Il Tirreno

Pistoia

Il portiere fa rewind sul trionfo: Stefanelli super ma la linea arretrata è la più forte d’Italia

«Voglio ancora l'arancione»

Saverio Melegari

Flauto, la miglior difesa del campionato e il futuro

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 PISTOIA. Dalla parrucca arancione sfoggiata nell'ultima casalinga contro il Montemurlo alla maglia a scacchi in onore dei colori della città, la seconda stagione di Alessandro Flauto in arancione è vissuta di eccessi. Come quelli di non prendere gol nelle prime sei giornate di campionato, di cadere in qualche erroraccio ma anche di esibirsi in parate strepitose e scendere in campo con 39 di febbre, un naso rotto e problemi muscolari. Tenace lui a non mollare mai, tenace il mister a dargli sempre fiducia, ora si gode quello che nel maggio 2010 gli era mancato sul più bello.  Flauto, sabato scorso la festa di fine anno. Che effetto le fa aver partecipato ad un evento che sembrava da serie A invece che da Eccellenza?  «Mentre eravamo in piazza Duomo, con i compagni scherzando dicevamo che mancava soltanto l'autobus scoperto a due piani e poi sembrava di aver vinto la Champions League invece che l'Eccellenza. E' stata senz'altro una serata da altre categorie, le stesse che merita Pistoia e questa società».  Allora oramai anche Clementoni è dimenticato?  «Non ci penso più anche se esperienze del genere, strano a dirsi, fanno sempre bene nella carriera di un giocatore. Oramai è cancellata ma come ho sempre ribadito questo campionato, per chi come me ed altri compagni ha vissuto la travagliata rinascita nell'estate 2009, ha un sapore diverso perché ti moltiplica le soddisfazioni».  Se si eccettua l'ultima gara, Flauto non ha mai saltato un minuto di campionato pur con infortuni, naso rotto, febbre. Come mai così stakanovista?  «I miei compagni mi hanno preso in giro tutto l'anno perché, quando stavo male, mi dicevano: "ma fai giocare un po' anche gli altri". Però ho capito che dovevo prendermi le mie responsabilità e sono sceso in campo solo perché me la sentivo e, quando non ero al 100% fisicamente, lo ero al 1000% di testa e questo mi ha dato la spinta per non pensare alla febbre, allo stiramento o al naso gonfio».  Parliamo del Flauto-fenomeno. Quali sono le parate dell'anno?  «Tutti si ricordano Larciano e, soprattutto, l'intervento su Tamberi che non permise al Pisa di andare in vantaggio. Ma, ad inizio gara, avevo già fatto un'altra parata difficile su Bonuccelli: quei due momenti sono stati il premio per aver stretto i denti quando stavo male. Il guizzo più bello, stilisticamente parlando, però è stato a Certaldo dove ho tolto il pallone dall'incrocio dei pali».  Però, poi, c'è anche il Flauto che fa le papere con Pietrasanta ed Urbino Taccola: cos'è successo?  «A Pietrasanta l'errore è stato in buona fede perché, mentre effettuavo il rinvio, l'attaccante era fuori dalla mia visuale. Con l'Urbino, invece, ho pagato l'indecisione di non sapere cosa fare e onestamente due papere da "Mai dire gol" come quest'anno non le avevo mai fatte. Ripensandoci, togliendo questi due ed altri quattro gol che potevo evitare, avrei subito soltanto dieci reti. Direi non male».  Dietro a questi risultati c'è il lavoro con il preparatore Nicola Melani: com'è il vostro rapporto?  «Continuo a venire a Pistoia anche adesso che la squadra è sciolta per tenermi in forma, quindi direi che meglio di così non potrebbe andare. In questi due anni mi ha aiutato a crescere fisicamente e mentalmente ed a lui è servito per allenare per la prima volta un portiere esperto. Lo rispetto come mister, ma fuori dal campo siamo grandi amici».  Il suo ruolo le impone di guardare la squadra dalle spalle. Chi è il miglior giocatore della Pistoiese 2010/11?  «Non vorrei togliere meriti a nessuno perché la squadra ha fatto un lavoro splendido ed è scontato parlare del grande campionato di Stefanelli, Pieroni, Arricca e Balleri. Quindi dico la difesa in blocco, forse la più forte d'Italia in termini di gol subiti, ed in particolar modo Strufaldi che ha fatto un salto di qualità verso l'alto enorme rispetto al passato campionato».  Per un attimo Flauto diventa presidente della Pistoiese. Le chiediamo: conferma Agostiniani?  «Nella mia filosofia un allenatore vincente lo confermo sempre e lo stesso discorso vale anche per gli elementi portanti della squadra. Però non posso essere nella testa né della società né tantomeno del mister anche se potrei capire la scelta di non rimanere per lasciare un bel ricordo da vincente alla piazza ed a noi giocatori».  E Flauto quanta voglia ha di rimanere a Pistoia?  «Non nascondo fin da adesso che la Pistoiese, così come nella passata estate, è la mia priorità. Tutti sappiamo quanto c'è stato da dannare per la mia riconferma e spero di aver ripagato la fiducia concessami vincendo questo campionato. Per me sarebbe importante rimanere qua, oltre che per la vicinanza da casa, anche per la voglia di vestire l'arancione».

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