Gioco
Moretti ha un'idea fissa «Il punto di partenza si chiama Ariel Filloy»
Elisa Pacini
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Sarà la pazienza, la dote che i tifosi biancorossi dovranno usare di più in quest'estate che sul fronte cestistico si prospetta quanto mai lunga. Lo si capisce bene parlando con Paolo Moretti che da qualche giorno è ufficialmente in vacanza, nella sua Roseto degli Abruzzi. Una vacanza con il cellulare sempre in tasca s'intende, anche se in via Fermi per ora sembra si pensi più ai conti che al resto. Il coach evidenzia che Pistoia dovrà usare giocoforza oculatezza e parsimonia. Il punto di partenza, lui lo ha ben chiaro: restituire le chiavi della regia a chi quest'anno le ha sapute usare molto bene. Coach, lei aveva detto di sperare molto di poter ripartire da Toppo e Fucka. Sul capitano ci siamo, sull'Airone? «Non ho altre notizie su questo fronte perché non ho riparlato con Gregor. Io continuo ad avere la sensazione che aspetti Bologna e per questo fa aspettare noi. Ma è una sensazione non confermata da nessuno dei nostri interlocutori. In questo momento tutto è possibile ma niente è certo». Altro fronte operativo è stato quello relativo ai giovani. Cazzolato (esterno di scuola Benetton) è piaciuto dopo il camp biancorosso? «L'idea dei camp è stata molto azzeccata, abbiamo suscitato l'interesse di molte società dell'hinterland e va riproposta. In ottica prima squadra, Tuci e Saccaggi saranno nella rosa del prossimo anno ma stiamo ancora valutando la possibilità di fare un doppio tesseramento. Tra gli altri Cazzolato e Sanguinetti (scuola Fortitudo, quest'anno ad Ozzano, ndr) hanno fatto bella figura, hanno già esperienza di A dilettanti e saranno presi in considerazione quando andremo a disegnare la panchina». Dall'esterno si è capito che il budget sarà più o meno lo stesso dell'anno scorso. Riproporrà anche la stessa struttura di squadra? «Può darsi. Ma se avremo gli stessi soldi, e non è certo, probabilmente avremo un potere d'acquisto più basso perché aumenterà l'ingaggio di Toppo mentre Saccaggi e Tuci, in uscita dalle giovanili, entrano tra quelli a contratto pur al minimo. Sarà un mercato ancora più difficile. Noi dovremo aspettare eventuali occasioni sia relative agli italiani che agli stranieri». Lei avrà pur in mente giocatori da suggerire alla società su cui provare a puntare? «Certo, soprattutto nei ruoli chiave play, esterni e lunghi. Ma siamo ancora lontani dall'operatività, l'anno scorso in questo periodo stavamo guardando già tanti giocatori, quest'anno mi guardo gare per formazione professionale». Tra gli identikit che sogna c'è magari qualche giocatore su cui in passato avevate manifestato interesse tipo Bennerman o Smith? «Diciamo che un nome su cui puntare ce l'ho. Il primo della lista è Ariel Filloy. Appena saremo operativi, proveremo a confermare lui. Dipenderà dalla sua volontà, se vorrà aspettare perché avrà anche altre opportunità. Ma se Milano riterrà di mandarlo ancora a fare esperienza, lui è il primo giocatore che vogliamo. Mi piace molto, sono stato molto contento di lui quest'anno. Questo lo sa già la società e lo sa anche lui. Vediamo». Ultima curiosità, si meraviglia che intorno a Varnado ci siamo soprattutto squadre europee e non italiane? «No, perché in Italia tutto sta andando a rilento. Stanno facendo mercato tre squadre di Legadue e due di A1. Di tempo ce ne sarà anche perché il lockout maturo dell'Nba posticiperà ancora di più i tempi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
