Sicurezza
Paolo Moretti pronto a festeggiare le cento panchine
Il coach della Tesi Group: «Quando sono arrivato qui ho avuto subito la sensazione che mi sarei trovato bene»
di Elisa Pacini
PISTOIA
Il PalaDozza di Bologna lo ha conosciuto bene negli anni in cui era il "Paolino la peste" dei parquet. Una cornice di prestigio dove domenica Paolo Moretti, coach primo della classe con la sua Tesi Group, timbrerà la centesima panchina in biancorosso in campionato.
Gennaio 2009, arrivo a Pistoia in un clima "glaciale". Si sarebbe immaginato che sarebbe nato un legame così lungo?
«No, ma la sensazione fu subito di entrare in una realtà in cui mi sarei potuto incontrare per tanti motivi. Era una piazza a me vicina anche se non ci eravamo mai incrociati. In quel momento la sensazione che potesse nascere una storia lunga, era una speranza. Quando arrivai respirai un senso di tristezza generale tra staff ed ambiente. Al di là del campo, misi la mia energia positiva di chi era fermo da un anno alla base per rivitalizzare l'ambiente. Poi ci furono i risultati e i cambiamenti fatti nella squadra».
C'è una gara che ricorda con più piacere?
«Ci sono 5-6 gare che ricordo con affetto e orgoglio, ma il segno dal punto di vista umano e lavorativo lo lasciano quei momenti in cui ci siamo messi a tavolino con staff e società per porsi nuovi traguardi. Ci siamo sempre trovati a pensare con un grande feeling. Oltre i risultati del campo, visto il momento che viviamo, la quotidianità è una vittoria. Per questo il più grande successo è l'aver creato uno staff di lavoro, dal mio vice ai dirigenti, con cui c'è grande intesa».
E sul campo, quali sono i ricordi più immediati?
«Il primo anno, la vittoria a Venezia. Lì realizzammo che il vento stava cambiando. Il secondo nelle gare in casa del periodo natalizio facemmo un salto in avanti, ritrovando grande armonia con l'ambiente. L'anno scorso, la vittoria a Casale Monferrato e l'ultima con Jesi in casa. Ora la soddisfazione quotidiana ad allenare un gruppo splendido».
Pensando ai giocatori avuti a Pistoia, a chi è legato di più? «Toppo e Saccaggi li ho trovati fin dal mio arrivo. Due ragazzi di età e natura diversa. Con Fiorello siamo legati da una specie di cordone ombelicale, abbiamo anche giocato insieme. La convivenza porta anche ad attriti ma c'è un rapporto di amicizia vero. Ognno poi è una storia a sé tanto che se devo fare un nome in senso "negativo" quello non è Joe Forte ma Elton Tyler. Di Forte parlerei di talento disperso ma ha fatto grandi cose per noi. Quando si accendeva, ci illuminava d'immenso. Di Tyler parlerei di talento sprecato. Le soddisfazioni comunque sono arrivate da tutti, compresi loro due e non dimentico che la mia prima vittoria qui è venuta da un tap in di Elton».
A giugno scade il contratto con Pistoia, ci sta pensando?
«Il nostro futuro è l'allenamento della sera. Viviamo di quotidianità anche perchè questa stagione, quanto positiva sarà è tutto da scoprire. Prevedo che nella tarda primavera ci incontreremo per parlare, cercando di trovare quei punti di incontro che abbiamo sempre trovato. Siamo di fronte a momenti difficili e a cambiamenti importanti, come la riforma dei campionati».
Dopo l'esperienza a Livorno (stagione 2005-2006), si sentirebbe pronto a tornare nel massimo campionato?
«Quest'estate ho avuto una possibilità di parlare per fare il vice in un'importante società di A1 ad un grande coach. Se mi ricapitasse, ci penserei come ho fatto in estate. L'A1 mi affascina, è una cosa che mi manca e ci penserei».
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