Gioco
B&S, I GEMELLI DIVERSI
Quel gol non segnato per soccorrere un avversario e quel legame con la Toscana più forte di tutti
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A Lucca li chiamavano i gemelli (diversi) del gol. Due ragazzi, due percorsi di vita accomunati da forza e sensibilità. Poco più di dodici mesi fa hanno festeggiato insieme la promozione in Prima Divisione della Lucchese targata Favarin: un trionfo al quale Biggi e Scandurra hanno contribuito con 22 gol (11 a testa) e la capacità di far segnare, aprire spazi, darsi per la squadra. Gemelli, perché entrambi con il fiuto del gol. Diversi, perché dalle caratteristiche tecniche opposte, ma che sul rettangolo verde si integrano alla perfezione. Scandurra è in grado di portare a spasso almeno un paio di avversari alla volta, con la sua stazza da tank e il suo controllo di palla che denota tecnica sopraffina. Spazi che diventano praterie per Biggi, implacabile se gli regali un metro di vantaggio. Non a caso il nickname più gettonato al Porta Elisa era "Locomotiva". DAMIANO BIGGI. Un mestiere importante nelle mani, quello di muratore, che ha continuato a fare anche nei primi anni di pallone. Un provino in B, nel Cosenza. E poi il richiamo della famiglia. Il lavoro duro non l'ha mai spaventato, tutt'altro: se Biggi non ha mai calcato palcoscenici importanti, è stato solo per scelta personale. Quando il Cosenza gli prospettò una stagione in appoggio al Castrovillari per farsi le ossa, lui scelse di tornare a casa, in Garfagnana. Nella terra che fu un nido anche per Pascoli, dove Damiano si era trasferito qualche anno prima insieme alla sua famiglia, originaria di Sarzana. Aveva 15 anni, la domenica partiva da Vorno per andare allo stadio a tifare Lucchese. Proprio a Vorno è iniziata la sua carriera. Poi Montecatini, Forte e il salto nei professionisti, nel Castelnuovo. Ha vestito le casacche di Massese, Carrarese, Gavorrano e Lucchese. Sempre e solo in Toscana. Perché per Biggi non c'è niente di più importante della famiglia: di sua figlia Rachele porta il nome tatuato sul braccio. GABRIELE SCANDURRA. Dietro al suo fisico possente, Scandurra nasconde una sensibilità rara. Il gol più importante della sua carriera è quello che non ha segnato contro la Sangiustese, nel dicembre di due anni fa. Sull'1-0 per i rossoneri, un difensore ospite cadde a terra per uno scontro di gioco, lasciando Scandurra solo davanti al portiere. Ma invece di appoggiare in rete, l'attaccante romano decise di calciare il pallone fuori per soccorrere l'avversario. Era il 39' del primo tempo. Superlfuo sottolineare la bellezza del gesto. E gli applausi che riscosse. Ma il romano non è solo dribbling e tiro in porta: «Bisogna sempre credere e sognare», diceva al "Tirreno" qualche anno fa. Al trambusto delle discoteche preferisce l'intimità: nei momenti difficili ritrova la carica grazie ai libri di Coelho, alla fede e alla disciplina delle arti marziali imparata da suo padre, ex questore di Lucca. Proprio dalla città delle mura è partita la sua carriera, che lo ha portato a vestire la maglia del Perugia in serie A. G.C.
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