Il Tirreno

Pistoia

«Non avevamo di fronte una squadretta»

di Saverio Melegari
«Non avevamo di fronte una squadretta»

Pistoiese, il presidente Ferrari non fa drammi dopo il pari. Cosa manca al gioco? «Buglio, la mente del centrocampo»

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PISTOIA. Intanto dissipiamo il primo dubbio: non c’è nessun caso Orazio Ferrari in casa Pistoiese. Alla fine del match con l’Atletico Pro Piacenza, il presidente arancione non si è presentato di fronte ai giornalisti e questo faceva pensare a qualche disaccordo. «Non facciamo strani discorsi, c’era Bargagna in sala stampa a nome della società, e stop. Per una volta sono rimasto da una parte, ma non è successo nulla» è il commento del numero uno dell’Us.

Senz’altro c’era un po’ di amarezza per non essere riusciti ad avere la meglio su una squadra, quella emiliana, formata da giocatori esperti della categoria e che lotterà fino alla fine per provare a stare al vertice del campionato. «Partirei proprio da questo aspetto che magari in pochi considerano» è la premessa di Ferrari.

Presidente, rimane il fatto che questa Pistoiese ha dimostrato ancora dei limiti, giusto?

«Ricordo che non avevamo di fronte una squadretta ma un organico di ottima fattura e, con compagini del genere, sono i dettagli che fanno la differenza. Se il colpo di testa di Cecchi fosse finito dentro, magari la partita andava a finire in maniera diversa e stavamo a parlare di grande vittoria, così come se il Pro Piacenza avesse concretizzato le proprie occasioni».

Qualcuno storce il naso, ma la Pistoiese è sempre in testa alla classifica, seppur in compagnia…

«E’ questo che mi fa dire che non è successo niente di strano, se si pensa che l’anno scorso di questi tempi eravamo nelle zone medio-basse della classifica. E’ chiaro, comunque, che dopo i primi match ci si poteva aspettare una maggiore brillantezza nelle gare casalinghe, ma va bene ugualmente».

Secondo lei, come mai questa Pistoiese è decisamente più convincente lontano dal “Melani”?

«Basta guardare il calendario e leggere i nomi delle squadre che abbiamo affrontato per rispondere alla domanda. In trasferta abbiamo giocato con squadre più abbordabili, anche se tutte vanno tenute in massima considerazione, perché basta vedere quel che hanno fatto la Massese e la Spal nell’ultimo turno, superate in casa a sorpresa. Il nostro calendario casalingo era di quelli importanti: guardate dove sono le avversarie e c’è la risposta. E per non farci mancar nulla, la prossima in casa sarà ancora più difficile».

Il mister cambia modulo ed elementi in ogni match: questo può disorientare i giocatori?

«Le scelte dell’allenatore sono insindacabili ma, per esprimere i giudizi, bisogna sempre tener conto delle “quote”, che condizionano la formazione da mandare in campo: sentivo chi voleva che Regoli non giocasse, ma se per esigenze di regolamento deve essere fra gli undici non si può dire nulla. A questo, poi, ci va aggiunta la sfortuna dei ko di Belli, Buglio e Anzalone».

Anche il gioco appare prevedbile: cosa manca?

«Direi Buglio, visto che è stato preso per essere la mente del controcampo: se non c’è è chiaro che la manovra ne risente. Si vede che lì nel mezzo manca qualcosa, ma per ora dobbiamo adattarci».

Sette squadre in quattro punti: ci sarà un gruppo nutrito che si lotterà la promozione fino alla fine?

«Dimentichiamoci quanto successo nel girone dello scorso anno, perché ci sono cinque-sei squadre di tutto rispetto. Quello che mi conforta è che, pur non essendo al meglio, siamo primi, e questo vuol dire che abbiamo ampi margini di miglioramento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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