Il Tirreno

Pistoia

Il piccolo Oscar è pronto a rimanere

di Elisa Pacini
Il piccolo Oscar è pronto a rimanere

Tavernari chiamato a Biella non chiude la porta a Pistoia: «Voglio giocare, non tenere l’asciugamano tra le gambe»

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PISTOIA. Tra i tanti striscioni che hanno colorato il PalaCarrara l'"Ave Tave" è quello che, nelle due gare di finale contro l'Enel, è sventolato di più visto che Johnatan Tavernari è stato tra i protagonisti assoluti. Del resto il "piccolo Oscar" è stato l'uomo playoff dei biancorossi. Cifre raddoppiate per il venticinquenne di San Paolo, arrivato a gennaio in sordina da Biella (che ora lo aspetta) e divenuto idolo del popolo biancorosso a suon di triple e simpatia. Dopo le lacrime di commozione di giovedì sera, Tave manda un sms d'amore a Pistoia. "Rimanere?" dice "Nessuna porta è chiusa".

Tavernari, durante il saluto con i tifosi giovedì si è sciolto in lacrime. Partiamo da qui…

«Dentro di me c'era un'emozione grande. Nella mia vecchia squadra (Biella, ndr) non giocavo nemmeno. Pistoia quando mi ha chiamato, si è presa un rischio visto che era già prima in classifica. Contro tutti e tutto, siamo arrivati a giocarsi la finale contro una squadra fatta per la promozione come Brindisi. Tutti hanno subito aperto le braccia verso di me e mia moglie e per questo avevo dentro tante emozioni. Ringrazio i tifosi, Paolo (Moretti, ndr) e la società per avermi dato l'opportunità di giocare. Gliene sarò grato a vita».

Cosa è successo all'inizio di gara4 contro l'Enel?

«Loro hanno imposto il loro ritmo e noi non avevamo il fuoco accesso. Abbiamo iniziato a giocare come sappiamo dal terzo quarto e, come ho sempre detto, quando giochiamo con i nostri ritmi alti e veloci non c'è Brindisi o Reggio Emilia che tenga. Se avessi la formula per fare questo per 40', sarei l'uomo più ricco del mondo. Giovedì per me è stata la gara più bella dell'anno, più della vittoria su Reggio Emilia e di gara5 contro Scafati perché c'era ancora più gente ed è stato emozionante giocare in un palazzetto così».

Ha notato lo striscione "Ave Tave" spuntato in gara3?

«Sì, mi è piaciuto tantissimo. Un paio di volte quest'anno è sventolata in curva anche la bandiera brasiliana. A Pistoia mi sento come a casa. A Biella l'hanno scorso non giocavo per il passaporto, quest'anno per scelta dell'allenatore. Qui sono stato accolto a braccia aperte e sono molto contento di poter essere ricordato nel libro del basket di Pistoia».

Riguardando tutta la stagione che ha portato Pistoia ad un passo dal sogno, ha qualche rammarico?

«No, abbiamo fatto molto di più di quello che potevamo fare. Siamo arrivati davanti a squadre con ben altri budget come Veroli, Scafati, Barcellona che aveva come play Green che l'anno scorso era in A1. Saccaggi è un ragazzo, per me e Dwight questa era la prima vera stagione con tanti minuti. Siamo cresciuti gara dopo gara e abbiamo vissuto momenti bellissimi. Questo è un gruppo stupendo, per me e mia moglie è stato come una famiglia. Noi siamo molto religiosi e la famiglia è importantissima, trovare questo sentimento in una squadra è stato molto bello. Ogni volta che saltavamo sotto la curva dopo le vittorie, è stato un'emozione incredibile. Solo al college avevo sentito un calore così ma questo è un livello più alto. Non so se rimarrò ma so che, quando tornerò qui, sarà speciale».

Tornerà a Biella con cui ha un altro anno di contratto?

«Io voglio giocare e a Biella non giocavo. Penso di essere un giocatore che può giocare in A1 o Legadue, che non deve stare in panchina con l'asciugamano sulle gambe. Penso aver dimostrato di poter aiutare la squadra. Al futuro penseremo insieme ai miei procuratori che sono bravissimi e faranno il meglio per me, mia moglie e il nostro bambino che nascerà ad agosto».

Quindi non chiude la porta a Pistoia?

«L'unica porta chiusa per me è dove non andrei a giocare».

Per tutti è il "piccolo Oscar", le piace eredità pesante?

«Vi dirò una cosa. Tutte le volte che gioco nella nazionale A brasiliana, nessuno vuole la maglia di Oscar, il 14 perché è un'eredità pesante. Così me la danno sempre a me e tutti in Brasile mi chiamano "Piccolo Oscar". Lo conosco bene per me è un esempio e un idolo, io sono onorato di portarla. Spero di poter continuare a meritarmi questo soprannome».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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