Gioco
Il presidente convoca la stampa e manda un messaggio ai tifosi: accetto i fischi se manca limpegno, ma ho visto cose...
«Quegli insulti sono stati vergognosi»
Giulio Corsi
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COL PRESIDENTE. La Baraonda è con Maltinti La rabbia di Maltinti dopo la contestazione: voglio rispetto per la squadra
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PISTOIA. Lo aveva detto a caldo, a fine partita, nei corridoi del PalaFermi: «Quella contestazione è una vergogna». Ma il groppo che Roberto Maltinti aveva dentro era troppo grosso per svanire così, con l'arrivo del giorno dopo. Il presidente non c'ha dormito tutta la notte. Poi ieri mattina ha deciso di convocare in fretta e furia la stampa. Per lanciare un messaggio chiaro: «Questa squadra merita rispetto». Lui che è un po' presidente e un po' babbo di questa Tuscany, lui che è il dirigente che da sempre preferisce seguire le partite in mezzo ai tifosi anziché in tribuna d'onore, lui che - come ricorda con orgoglio - di tifosi ne ha «tolti tanti dalla questura convinto com'ero che fossero persone per bene», si è vergognato. «Di un atteggiamento che è semplicemente indecente». Parole testuali. Dette ai cronisti, al tavolo della sala stampa, in mezzo a Paolo Moretti e a Fiorello Toppo. «Ho voluto che fossero qui con me perché voglio ringraziare pubblicamente l'allenatore e i suoi assistenti e perché il capitano riportasse la stima che ho verso la squadra allo spogliatoio». La contestazione a una squadra nata per salvarsi, con un budget da serie B, con sette-uomini-sette, che dopo 14 giornate ha in carniere 16 punti e ha guadagnato le copertine del grande basket nazionale, in effetti ha dell'incredibile. E invece... «I fischi possono starci - sottolinea Maltinti -, ma quegli insulti no. Non li accetto e non voglio più vederli. Non fanno parte della mia concezione di sport. Io sono dell'idea che è proprio quando si perde che si deve incoraggiare la squadra, andarci a cena insieme, sostenerla». È un fiume in piena, il presidente biancorosso. Un fiume di carica e di rabbia, di delusione soprattutto. «Tutti paghiamo il biglietto, e posso accettare i fischi se la squadra dimostra di non essersi impegnata, di non essersi battuta come poteva. E invece non è così: ho visto i giocatori provarci, lottare, giovedì come sempre. Questo non è un gruppo di bastardi ma di professionisti. E non permetto a nessuno di dire che è mancato l'impegno. Certo, la partita è stata brutta, ma questo non significa che non si sia fatto il possibile. Chi vuole bene a Pistoia si vergogni di ciò che è stato fatto: ho visto mani affacciarsi oltre il recinto verso i giocatori, sentito frasi pesantissime». Maltinti chiude con un distinguo: «Chiedo scusa ai tifosi per bene, a quelli che ci seguono con passione, che ci vogliono bene». E proprio dai tifosi organizzati arriva un plauso alle parole del presidente. «I fischi sono legittimi - dicono i Baraonda - così come gli applausi. Ma non è tollerabile un atteggiamento come giovedì, con quegli insulti a fine secondo tempo quando la partita era ancora da giocare. Certe persone non hanno niente a che fare con noi. Ma dato che sappiamo bene chi sono, vanno isolati, per non infangare il resto della tifoseria».
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