Gioco
Una corsa all'anno, per 36 anni di fila: la favola di Giordano Chiappelli
Giacomo Carobbi
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UN UOMO UNA CORSA 35 edizioni per la Pistoia Abetone, Giordano Chiappelli le ha fatte tutte 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Nel destino della famiglia Chiappelli c'è la Pistoia-Abetone. Orlando, Giordano e Simone, tre generazioni di podisti con un solo obiettivo: percorrere i 50 chilometri che separano Piazza del Duomo dal traguardo di una delle corse più dure al mondo, lassù dove l'altimetro segna quota 1388. Non poteva che appartenere a questa famiglia uno degli uomini simbolo della Pistoia-Abetone: Giordano Chiappelli è l'unico pistoiese ad averle corse tutte. Trentacinque edizioni senza mai un ritiro, sempre al traguardo più lontano. Un record che il 58enne della "Silvano Fedi" condivide con Daniele Bianchi, fiorentino della "Luivan" Settignano, anche lui super fedelissimo della corsa. Con quella di domani fanno trentasei. Non ha nemmeno bisogno di iscriversi, ci pensano ogni anno gli organizzatori a farlo per lui. Il primo pettorale è suo, d'ufficio. «Mi sono ritrovato coinvolto quasi per caso - racconta Chiappelli -. Avevo chiesto due mesi di aspettativa dal lavoro per preparare gli esami di stato, quando un mio vicino mi propose di partecipare alla gara che stavano organizzando per la prima volta da Pistoia all'Abetone. Iniziai ad allenarmi, arrivai al traguardo e l'anno dopo decisi di riprovare». Per tredici anni - dal 1976 al 1988 - Giordano e suo padre Orlando hanno vissuto la corsa sempre insieme, tagliando sempre il traguardo. Per poi ritornare indietro con la Saca, scendere alla fermata di Campopiano e tornare a casa a piedi, a Villa di Cireglio, con la corsa ancora nelle gambe («gli anni seguenti decidemmo di organizzarci portando la nostra 500 all'Abetone il giorno prima!»). «Anche lui volle partecipare con me alla prima edizione - racconta a proposito di suo padre -, e da quella volta non ha mai mollato. Fu costretto a ritirarsi solo all'ultima edizione della sua vita, all'altezza di San Marcello, a causa dei primi sintomi della malattia che di lì a poco se lo sarebbe portato via». Nel suo palmares ci sono due piazzamenti nei primi dieci (sesto nel 1978 e nono nel 1981) e tante altre prestazioni di ottimo livello, ma il risultato più grande Chiappelli lo sta ancora facendo registrare, anno dopo anno. Viene da chiedersi come faccia. «Non è facile arrivare in cima - spiega -, un buon allenamento non basta: servono testa ed esperienza, che a parer mio incidono per il 40%. Me lo insegnò Luigi Biggi (altro podista pistoiese doc, ndr) alla prima edizione, quando mi prese sotto la sua ala e mi portò fino su all'Abetone spiegandomi come razionalizzare le energie per evitare crolli fisici. Lo stesso ho fatto io con mio figlio - aggiunge Chiappelli - quando abbiamo fatto la corsa insieme. L'ho portato fino a due chilometri dall'arrivo, dove le gambe di ventenne gli avrebbero permesso di staccarmi e far segnare un tempo migliore. Invece ha preferito aspettarmi per tagliare il traguardo insieme a me». Quasi a voler riunire le tre generazioni in un ideale abbraccio con il nonno Orlando. Da quel giorno Simone non ha più fatto la Pistoia-Abetone, ma ci ha pensato il babbo a portare avanti la tradizione familiare. Per capire quanto questa corsa gli appartenga, è sufficiente chiedergli a quante gare partecipa in un anno e cosa faccia a tre giorni dal via. Semplice: corre una volta l'anno («tiro fuori la borsa agli inizi di aprile per iniziare gli allenamenti, poi la ripongo dopo la corsa e rimane lì fino all'anno successivo»), e quando si avvicina il giorno è lì con gli organizzatori a preparare pacchi gara e rifornimenti per i punti di ristoro. E pensare che ha rischiato di non esserci: «A dicembre ho subito un'operazione ad un piede - spiega - e ho ricominciato a camminare solo tre mesi fa. Poi pian piano sono riuscito a riprendere il ritmo, grazie anche alla professionalità del dottor Zecchini e della sua équipe».
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