Proteste
Più cassa integrazione e più precari
Le preoccupanti cifre sulla situazione economica della provincia secondo lo studio dell’Ires e della Cgil
PISTOIA. Si impenna la cassa integrazione in Toscana, aumenta la precarizzazione dei contratti, con il rischio per molti lavoratori di rimanere senza ammortizzatori sociali.
Questi e altri dati, sono parte dello scenario tutt’altro che incoraggiante tracciato nel rapporto di Ires Toscana, e presentato ieri dalla Cgil di Pistoia. Se a livello regionale la situazione è nera, in provincia le cose non vanno molto meglio.
Più avviamenti. Qui si registrano alcune cifre in controtendenza rispetto a quelle della regione: aumentano ad esempio gli avviamenti al lavoro (che registrano un +11,8% contro un -6,84% regionale). Ma non è tutto oro quel che luccica. «Il fatto che siano aumentati gli avviamenti al lavoro non è di per sè un dato positivo – spiega Gessica Beneforti, segretario generale della Cgil provinciale – con avviamento s'intende ogni volta che avviene una comunicazione di avviamento al lavoro. Inoltre, il dato negativo è quello della tipologia di rapporto lavorativo contratto». Infatti, di questi avviamenti la maggior parte è relativa a tipo di lavoro intermittente, somministrazione o occasionale, quindi a rapporti di lavoro saltuari che non significano aumento occupazionale.
Crescono i precari. Più precarizzazione dei rapporti di lavoro, dunque, e soprattutto per le donne. A diminuire sono invece i contratti a tempo indeterminato (che sono solo il 9% del totale di quelli stipulati) e quelli a tempo determinato.
Secondo uno studio delle dichiarazioni Isee che confrontano il periodo 2007/2011, è emerso che dopo cinque anni dalla laurea, solo il 50% degli studenti ha trovato un'occupazione lavorativa.
Altro dato in controtendenza rispetto a quelli regionali, è la percentuale dell'avviamento al lavoro per settori: a Pistoia il manifatturiero è quello che risente di più della precarizzazione dei rapporti di lavoro, e registra -14,5% di avviamenti al lavoro intrapresi. Ma anche il settore della pubblica amministrazione, istruzione e sanità, insieme al settore delle costruzioni, non brillano.
La cassa integrazione. Il dato più preoccupante per quanto riguarda la provincia di Pistoia, è quello delle ore di cassa integrazione: la provincia pistoiese è il territorio toscano che ha registrato nel 2012 un'impennata delle ore di cassa integrazione.
Ad aumentare in particolare è la cassa integrazione in deroga, quella riservata a lavoratori interinali e in generale a coloro che non possono accedere alla cassa integrazione ordinaria (con un incremento del 16%, mentre il dato regionale registra una diminuzione) e quella ordinaria (aumentata del 25% da gennaio ad ottobre 2012). Diminuisce invece la cig straordinaria. «Questi dati preoccupano soprattutto se pensiamo che le risorse da parte dello stato sono diminuite e nel 2013 avremo un terzo di queste risorse a disposizione. Inoltre la Cig è anche quella che è più a rischio».
I settori che contano il maggior numero di ore di cassa integrazione in provincia sono il commercio, il legno, l'edilizia e soprattutto il tessile, abbigliamento e calzaturiero. Nella provincia di Pistoia, sono 2.750 i posti di lavoro in cassa integrazione.
Esportazioni. Tornando al quadro economico generale. altro dato in controtendenza è l'export, che in Toscana registra una ripresa importante, mentre sulla provincia di Pistoia le esportazioni rimangono stabili.
Una delle preoccupazioni portate sul tavolo da Cgil Pistoia è l'entrata in vigore della mini-Aspi (sigla che sta per Assicurazione sociale per l’impiego, una novità della riforma Fornero) da gennaio 2013. Dopo l’introduzione di questa novità i lavoratori stagionali, del turismo ma anche quelli occasionali che sono in forte aumento, rischiano di rimanere sprovvisti del sussidio (questo perché la domanda va presentata entro 60giorni dalla fine del rapporto di lavoro).
«Si tratta di persone che rischiano di trovarsi senza ammortizzatori sociali, e con contratti sempre più ridotti. È una situazione sociale a rischio, noi come sindacato affermiamo che c'è bisogno di allargare il perimetro del manifatturiero nella provincia, e destinare a progetti a breve termine le poche risorse disponibili, indirizzarle quindi verso priorità condivise. Credo che la provincia abbia bisogno di inquadrare e capitalizzare le possibilità, che comunque esistono» spiega Beneforti.
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