La protesta
Moretti può rimanere se si punta alla serie A1
«Dopo il successo su Reggio ho capito che potevamo puntare alle prime piazze» Offerte per il coach da altre società, ma non è ancora detto che lasci Pistoia
PISTOIA. Intervista in esclusiva con Il Tirreno da parte di Paolo Moretti, che fa una disamina a tutto tondo fra passato, presente e futuro della GiorgioTesi Group.
Coach, quando ha capito che questa squadre poteva ambire a traguardi altissimi?
«Il successo su Reggio Emilia è stato un risultato che ci ha dato una spinta notevole, per come è venuto, perché loro erano dati da tutti per favoriti. E' stato un'iniezione di fiducia notevole. Peccato che poi siano arrivati altri problemi, ma il gruppo ha capito che poteva fare qualcosa di speciale».
In quei giorni si parlò molto di mercato ma, alla fine, non arrivò nessuno: scelta di natura economica o perché non si volevano sconvolgere gli equilibri?
«Dopo il “crac” di Mathis avevamo deciso la tattica dell’attendismo ma, quando si è fatto male Gurini, intervenire per un nuovo giocatore avrebbe voluto dire dare un segnale di ulteriore spinta verso la promozione. Credo solo si tratti di un discorso economico, ma non sono io la persona che può rispondere su questo aspetto, dovete chiederlo alla società».
Il momento più difficile del campionato quale è stato?
«La sconfitta di Reggio Emilia e i momenti in cui abbiamo dovuto fare 2-3 scelte tecnico- tattico con probabilità di rischio elevate. Una di queste è stata rinunciare a Yango per inserire un “all around" come Tavernari. L'altra scelta rischiosa era dare in mano tutta la squadra a Saccaggi che, all'inizio doveva essere una scelta temporanea, però poi Lorenzo è cresciuto e la squadra ha reagito bene».
C’è stato, però, anche il -48 di Reggio Emilia...
«Dopo quella sconfitta, la squadra si è rialzata perché era un gruppo forte. Non so nemmeno quanti allenatori avrebbero dato, come ho fatto io, due giorni di riposo: in quel momento ho ritenuto quella sconfitta non dovuta allo sfaldamento del gruppo, ma a motivi contingenti».
Nei momenti difficili non ha citato la penalizzazione:come mai?
«Perché l’abbiamo subito rimossa tutti. Con quei due punti, però, sarebbe stato un altro finale di stagione e, per noi, una grossa delusione perché ci ha tolto qualcosa che ci eravamo meritato. E ci sono rimasto male anche per come l’ho saputo, cioè leggendo i giornali, e questo mi ha lasciato tanto amaro in bocca».
La rinuncia a Yango è stata una necessità o il lungo è stato una delusione. Vi aspettavate altro da lui?
«A luglio la squadra era stata pensata con Toppo e Yango da interni titolari con un terzo lungo dai campionati minori, ma il primo cambio doveva essere Jones: così facendo, Yango rimaneva in campo 30'.
Poi, però, ci è capitata l'occasione Galanda e, con il suo arrivo, il ruolo di Yango è diventato marginale e lì era lui che si aspettava un minutaggio diverso da me».
Ecco, Galanda. Un grande innesto per la squadra e per la città. Con lui è come avere un allenatore in campo?
«Mi piaceva molto il fatto che, dopo il mio timeout, la squadra si riuniva a sua volta per caricarsi ulteriormente come succede anche in altri sport. Gek è un giocatore con qualità umane e doti di leadership spiccate che, però, trasforma anche in grandi giocate perché, se parli e basta, alla fine perdi credibilità. Ma anche altri sono stati importanti, come Toppo che da capitano taciturno è diventato molto carismatico, fino a Mathis che si è fatto sentire nonostante l’assenza. Insomma, in tutto e per tutto un gruppo stupendo».
Cosa c’è di diverso fra l’allenare Galanda, che sarà qui anche l’anno prossimo, e Fucka?
«Soltanto i quattro anni di differenza. Gregor aveva bisogno di prendersi delle lunghe pause perché è arrivato a Pistoia alla fine di una carriera logorante, mentre Galanda è ancora integro. Però, come qualità in campo e carisma, non vedo differenze fra i due».
Passiamo alle scommesse: che consiglio dà Moretti a Saccaggi dopo questa stagione ?
«Di migliorare le sue lacune. Ha fatto un settore giovanile importante ma non si è potuto formare in maniera completa perché il nostro vivaio non dà la completezza di partite ed allenamenti qualitativamente di altissimo livello. Deve migliorare nella lettura del gioco e nei fondamentali di attacco e difesa ma ha un atletismo, un'intelligenza ed attitudine al lavoro molto alto».
In breve, un commento su Hardy, Jones e Tavernari?
«Dwight è adorabile perché ha una grande attitudine al lavoro ed è l’americano, nella mia carriera da coach, che ho avuto il piacere più grande di allenare.
Jones si vede a sprazzi ma sposta gli equilibri. La sua tecnica, a volte, mette anche in imbarazzo i compagni ma intorno deve avere giocatori che si adattano al suo istinto.
Tavernari, infine, è arrivato in corsa ma non ha cambiato una virgola nel nostro sistema di gioco, non avevamo tiratori e lui si è adattato a giocare da “1” a “4” indifferentemente. Per noi e per la sua maturità cestistica, penso sia stata una stagione importante».
Veniamo al futuro. Con la società vi siete visti per parlarne e che scadenze vi siete dati?
«L'obiettivo dei primi incontri è quello di porsi delle domande e darsi delle risposte. La volontà è quella di capire le cose che la società ha in mente: voglio che ci sia chiarezza assoluta per me, come c'è sempre stata, ed anche per la piazza. Veniamo da un'annata straordinaria, non devono esserci equivoci su quello che sarà il guturo».
Moretti viene accostato a diverse piazze, tra cui Verona che sembra la più interessata: è così?
«Il mercato intorno a me si sta muovendo, ci sono diverse attenzioni che passano in secondo ordine dopo Pistoia. Per tre anni e mezzo questa è stata come una famiglia: non c'è fretta, vogliamo parlare con chiarezza. Il programma può essere anche quello di un futuro difficile, basta presentarlo in maniera giusta. Migliorare vuol dire andare in A1: è questo ciò che va chiarito».
Quando c’era da festeggiare le 100 panchine a Pistoia, aveva detto che le piacerebbe riprovare l'A1. Le sono arrivare offerte?
«In questi giorni ho staccato perché ne avevo bisogno dopo quaranta giorni molto stressanti. In A1 ci sono due piazze importanti in difficoltà come Roma e Pesaro, che devono ancora entrare nel mercato. Tutto è possibile ma ora voglio prendere un po' di tempo per essere pronto quando si ricomincerà a lavorare visto che, quest'anno, i tempi sono più stretti».
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