«Con Jones abbiamo chiuso in 48 ore»
Elisa Pacini
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PISTOIA. Giacomo Galanda, ufficializzato ieri mattina, è la stella che illumina la Giorgio Tesi Group. Una squadra che ha fatto scattare l'entusiasmo dei tifosi che da un anno si erano abituati a convivere con la parola "austerity". Sono in molti a chiedersi come si è passati dagli appelli per la sopravvivenza della società, a colpacci come Bobby Jones o l'ex capitano azzurro. Ce lo spiega Giulio Iozzelli portandoci dietro le quinte del mercato. Iozzelli, con Galanda avete chiuso col botto... «Galanda era un obiettivo non pensabile fino a qualche giorno fa. Poi è diventato una situazione praticabile, un po' per la volontà del giocatore un po' per lo sforzo economico, diciamo extra-budget rispetto a quello che ci eravamo posti, lo stesso dell'anno scorso». Prima di Galanda, c'eravate dentro? «Ci saremmo rientrati a pieno se per sostituire Fucka avessimo preso un giocatore di medio livello. Bisogna riconoscere che, oltre alla sensibilità dei nostri sponsor, il mercato è un po' cambiato e si è adeguato ai tempi con giocatori contrattualizzati a prezzi più bassi». Da Fucka a Galanda, a Pistoia si ricrea la staffetta azzurra. Di chi è il merito? «In queste ultime stagioni sono passati giocatori di una certa importanza, sia americani che italiani. Per venire a Pistoia, significa certo che sono in un momento particolare della loro attività, ma siamo entusiasti. Su Galanda, io ho fatto solo la trattativa ma vanno riconosciuti i meriti dell'allenatore e del rapporto di amicizia con il giocatore che sono stati determinanti». Fino ad una settimana fa, continuavate a dire di aspettare Fucka. Poi è successo qualcosa o il tempo d'attesa era scaduto? «Il nostro aspettare Gregor era reale. Personalmente dalla fine della stagione avevo la sensazione che non sarebbe rimasto ma era giusto aspettare fino al massimo dei tempi tecnici, la sua parola. Nella scorsa settimana io l'ho incontrato due volte e ho capito che lui non prendeva una decisione, così noi abbiamo virato su altri giocatori». Come è nata l'idea Jack? «È iniziata con una risata tra me e l'allenatore, lui era sul mercato ma noi non potevamo prenderlo in considerazione perché i numeri erano fuori portata. Poi le alternative che aveva non lo convincevano, lo hanno portato a riflettere. Quando la richiesta è stata importante ma non impensabile per noi, ho fatto il tentativo di sentire in società se potevamo percorre questa "piccola follia". Da lì siamo partiti». Ripercorriamo il mercato: partire da Mathis, esperto, passaportato e quindi ambitissimo, significa aver bruciato molte avversarie... «Non so se le abbiamo bruciate ma certamente Mathis è un giocatore che aveva mercato. Quando abbiamo capito che non avevamo chances di tenere Filloy, è stata la nostra prima scelta. All'inizio non sembrava fattibile, ma quando ci è stato lanciato un segnale abbiamo deciso di non aspettare perché Moretti voleva un play d'esperienza». Di Hardy come di Varnado si parla benissimo negli ambienti universitari. Ci siete arrivati dopo notti insonni davanti all'Ncaa o avete buoni referenti? «All'Ncaa si butta sempre un occhio soprattutto nella fase finale dove c'era anche Saint Jones. Comunque lui ci è stato segnalato dopo il camp di Poursmouth (che si tiene in primavera). Da lì oltre a qualche fregatura, sono venuti in Europa tanti buoni giocatori». Sulla scelta di Yango cosa ha influito? «Ce lo ricordavamo bene tutti negli anni italiani, in Legadue ha avuto numeri significativi. Dopo si è accasato in Francia, ha avuto un ruolo minore ma ha giocato nella squadra che ha vinto il campionato. Su di lui si giocano le tipiche situazioni di voglia di riscatto. Voleva fortemente tornare in Italia per essere più protagonista». E poi il colpaccio a sorpresa: Bobby Jones. Non aveva un contratto tra i più onerosi della categoria? «Penso che Jones sia venuto a Pistoia per meno soldi di quanti ne avrebbe presi altrove. Si è creata una situazione particolare di mercato. Lui voleva rimanere in Italia, aveva soluzioni che non lo convincevano e in quel momento siamo stati tempestivi. La trattativa si è fatta e conclusa in 48 ore. Ci siamo trovati al posto giusto al momento giusto». Dopo un mercato così importante, che squadra è venuta fuori? «Questa squadra ha rischi e certezze. Galanda ha tipicità di lungo che ci permette in quella zona di avere delle armi in più. Io dico sempre che è il campo che parlerà ma una certa soddisfazione ce l'abbiamo».
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