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Pistoia

«Sì alla Legadue dilettantistica»

Campionato meno costoso per le società? Il Pistoia Basket attende il Consiglio federale di domani

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di Elisa Pacini

PISTOIA

Il Pistoia Basket guarda con attenzione, come tutto il mondo della pallacanestro italiana, al Consiglio Federale che inizierà domani pomeriggio a Roma e che dovrebbe essere il primo passo concreto verso l’attesa riforma dei campionati. L'ipotesi all'ordine del giorno è quella che lo stesso Dino Meneghin ha annunciato negli ultimi giorni, con un’A1 a 16 squadre e la Legadue dilettantistica composta da due gironi da 14.

Un’ ipotesi che in linea di massima sposa la proposta che il Pistoia Basket ha fatto fin dall’anno scorso ma che continua a spaccare l’assemblea dei club di Legadue. «La nostra posizione è definita da tempo – dice il direttore sportivo della Tesi Group, Giulio Iozzelli – ma da quello che vedo la Legadue non è unita, e dalla riunione informale che c’è stata lunedì a Bologna è emerso proprio questo. Si chiede un tavolo per discutere insieme a A1 e Lnp, ma il Consiglio federale incombe. Da quello che abbiamo potuto riscontrare, tra le società, c’è una propensione maggiore rispetto all’anno scorso verso il ritorno al dilettantismo, ma c’è chi è rimasto sulle proprie posizioni».

Nel fronte del “no” si è schierato pubblicamente ad esempio Carlo Barchiesi, presidente della Fileni Jesi, una posizione condivisa dalla Trenkwalder Reggio Emilia.

Tra le ragioni della lotta per il ritorno della Legadue al dilettantismo da parte del Pistoia Basket ci sono, com’è noto, soprattutto questioni economiche: si vuole un sostanziale abbassamento dei costi del campionato. Sul piano tecnico ed organizzativo i dirigenti biancorossi hanno sempre risposto al nutrito fronte del “no” invitandoli a guardare al mondo della pallavolo, dove A1 femminile e maschile non sono leghe professionistiche senza che ma ne sia inficiato il livello molto alto sia delle squadre di club che delle Nazionali. Cosa che certo non si può dire per la pallacanestro.

Nello specifico, l’ipotesi di riforma è fatta sul modello spagnolo, con l’A1 professionistica a 16 squadre e una Legadue di due gironi, ciascuno con 14 squadre composte da otto italiani e due americani. «Penso che un modello come quello spagnolo – conclude Iozzelli – sia affascinante perché porterebbe due americani anche in Divisione Nazionale A, garantendo più spettacolo, anche se sarebbero americani non certo dello stesso livello delle altre categorie. In più aumenterebbe la possibilità di puntare su giocatori italiani».

I nodi da discutere rimangono tanti. Il primo è la strutturazione dei due gironi della Legadue: sarà davvero il modello Gold-Silver spagnolo, con due categorie, con le stesse regole ma in cui promozioni e retrocessioni seguano la gerarchia odierna; o si opterà per due gironi dello stesso campionato e una sola promossa in A1? La seconda questione riguarda il tempo, ovvero quando attuare la riforma. Dal campionato 2013-2014 o dall'anno prossimo come chiedevano le società favorevoli, come Pistoia?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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