Gioco
Candeglia-Porta al Borgo dalla Uisp alla 2ª Categoria
Borrelli, il mister del miracolo «Impresa doppiamente bella»
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Giovanni Borrelli 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. «E' una gioia incredibile, la nostra impresa è doppiamente bella perché del tutto inaspettata. All'inizio era solo un sogno, poi abbiamo capito che potevamo farcela e abbiamo avuto il merito di crederci fino in fondo». Chi parla è Giovanni Borrelli, il mister del miracolo: in una sola stagione ha portato il Candeglia Porta al Borgo dalla Uisp alla Seconda Categoria, mettendo un timbro indelebile sul campionato di Terza, con un girone di ritorno perfetto (15 vittorie su 17 gare). A farne le spese è stato soprattutto il Cecina2000, in testa per quasi tutto il torneo e sorpassato a due sole giornate dalla fine. «E' stata proprio la nostra vittoria sul loro campo - ricorda il mister - a darci la spinta decisiva. Abbiamo sempre giocato per vincere, mai per il pareggio. Ma da quel giorno abbiamo raddoppiato i nostri sforzi, sapendo che la promozione era possibile». Candeglia e Porta al Borgo: lo staff dirigenziale dei primi (più qualche pedina importante), l'ossatura di squadra dei secondi. Una fusione che ha dato i suoi frutti subito, alla primissima esperienza in Figc. «A mio parere Uisp o Figc non fa differenza - puntualizza Borrelli - quello che conta è il modo in cui affronti quello che stai facendo, lo spirito di gruppo che si riesce a creare, l'amicizia che va oltre il campo di gioco. Sotto questo profilo posso dire con orgoglio che siamo un'eccezione: da settembre a maggio nessuno è mai mancato ad un allenamento. Alcuni dei ragazzi hanno fatto grandi sacrifici pur di essere con noi. Tutto questo si è tradotto in forza mentale, determinante quanto la bravura tecnica». Il mercato di gennaio però è stato determinante: «Sì, perché perdemmo Michele Gelli (passato allo Spedalino) ma nello stesso momento passò con noi Nicola Pratesi, che lo ha rimpiazzato degnamente segnando ben nove gol in poco più di quattro mesi. Il suo arrivo e quello del portiere Quilici sono stati determinanti». «Vorrei spendere una parola - conclude - anche per l'"estroso" Lorenzo Meini, uno che se avesse avuto un pizzico di fortuna in più avrebbe avuto una carriera brillante. E' una fortuna averlo con noi». G.C.
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