Il Tirreno

Pistoia

La bella favola di Embry: il re dei rimbalzi ora è mister fornello

Elisa Pacini
<b>PADELLA E PALLA A SPICCHI.</b> Marty Embry in maglia Madigan mostra i muscoli al PalaFermi. Adesso quei bicipiti li usa per cucinare e scrivere libri di ricette famosi in tutti gli States
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PADELLA E PALLA A SPICCHI. Marty Embry in maglia Madigan mostra i muscoli al PalaFermi. Adesso quei bicipiti li usa per cucinare e scrivere libri di ricette famosi in tutti gli States

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 PISTOIA. C'è chi, una volta appese le scarpette al chiodo, non può fare a meno del profumo del parquet, del fischio delle scarpe che scivolano in difesa, del bum bum del pallone che palleggia per terra, del ciuff dolce della retina. E continua a vivere in panchina o dietro la scrivania di una palestra. Ma c'è anche chi, tolte canotta e calzoncini, inizia una nuova vita. Marty Embry ha scelto la seconda strada. Centrone americano degli anni d'oro dell'Olimpia Pistoia, da re dell'area pitturata è diventato re dei fornelli. La sua passione per la cucina lo ha portato a varcare un'altra soglia, quella della scrittura di libri di ricette e il suo "From the court to the kitchen" ("Dal campo alla cucina") è arrivato alla sesta edizione ed è un "bestseller" per la letteratura gastronomica d'Oltreoceano.  Non ci credete? In effetti per chi se lo ricorda grintoso in campo a tirar giù rimbalzi, il passo nel vederlo insegnare come si fa il ripieno del tacchino arrosto è abbastanza lungo. Ma, a guardar bene, nelle foto che si trovano sul web di quello spilungone nero con grembiulino bianco, si ritrova lo stesso sorriso del centro che componeva la coppia a stelle e strisce con Stephen Howard dell'Olimpia '93/'94 allenata da quel grande uomo e allenatore che fu Giovanni Papini.  Embry, il lungo caffellatte, classe '64, era un centrone vecchia maniera con i suoi 204 cm per 111 kg di muscoli. Uno di quei giocatori che nonostante sia rimasto solo una stagione a Pistoia e per di più in costante lotta con un ginocchio ballerino, ha lasciato il segno. Segna 34 gare in maglia Olimpia finite con 16,2 punti e 8,1 rimbalzi di media, numeri che scesero bruscamente nel finale dopo un inizio stagione da urlo con dieci match finiti in doppia doppia. In Italia aveva già giocato a Ferrara e Desio. Dopo Pistoia ci furono Roma e Pozzuoli. Mete di sport certo, che oggi si ritrovano qua e là nei piatti di cui parla nei suoi libri. D'altronde i suoi ex compagni lo ricordano come un rapace d'area ma anche grande appassionato gastronomico. «Si vedeva che lui e sua moglie erano predisposti per la cucina - ricorda Beppe Valerio, uno dei componenti del gruppo italiano di quella squadra dove c'erano Forti, De Raffaele, Capone oltre a Crippa e Minto - eravamo molto amici. E' stato uno degli americani con cui ho legato di più, era sempre molto carino e disponibile. Per questo spesso mi invitava a casa sua a cena. Ricordo benissimo quelle cene dove lui e la moglie cucinavano i piatti tipici della cucina americana, molto ma molto sostanziosi. Tiravano fuori teglie e teglie di pietanze a base di pollo, uova...».  L'influsso della moglie, i segreti della cucina italiana, turca e spagnola messi via in 13 anni da giocatore professionista sono stati fondamentali per fare di Marty uno chef a tutto tondo. «In quegli anni - ricorda Valerio - i nostri covi erano "Il punto" di Spazzavento ma soprattutto "La Locanda degli Elfi" di San Felice, il ritrovo storico dei tifosi di basket».  Tra le ricette pubblicate sul suo sito internet, dove tra le altre cose si può acquistare anche il calendario 2011 tratto dai suoi libri di cucina, si leggono tra gli altri piatti con contaminazioni creole in cui si ritrova l'origine della famiglia Embry, gli immancabili dolci farciti di cioccolato americani ma anche "la carbonara di Ferrara" e la bruschetta. A dirla tutta Embry è un vero e proprio vulcano perché prima di darsi alla cucina, ha fatto gare di body building tra Chicago e Houston, dove ha gestito un negozio di articoli sportivi prima del ritorno nel suo Michigan. Qui ha scoperto l'arte, creando su tela (su internet si possono vedere anche i suoi dipinti) e soprattutto sulla tavola visto che i suoi piatti sono molto curati anche dal lato estetico. "Non c'è nulla di meglio che una bella famiglia, buon cibo e buoni amici" recita il suo motto. Una filosofia di vita che l'ha portato ancora una volta a canestro.

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di Redazione web