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Pistoia

Dal Bronx a Pistoia: welcome Hardy

Elisa Pacini
Dal Bronx a Pistoia: welcome Hardy

La Tesi Group sceglie un rookie da 18 punti di media alla St. John's University

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 PISTOIA. Passano dalla grinta di un ragazzo del Bronx, dal suo grande feeling con il canestro e dalla sua voglia di esplodere, i punti della Giorgio Tesi Group che ieri ha ufficializzato Dwight Hardy come nuova guardia per la prossima stagione di Legadue.  Una trattativa calda da giorni che la società è riuscita a tenere sotto traccia fino alla sua concretizzazione, avvenuta nella scorsa notte, quando è arrivato in sede il fax dagli States con la firma sul contratto che lega Pistoia al ventiquattrenne rookie proveniente dai Red Storm dall'università newyorkese di Saint John in cui si è distinto per le doti di realizzatore, oltre per quelle di un grande atleta.  Leadership e talento, questo il biglietto da visita di Hardy, la nuova scommessa che Giulio Iozzelli e Paolo Moretti lanciano in Italia dopo Jarvis Varnado. L'eredità del Tornado non è certo facile da portare sulle spalle ma Hardy, in un altro ruolo rispetto a Jarvis, sembra avere i numeri per far sognare ancora i tifosi biancorossi che aspettavano con ansia di capire l'identikit dei nuovi stranieri del Pistoia Basket.  Quello di Dwight Hardy, guardia di 186 centimetri per 88 chili, nato il 12 febbraio 1987 nei palazzoni a trenta piani del Bronx, è indubbiamente intrigante sia per il lato sportivo che umano. Sulla sua storia c'è stata molta attenzione da parte dei media statunitensi e leggendo gli articoli su di lui rintracciabili attraverso la rete, non è difficile capire che il basket lo ha salvato dalla quotidianità complicata di uno dei quartieri più difficili della Grande Mela in cui lui è nato e cresciuto.  La pallacanestro lo ha portato dal buio delle periferie, a brillare sotto le luci del Madison Square Garden. Una storia che, insieme ai numeri sul campo, ha fatto di lui un personaggio della Big East Conference dell'Ncaa dove nell'ultima stagione ha trascinato la sua St. John's University ad un campionato sorprendente finito con 18.3 punti a gara e medie ottime sia da due (51,2%), che da tre (35,4%). Prima delle ultime due stagioni universitarie a Saint John, c'è stato molto altro. La pallacanestro che conta si accorge di lui quando in forza alla squadra del John F. Kennedy High School, la scuola superiore del Bronx con tasso di diploma intorno al 33% degli iscritti, Hardy finisce la stagione con la bellezza di 39 punti di media a gara. Da qui passa all'Indian Hills Community College per poi arrivare nelle ultime due stagioni alla St. John's University. Nell'ultima c'è stata la transizione di ruolo: da pura guardia realizzatrice ad esterno duttile che può dirigere i giochi. Una caratteristica che ha convinto Paolo Moretti a volerlo come il primo terminale offensivo della nuova squadra. «Viene da un college di alto profilo - dice il coach biancorosso - è una combo guard che ha la capacità di giocare da play. Questo era il nostro obiettivo: trovare un giocatore con molti punti nelle mani e in grado di dare fiato al playmaker. E' complementare a Mathis e penso che potrà sia scambiarsi che giocare insieme a Saccaggi. Nell'ultima stagione i numeri sono stati importanti, ha viaggiato con 18 punti a gara. Ha una grossa capacità di segnare dal perimetro e di subire falli. La sua leadership in campo mi ha colpito di lui, ma sa anche giocare con la squadra».  Giocatore ambivalente con grande capacità di trovare il canestro, costruendosi il tiro e attaccando la retina, Hardy è anche un atleta notevole visto che arriva a 81 cm di elevazione da fermo che lo porta ad arrivare al ferro con facilità costringendo spesso l'avversario al fallo. Credenziali importanti, come importante dovrà essere il lavoro dello staff tecnico biancorosso per far superare la fase di ambientamento nella nuova realtà.  «L'essere un rookie - dice Moretti - lo espone ad un inizio di campionato in cui dovrà rendersi conto dell'ambiente nuovo per lui, come è stato l'anno scorso per Varnado. Per questo sarà importante per lui avere accanto un giocatore navigato come Mathis e l'altro esterno, in posizione di tre, che vorremmo fosse un altro giocatore di esperienza». Una cosa è certa. Il curriculum di Dwight Hardy da solo è di quelli che può suscitare molta curiosità nella tifoseria da qui all'inizio della stagione. Lui che vive il basket come una missione di vita («Il posto da dove vengo per me è una grande motivazione - ha più volte dichiarato la neo guardia biancorossa ai media newyorkesi -. Gioco a basket per chi mi ha sempre sostenuto e vuole vedermi vincere»), verrà a Pistoia per l'ennesima sfida della sua vita.

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