Il Tirreno

Pistoia

Partita durata 40'35": su questo deve basarsi il ricorso di Pistoia

Giulio Corsi

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 PISTOIA. C'era tempo fino alle 24 di ieri per decidere se presentare o meno il ricorso per quel finale beffardo di MarcoPolo-Tuscany e la società biancorossa lo ha sfruttato tutto. Mentre scriviamo alle 21.30 ancora in via Fermi si sta decidendo su come muoversi. «Vogliamo valutare ogni aspetto a 360 gradi», dice sibillino il ds Iozzelli prima dell'ultima riunione col presidente Maltinti. Da una parte c'è la consapevolezza che l'errore tecnico molto difficilmente comporta la ripetizione della partita (è successo in Montegranaro-Fortitudo su sentenza della Corte Federale, ma l'avvocato Cassì dimostrò che la gara era durata meno). Dall'altra però c'è anche la certezza che quell'errore tecnico ha portato a una partita sfalsata, che non si è conclusa al 40', ma è proseguita fino al 40'35". Dunque una partita con una durata maggiore di quella prevista dal regolamento. Su questo dovrà basarsi il ricorso - se verrà presentato, e ci auguriamo di sì - della Tuscany.  Il caso di Forlì può essere proprio in questo aspetto assimilato a quello di Fortitudo-Montegranaro, in cui la partita durò meno di 40 minuti, esattamente 39 minuti 58 secondi e 3 decimi, visto che il precision time usato dall'arbitro fece scorrere il tempo dopo il canestro vincente della Fortitudo a 3" dalla sirena (mentre andava fermato) col risultato che Montegranaro segnò il sorpasso a tempo scaduto (ma scaduto 1 secondo e 7 decimi prima del 40'). Ci fu errore tecnico perché il regolamento dice che negli ultimi due giri di lancetta il cronometro deve fermarsi dopo ogni canestro. Quell'errore tecnico comportò una durata diversa della gara rispetto a quanto previsto dal regolamento, dimostrò con bravura l'avvocato Cassì. Se Pistoia dimostrerà di aver giocato 40'35", dunque una partita più lunga, non è detto che il ricorso non possa regalare qualche sorpresa positiva.  Per il resto le incongruenze arbitrali di quel finale caotico appaiono il giorno dopo ancora più evidenti. Le elenchiamo qua, semplicemente: la prima è il fatto che cronometro e timer dei 24" non abbiano viaggiato sincronizzati. Perché, visto che da quest'anno - dopo la furbata di Huertas nel derby di Bologna, quando il giocatore si fece battere la palla sul petto dopo una rimessa, facendo scorrere il cronometro ma non il timer dei 24" e guadagnando dunque 2 secondi - non esiste più lo sfalsamento tra palla in gioco e possesso? La seconda: perché quando dal tavolo ci si è accorti che i 24" non erano ripartiti non si è cercato di comunicarlo agli arbitri in qualche modo? La terza, la più importante: perché nessuno dei tre fischietti ha dato un occhio sul timer dei 24" accorgendosi che non erano partiti? In quel caso, anche col timer dei 24" guasto, sarebbe bastata un'operazione semplice semplice - la sottrazione 35" meno 24" uguale 11" - e a 16" dalla sirena, dunque a cinque secondi dalla fine dell'azione, per regolamento si poteva iniziare a contare manualmente, come succede nei campionati provinciali. E invece nessuno degli arbitri si è accorto che non c'era sincronizzazione tra timer e cronometro, il tempo è corso via e si è lasciato giocare Forlì un'azione da 29 secondi. A quel punto l'ultima grande incongruenza davanti al tavolo: dare nuovamente palla alla MarcoPolo con 35" a disposizione come se avesse subito un danno dall'azione prolungata anziché sanzionare l'infrazione di 24" (visto che il cronometro ufficiale doveva far fede e l'azione era durata 5 secondi in più).  Se partirà il ricorso, entro due giorni arriverà la sentenza del giudice che nel frattempo chiederà un supplemento ad arbitri e ufficiali. Poi si potrà presentare appello alla commissione giudicante e in terza istanza alla Corte federale. Una risposta dai tre organi di giudizio è comunque attesa entro l'inizio dei playoff.

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