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Pistoia

Contratti nella filiera agroalimentare, preoccupati i commercianti

Contratti nella filiera agroalimentare, preoccupati i commercianti

La Fida Confcommercio invita al buon senso nell’applicazione delle norme dell’articolo 62 entrato in vigore da pochi giorni

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PISTOIA. Preoccupazione anche tra i commercianti per le nuove norme sulle transazioni in materia di acquisti e vendita nella filiera dell’agroalimentare. Enrica Agostini, della Fida-Confcommercio, afferma: «È entrata in vigore la legge che regola i pagamenti delle transazioni dei prodotti dell’agricoltura e del commercio alimentare. Come succede ormai da sempre nel nostro Paese, anche in questo caso siamo di fronte ad un esempio di assoluta incapacità di comprendere e conoscere il mondo produttivo nella sua quotidianità e quindi le conseguenze che questo provvedimento comporterà non solo in termini finanziari. Il commercio è fatto ogni giorno anche, e soprattutto, di piccoli scambi in tutti i settori. Basta pensare al fornaio, al pasticcere, al fruttivendolo, al negozio di generi alimentari, al ristorante, al fioraio e potremmo continuare all’infinito. Imprenditori che rappresentano un tessuto produttivo importante, che lavora in silenzio senza chiedere niente, che si mette in gioco con grandi sacrifici e grandi rischi, in mezzo ad una burocrazia di adempimenti scoraggiante. Come sempre i piccoli imprenditori devono subire i danni che i grandi imprenditori hanno seminato nel nostro Paese ed il legislatore non ha fatto distinzione tra un moscerino ed un elefante. La legge vuole colpire (come si legge nell’ultima stesura del decreto attuativo) quelle relazioni economiche tra gli operatori della filiera, connotate da un significativo squilibrio nelle rispettive posizioni di forza commerciale e in questo caso io dico che sia giusto. Ben vengano questi correttivi in questi soggetti che hanno sicuramente creato anche delle concorrenze sleali e, per questo, la legge doveva intervenire per sanare esclusivamente queste transazioni. E’ stata violata la libertà imprenditoriale tra soggetti che non si trovano sicuramente a ricoprire posizioni di squilibrio, che non hanno mai avuto bisogno di stipulare contratti in forma scritta,

ma che hanno fatto i loro accordi, magari con una semplice stretta di mano. Anche le associazioni agricole, le cui aziende produttrici avrebbero dovuto beneficiare di questa normativa, hanno manifestato perplessità ed incertezze rispetto a come è stata effettivamente determinata la nuova regolamentazione. Allora si chiede semplicemente che il buon senso prevalga nell’applicazione di questa legge, creando dei meccanismi utili a semplificare, ma altrettanto utili a dare le giuste tutele a tutta la filiera produttiva, per creare un commercio sano, che possa affrontare questo momento di grande crisi e quindi sfidare i prossimi scenari».

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