Il Tirreno

Pistoia

Altro miracolo attendesi, 25 anni dopo

di Elisa Pacini
Altro miracolo attendesi, 25 anni dopo

Il dna guerriero della Tesi Group ricorda quello della Maltinti che il 3 maggio 1987 conquistò per la prima volta la serie A

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PISTOIA. Cinque pullman stipati, il cordolo di auto che in una serata maggiolina si infilano verso nord, invadendo quella che era soprattutto la patria della gloriosa Alfa Romeo, Arese, una cittadina di orgoglio operaio in cui visse il primo grande esodo della Pistoia cestistica. Era il 3 maggio del 1987, esattamente venticinque anni fa, la Pistoia dei canestri raggiunse per la prima volta la serie A con una squadra, la Maltinti di Nicola Salerni, rimasta nell’immaginario collettivo come un concentrato di grinta che fece impazzire una città che si lasciava andare al basket dopo anni di “corteggiamento”. Una squadra che Roberto Maltinti, sponsor all’epoca dopo aver dato vita in prima persona il via a questo sport, ha paragonato all’attuale Tesi Group per il suo dna guerriero.

«Ha ragione – dice Nicola Salerni, artefice di quel sogno insieme al suo giovane assistente, il compianto Giovanni Papini – la matrice caratteriale è la stessa. Come grinta davvero la squadra di quest’anno me la ricorda, come un po’ quella della promozione dalla B1 con Maurizio Lasi. Quella squadra, fatta su un nucleo di giocatori che da qualche anno erano a Pistoia, forse è quella che più somiglia alla mia Maltinti».

Certo i tempi sono cambiati. Pistoia in venticinque anni ha assaggiato paradiso ed inferno sportivamente parlando, riportandosi sulla scena con prepotenza targata Pistoia Basket 2000. Ma molte cose ricordano oggi quella squadra. A tirar la volata con quella stagione ci sono Roberto Maltinti, Nicola Salerni, Stefano Della Rosa (allora play, oggi responsabile di un vivaio finalmente in crescita) e Piero Becciani, presidente del campionato ’86-’87 dove riuscì a coinvolgere una famiglia molto importante nell’economia cittadina, i Carrara, con Mario che diventò il suo vice. C’era un capitano- bandiera, uno che con la sua mole dava battaglia sotto canestro in barba ai suoi 194 centimetri. «La palla devi volerla prendere e dare tutto te stesso per arrivarci» diceva Andrea Daviddi, ma diteci se per un attimo queste parole non vi hanno ricordato la tenacia di Fiorello Toppo, il ragazzone romano cresciuto con Pistoia e simbolo della sua rinascita sul parquet. Quella sera ad Arese, Daviddi portò a casa 11 recuperi e 23 rimbalzi, ma nella storia ci sono anche i 15 e 20 punti di Vittorio Giunti e Sergio Biaggi in una gara dove la voglia di vincere della Maltinti è ben spiegata dal 21-6 dopo 10’ sulla già salva squadra lombarda.

«L’avversario era un’incognita – ricorda Salerni– ma Luigi Bergamaschi, il loro allenatore, avrebbe dato qualsiasi cosa per battere la squadra lanciata alla promozione. Quando “Vittorino” Giunti mise a segno una schiacciata in rovesciata, seguita da tre bombe di Biaggi si capì che la gara era finita». Il nucleo di gladiatori si completava con Daniele Giorgi, Vito Fabris, Bob Paleari e un giovane di belle speranze che risponde al nome di Gei Gei Capone, Stefano della Rosa, Mauro Bucciol e gli juniores Alessandro Uccini, Davide Baldi e Renzo Navicelli. Dietro le quinte la sagacia di un giemme indimenticato come Alfredo Piperno. Il cuore della palla a spicchi stava cominciando a battere, ben nutrito dalla passione coltivata da coraggiosi pionieri negli anni prima in quel quadrato di emozioni che andava dall’Auditorium al Cofax. Quella passione che la Tesi Group ha riacceso con forza e che deve provare a far esplodere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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