Il Tirreno

Pistoia

«Il nostro impegno nel basket continuerà»

Elisa Pacini
«Il nostro impegno nel basket continuerà»

Marco Carrara: la stagione più bella di Lega2, con Jesi il pubblico mi ha commosso

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Marco Carrara: quarto anno di Legadue per il Pistoia Basket, quarto anno di un marchio legato alla vostra famiglia sulle canottiere biancorosse. Lei, così come suo fratello Maurizio, è sponsor ma soprattutto grande tifoso. Come ha vissuto quest'annata?  «Ho solo una parola per descriverla: fantastica. Da quando siamo in serie A è quella in cui mi sono divertito di più. Questa è una squadra eterogenea, un po' precaria nei suoi equilibri psicologici ma che ci ha fatto divertire molto. Si è trovata la quadratura del cerchio e non era facile».  Playoff e una soddisfazione: la rivelazione del campionato chiamata Varnado, passato alla ribalta del grande basket col vostro marchio sul petto...  «Jarvis è stato un regalo per tutti. Abbiamo avuto la fortuna e la bravura di portarlo qui e penso che le cose che ci ha fatto vedere lui, saranno rare da rivedere in un prossimo futuro. Ma parlare solo di Varnado sarebbe riduttivo perché non ci permetterebbe di parlare degli altri. La grande annata del capitano che migliora ogni anno di più, di Berti, di Filloy che farà strada, di Janis che è una scommessa vinta, di Saccaggi che speriamo sia un seme per il futuro. E poi di Gregor Fucka. Averlo qui è stato un privilegio grandissimo, ha vinto tutto ma scende in campo ogni volta con un'umiltà che ne fa l'esempio più prezioso per tutti i giovani. Ma sono felicissimo anche della stagione di Forte, per me non è fuori dai ringraziamenti alla squadra».  Quali sono state le sue sensazioni martedì sera dopo quello che è successo?  «Non avevo mai visto un giocatore che non rientra in campo. Ma non credo sia giusto iniziare un processo contro di lui, svilirebbe un'annata intera. Paolo (Moretti, ndr) è stato bravo tutto l'anno a gestirlo, forse è stato il suo miglior anno da quando è a Pistoia. Joe è talento puro e non penso sia giusto che vada ricordato solo per quello che è successo martedì. L'episodio resta, tutti ci dovranno ragionare sopra, ma Joe è stato anche molto altro».  Tecnicamente parlando, da cosa ripartirebbe?  «E' stato un anno perfetto. Ritengo quasi impossibile fare il bis ma se ci riusciremo, fateci un monumento. Capita che ci siano anni in cui va tutto male e anni in cui va tutto bene. Quest'anno è stato così dalla scelta dei giocatori, al fatto che ci siano stati pochi infortuni. Se questa squadra aveva un equilibrio psicologico precario, aveva anche una rabbia dentro che l'ha compensato. Aveva due talenti non indifferenti e tutto quello che ho detto prima. I dirigenti hanno due obiettivi: allargare la base societaria e rifare un altro miracolo. Sono fiducioso».  Parla di futuro con serenità: dobbiamo dedurre che i Carrara resteranno ancora?  «Fatemi fare un inciso sul pubblico. Nella gara contro Jesi, che ci ha dato i playoff, nel vedere e sentire il chiasso infernale e il calore dei tifosi, con le forze dell'ordine inoperose, mi sono quasi commosso. La nostra curva sta tornando ad essere una delle più belle d'Italia. Sul futuro, noi come famiglia Carrara, avevamo fatto delle dichiarazioni scritte nell'estate 2010 su quello che avremmo fatto. Non si esce da questo. Mi spiego. Noi rimaniamo qui accanto al basket ma vorremmo che questa avventura non sia il frutto della volontà di una famiglia ma un movimento generale di una città, per non cadere vertiginosamente quando una famiglia vuole smettere».  Tradotto: i Carrara restano ma servono altre forze...  «Sì. Per mantenere Pistoia nel professionismo ci vuole uno sforzo collettivo. Noi continueremo a recitare la nostra parte importante ma aspettiamo nuove forze. In questi anni ci sono state persone che hanno fatto degli sforzi grossi: Caso, Giusti, Becciani, Baldi. Non deve essere una maratona ma una staffetta».  Il vostro contributo rimarrà "esterno" alla società. Sponsor, appassionati e sempre presenti, ma fuori dal consiglio dirigenziale?  «Rimarrà così. Le figure di riferimento sono Roberto Maltinti, che considero il miglior presidente d'Italia, e Ivo Lucchesi. Ma oltre i numeri, le quote, il nostro apporto è e rimarrà costante anche se tutte le cose sono avvenimenti umani che hanno una loro ciclicità, non possono consolidarsi in eterno. Si va avanti solo allargando la base. Voglio ricordare però che il basket a Pistoia si consolida anche grazie a tutte le altre società che fanno avvicinare i bambini a questo sport e aiutano il movimento».  Ma perché a Pistoia è stato sempre così difficile trovare sponsor?  «La Legadue è un miracolo che succede in altre 16 realtà italiane. Qui c'è un gran movimento di basket ma dal punto di vista sponsorizzazioni la gente non si avvicina. Forse perché non si quantifica il ritorno economico. Le sponsorizzazioni fatte con il cuore, quelle che durano e distribuiscono negli anni il proprio nome, sono quelle che pagano. A Pistoia chi investe nello sport è una parte decimale dell'economia locale. Il sindaco segue con passione le vicende di basket e calcio. Non credo che le amministrazioni pubbliche debbano elargire soldi alle società private ma penso che possano sensibilizzare coloro che ritengono in grado di poterci contribuire».  A proposito di calcio. Si è parlato di un vostro avvicinamento alla Pistoiese. Voci o verità?  «Ferrari e Bozzi sono il "dream team" di Pistoia. Ma non vedo possibile una nostra entrata nel calcio. Un po' perché siamo innamorati del basket, un po' perché vedo improbabile la costruzione di una polisportiva. Nei miei sogni c'è questo connubio, che sta molto a cuore al nostro presidente, ma non lo ritengo praticabile esteso al calcio. Pensiamo ai Benetton che hanno messo su negli anni forse la più grossa polisportiva italiana, del calcio non si sono mai occupati. Non ritengo nemmeno, come si dice a Pistoia, che la fortuna del basket sia la sfortuna del calcio e viceversa. I pistoiesi sono sportivi e il sogno sarebbe che entrambe le realtà siano ai massimi livelli».

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