Italia
«Unica via investire sui giovani»
Elisa Pacini
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Marco Pozzecco Sopra Giacomo Galanda Giacomo Galanda fa il punto sul basket pistoiese e non solo
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PISTOIA. Per Pistoia l'arrivo di Giacomo Galanda è stato uno degli eventi sportivi più importanti del 2011. Con lui il Pistoia Basket targato Tesi Group rimane crocevia di grandi campioni, dopo l'arrivederci a Gregor Fucka, arrivato come il capitano azzurro dell'argento olimpico di Atene per intercessione di Paolo Moretti. A Gek, icona e voce libera dell'universo a spicchi, abbiamo chiesto che anno sarà per Pistoia e l'Italia baskettara. Il 2011 per lei è stato l'anno di un cambiamento notevole, da Varese a Pistoia, dall'A1 alla Legadue... «E' stato un anno importante, di transizione. Sono passato da una realtà importante come Varese ad una realtà e a una Lega nuova e diversa. L'ho fatto sapendo che mi stavo rimettendo in gioco. I risultati sono positivi, la mia famiglia è contenta e questo è fondamentale». Il primo posto della Tesi Group in una Legadue molto equilibrata come va interpretato? «Come il frutto del nostro lavoro: abbiamo lavorato parecchio per costruire il gruppo. E' un risultato importante, anche se relativo perché dobbiamo ancora osservare il turno di riposo. Ma vuol dire che la squadra sta facendo bene. Dovevamo essere una variabile e invece stiamo consolidando la nostra realtà. Dobbiamo migliorare in continuità, anche se abbiamo superato facilmente i momenti negativi. E questo è importante perché in una stagione è impossibile non averne. Si può però recuperare giocando bene o cercando di vincere anche giocando male, perché la pallacanestro è anche un gioco di errori e riuscire a limitarli a volte è importante». Parlando di reazione ad un momento negativo, viene in mente la vostra dopo il -48 di Reggio Emilia... «Anche, ma non è stato l'unico momento negativo. La sconfitta che mi brucia di più è quella casalinga con Barcellona. A Reggio Emilia abbiamo perso di molti punti ma avevamo coscienza di essere in un periodo di forma molto bassa. Loro ci hanno aggrediti da subito e non siamo riusciti a venire fuori, ma è stato un episodio. Il ko con Barcellona invece mi è rimasto indigesto perché abbiamo perso l'imbattibilità casalinga: avremmo voluto poter difendere di più la nostra tana. Abbiamo però risposto subito a Veroli». Dopo 13 gare, Pistoia è con le big. Quali sono i valori del campionato secondo Galanda? «Io metto sempre come prima Reggio Emilia, e non per la nostra sconfitta ma perché sulla carta rimane la squadra da battere. Scafati e Barcellona sono buone squadre, ma la pallacanestro migliore è quella di Piacenza e Brescia, le due sorprese positive dell'anno. Mentre Veroli è quella negativa». Pistoia ha espresso tutto il suo potenziale o può ancora fare meglio? «Dobbiamo affrontare ancora una sola avversaria prima del giro di boa (Forlì, mercoledì sera) e possiamo dire che per noi inizia la seconda fase del campionato, quella dove tutti si conoscono e si gioca più sulla tattica. Questo deve portare a migliorarsi sui dettagli, e non è facile. Per noi l'altro obiettivo sarà mantenere alta l'intensità, pur avendo una squadra corta». Allarghiamo il campo, da Pistoia all'Italia. Che anno sarà il 2012 per l'acciaccato basket italiano? «La pallacanestro, uno dei leader degli sport minori, che poi in Italia sono tutti fuori che il calcio, vive di riflesso dei risultati della Nazionale. Quest'anno ho visto una cosa molto positiva nel ritorno della pallacanestro in chiaro. Questo torna a dare visibilità ad uno sport bellissimo, nonostante il lavoro eccezionale che aveva fatto Sky. Ma visto che l'offerta dello sport in tv è varia, se la Nazionale non rende e non sei in chiaro, la gente si disinnamora. La grande pubblicità che c'è stata sulla Nazionale, anche se i risultati non sono stati buoni, e il ritorno in chiaro, daranno una piccola spinta al movimento». Citando il basket in chiaro, come è sentire uno come Gianmarco Pozzecco nelle vesti "compite" di commentatore per La7? «Il Poz mi piace sempre più dal vivo che in tv. Ma è un personaggio che è stato e rimane importante per il basket italiano». Molte società sono in difficoltà e chiedono aiuto agli organi federali - come Pistoia - per un cambio di regole. Quale dovrebbero essere le riforme per lei? «In un momento di crisi, in cui le società fanno salti mortali, tutto va verso un ridimensionamento. Per questo spero si rifletta sull'importanza per le società di tornare a produrre giocatori. E' giusto guardare al mercato, ma costruire giocatori è l'unica via, senza imporre limiti di quote per l'impiego, come viene fatto ora. Ci deve essere una volontà comune di investire e rischiare. Questo è il mio augurio per l'anno nuovo, e penso sia l'unica soluzione alla crisi».
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