Attenzione
«Ci manca il PalaKing ma ce la faremo»
S.M.
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INDISSOLUBILI. Fabio Dani e don Piergiorgio Baronti anime della Valentinas Bottegone Basket Don Baronti racconta: Bassi è un prof, non accetteremmo mai che lasci
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PISTOIA. Se si guarda il 2010 nel complesso della Valentina's Bottegone, si può usare soltanto una parola: trionfo. Chi l'avrebbe mai detto che una piccola realtà come quella giallonera potesse sbarcare in un campionato nazionale vedendosela addirittura con una nobile decaduta come Montecatini. La seconda parte dell'anno, però, non è piaciuta più di tanto al presidente don Piergiorgio Baronti che per la sua creatura cestistica vorrebbe sempre il meglio. Presidente, credeva che salire questo gradino fosse meno complicato? «Abbiamo trovato notevoli difficoltà per approcciare il campionato e questa squadra non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità. La nostra salvezza passa dalle sfide casalinghe anche se nel girone di ritorno le "big" verranno quasi tutte a farci da visita e non sarà facile conquistare punti». Intanto sarà meglio pensare a Montevarchi... «C'è da chiudere il girone con una vittoria in uno scontro diretto. Deve crescere l'amalgama di squadra soprattutto con Michelon, l'ultimo arrivato: è qui per darci una mano e gli altri devono abituarsi ai suoi assist ed alle sue giocate. Quello che mi conforta, però, è che non vedo più la squadra assente delle prime partite». C'è un rimpianto che questo 2010 si porterà via? «Il cambio di categoria ci ha imposto di emigrare da Bottegone e per noi è stato molto difficile. Eravamo abituati ad un certo tipo di clima che al "PalaFermi" non abbiamo più. C'è chi ha faticato più degli altri però abbiamo capito cosa non andava e, anche se non sempre vincenti, possiamo dire la nostra con tutti grazie anche allo sforzo del nostro sponsor che ci ha consentito di prendere un giocatore come Michelon. E poi, ma non lo dico per il solito piagnisteo, non ci sentiamo completamente tutelati dagli arbitri». Quando Giovanni Bassi ha rassegnato le dimissioni, ha avuto paura che il giocattolo si rompesse? «La squadra l'hanno fatta l'allenatore ed il ds e se non risponde sul campo alle attese o la società licenzia il coach o quest'ultimo fa un passo indietro. Quando Bassi mi comunicò la sua volontà, gli scrissi un sms: "La società non accetta nessuna tua dimissione"». Una vera e propria dichiarazione d'amore al suo allenatore... «Il nostro coach mette la massima attenzione fin nei minimi dettagli: sono cose che fanno solo in serie A ed è la dimostrazione che è da categoria superiore. Quando la squadra seppe che aveva dato le dimissioni, molti di loro ci dissero che se andava via Bassi avrebbero fatto le valigie anche loro. Non vogliamo cambiare allenatori tanto per fare, preferirei smettere piuttosto che cambiare mentalità». E cosa c'è da fare per raggiungere la salvezza? «Fare otto punti come nel girone d'andata anche nel ritorno sono un po' pochini. Bisogna arrivare a 20 il prima possibile».
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