandi doti offensive applaudite in Coppa Italia. Come mai?
«Deve calarsi nel ruolo originario lentamente. Da quando è arrivato qui sa che per noi è uno specialista che deve cambiare le gare dalla panchina. E’ ovvio che finchè Hicks non giocava i suoi numeri erano diversi. Ma la trasformazione che gli ho chiesto è darci più qualità che quantità».
Riguardo a Saccaggi, lei ha provato a farlo partire in quintetto (come l’anno scorso) o dalla panchina. Ma il rendimento rimane altalenante…
«Sono d’accordo. La scelta che abbiamo fatto quest’anno con Lorenzo e per Lorenzo è quella di mettergli accanto un giocatore importante con cui condividere il proprio ruolo e giocare anche insieme. Lui deve crescere soprattutto a livello tecnico nelle letture dei giochi: l’anno scorso eravamo un squadra istintiva, quest’anno siamo più tecnici e anche lui deve giocare su altri binari. Non è facile imparare a farlo in pochi mesi, anche perché noi abbiamo sempre come primo obiettivo il risultato di squadra e, in questo periodo, Meini si merita di giocare più di lui».
Sbaglio o anche queste parole sanno di stimolo?
«Certo, ma se c’è una qualità che a Lorenzo non manca è l’autocritica. E’ molto duro con sé stesso».
Borra è stato il primo a cui lei ha tirato pubblicamente le orecchie.Qualche passo avanti ci sembra di vederlo.
«Sì, il suo è un miglioramento lento, fa diversi scalini avanti e ogni tanto qualcuno indietro. I lunghi hanno una maturazione mentale e tecnica diversa dai piccoli e, per questo, qualche passo di gambero è normale».
Chi sta riuscendo ad avere continuità rispetto all’inizio è invece Antonio Graves…
«Antonio ha caratteristiche tecniche precise. Quello che trovo straordinario in lui è lo spirito di adattamento che ha, mette la squadra prima di tutto. A volte ho letto sui giornali che è un giocatore che si sveglia nel finale. Io dico che, soprattutto nel periodo dell’assenza di Hicks, ha avuto una concentrazione difensiva totale da parte degli avversari. Quando è riuscito a far leva sull’uno contro uno ha raccolto numeri importanti. Antonio è un plusvalore per noi».
Le avversarie dirette al primo posto hanno entrambe vinto giovedì sera. Ci dica la verità: cosa ha pensato quando Barcellona ha annunciato l'ingaggio di Hardy reduce dal suo primo "trentello" in Sicilia?
«E' stato un pugno nello stomaco. Primo perché ce lo troveremo di fronte e sappiamo le sue qualità, secondo perché - con tutto il rispetto per Barcellona e per la Legadue, che è il mio campionato - speravo di vederlo in palcoscenici più importanti. Per come gli voglio bene, mi è molto dispiaciuto».
Da qui ai playoff mancano sei gare. Lei auspica di fare il “turnover” e spremere i giovani per far tirar il fiato ai senatori?
«Partiamo da un concetto: noi giochiamo per vincere ogni gara, solo così si crea la mentalità vincente. Il turnover è dato da quanto bene gioca la nostra panchina, che è formata da giocatori di assoluta qualità. Io spero vivamente di arrivare alla fine di questo campionato con Saccaggi che gioca più di Meini, con Cortese che gioca più di Hicks e Borra che gioca più di Toppo, vorrà dire che abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi».
In questi giorni suo figlio Davide partecipa al Torneo delle Regioni, unico giocatore del vivaio del Pistoia Basket. Quanto è contento nel vederlo ripercorrere le sue orme?
«Lo seguo molto come padre e come allenatore, ma so che è in buone mani perché il nostro settore giovanile ha una sua identità. Ogni giorno spengo le luci su di lui perché è troppo giovane (ha appena compiuto 15 anni, ndr) per avere etichette addosso. L’interesse su di lui deve essere diviso con altri 6-7 ragazzi del nostro vivaio su cui ci sono molte aspettative».
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