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«Rimarrò se la Pistoiese giocherà per vincere»

«Rimarrò se la Pistoiese giocherà per vincere»

Mister Indiani fa un bilancio dell’annata arancione e guarda al suo futuro dopo l’addio del ds

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PISTOIA. Il suo lavoro l’ha svolto al meglio, prendendo la Pistoiese in fondo alla classifica e portandola al settimo posto. Peccato per la prova di domenica col Lanciotto, che non ha consentito a Paolo Indiani di raggiungere quota 40 punti nel girone di ritorno. E con lui, finito il campionato, tracciamo il bilancio della sua avventura a Pistoia, con il punto interrogativo sul futuro visto che le sirene provenienti da Pontedera sono sempre più rumorose e lo stesso Indiani, in questa intervista, ammette che rimarrà solo a determinate condizioni.

Mister, partiamo dai numeri: 54 punti, 65 gol fatti eppure solo settimi. Com’è il bilancio di Indiani a Pistoia?

«Ricordiamoci da dove siamo partiti, cioè dai 17 miseri punti che avevamo alla fine del girone d’andata. Volevamo farne 40 nel ritorno per dimostrare che, in proiezione, questo campionato si poteva vincere con 80 punti, ma la partita col Lanciotto è stata piena di errori. È stata comunque una bella cavalcata, anche se un pizzico di rammarico mi rimane».

E sarebbe?

«Dopo il 3-0 con la Bagnolese ha iniziato a girarci tutto storto, e gli infortuni in serie di Paolicchi, Reccolani, Scandurra non ci hanno consentito di arrivare più in alto. I playoff probabilmente non li avremmo fatti ugualmente, ma ci potevamo togliere qualche altra soddisfazione».

A dicembre, dopo le sconfitte casalinghe con Villafranca e Tuttocuoio, ha mai pensato di non farcela a salvare la Pistoiese?

«La paura non c’era, la preoccupazione si. A livello tecnico siamo stati bravi, con il direttore, ad intervenire dove necessario, mentre a livello di gioco quelle due sconfitte ci hanno aperto gli occhi su quello che era il reale valore del gruppo: per fortuna, subito dopo il calendario ci dette una mano con la trasferta di Santa Croce, ma quello è stato il momento più difficile. In dieci giornate dal mio arrivo avevamo 11 punti e la proiezione era quella di essere salvi».

Un po’ di nomi secchi: partiamo dal giocatore che le è piaciuto di più in questa stagione?

«Per una serie di concause, il tassello Taddeucci è stato quello più importante, perché preso nel momento in cui si è fatto male Scandurra e, magari, bastava solo una settimana in più per mandare l’affare all’aria. Nel nostro ritorno, chiaramente, è stato determinante in termini di continuità realizzativa, enorme fisicità e voglia di sacrificarsi. La Pistoiese potrebbe ripartire da lui».

E la delusione?

«Mi dispiace dirlo, ma Bischeri per certi versi non è stato all’altezza del ruolo che gli avevamo chiesto. Mi ha stupito, rispetto all’ultima volta che lo avevo allenato, per come è maturato dal punto di vista umano, ma in questi cinque mesi non ha fatto vedere tutti i suoi numeri».

Veniamo ai giovani. Forse l’innesto migliore è stato davvero Firenze...

«Indubbiamente le sue qualità tecniche sono sotto gli occhi di tutti e sarebbe fra i giocatori da confermare: dipende solo da come maturerà con la testa. Per quanto riguarda gli altri, voglio menzionare Luciano Arzeo: quando sono arrivato non giocava mai, ma poi è diventato titolare fisso. E lo stesso discorso vale anche per Ceccherini, che ha fatto passi da gigante».

Passiamo al futuro. La partenza di Giovannini farà da preludio anche ad un suo addio?

«Al momento dico di no, anche se io e il direttore avevamo instaurato con la società un programma di due anni che ci doveva portare, nella prossima stagione, a tentare la scalata. Senza di lui, adesso, c’è da riprogrammare e capire quali saranno i programmi futuri del nuovo dg e del presidente. Certo è che, se Giovannini fosse rimasto, a quest’ora saremmo già a programmare il futuro».

Questo vuol dire che la sua permanenza in arancione dipende da chi arriverà come direttore sportivo?

«Il discorso va avanti di pari passo. Sono dell’idea che Pistoia in serie D deve giocare soltanto per vincere, ma per programmare tale obiettivo ci devono essere le condizioni necessarie per farlo. Qui sono stato bene, ma mi devono dire quel che voglion fare l’anno prossimo».

E se qualcuno chiamasse da Pontedera?

«Per ora so che, di fatto, è in stand-by anche Giovannini. Da là nessuno mi ha chiamato fino ad oggi: aspettiamo quello che decide la Pistoiese e poi farò le mie valutazioni».

Saverio Melegari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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