Gioco
«Al Q-Round di Coppa ho capito che potevamo vincere la scommessa»
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PAOLO MORETTI Il coach è alla terza stagione sulla panchina biancorossa Il coach della Tuscany confessa: «Volevamo partire bene ma mai mi sarei immaginato di essere così in alto»
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PISTOIA. Sorpreso dai risultati ma non dalla forza della sua Tuscany che, sotto l'albero dei tifosi, ha fatto trovare un terzo posto incredibile. Meritato ma assolutamente isperato appena 4 mesi fa. È un Paolo Moretti rilassato quello che traccia il tradizionale primo bilancio della stagione, quello della pausa nataliza. Il timoniere svela quando ha capito che le scommesse si potevano vincere e promette che sarà il primo ad alzare gli obiettivi. Ma solo dopo il tour de force che aspetta la squadra al rientro dalle vacanze. Coach, dopo le prime 12 gare, il bilancio è positivo... «È molto positivo. Cercando di estraniarsi dai risultati, la cosa veramente soddisfacente è aver costruito un gruppo unito e solido. In seconda battuta aver creato tanto entusiasmo intorno nei tifosi e nella società. Si sente che la città sente la squadra molto vicina». Nella sua tabella di marcia delle "12 vittorie per la salvezza", si aspettava di arrivare alla pausa natalizia con 16 punti? «Non avevo tabelle di marcia anche se speravo di partire bene per dare fiducia al gruppo e all'ambiente. Ma lo ammetto: non mi sarei mai immaginato di essere in questa posizione di classifica. Siamo oltre ogni aspettativa». Qual è stato il momento in cui ha capito che la squadra poteva essere una delle sorprese del campionato? «Direi che il Q-Round di Casale Monferrato è stato importante. La sensazione di aver fatto un buon lavoro l'ho avuta lì quando per 75' minuti siamo stati competitivi contro due formazione più accreditate di noi. In quei due giorni ho capito che le scommesse potevano essere vinte». Dire scommessa vinta ormai significa parlare di Jarvis Varnado. Tre settimane fa affermò che sarebbe rimasto a Pistoia per l'intera stagione ma sono ancora in tanti a fargli la corte... «Quello che ho detto lo ripeto anche se c'è da aspettarsi che l'interesse verso Jarvis cresca ancora. Penso che per lui e per noi, fare tutta la stagione a Pistoia sarebbe la scelta migliore. Ritengo che abbia un potenziale clamoroso per l'Europa e, forse, anche per l'Nba ma anche che debba ancora fare un percorso di maturazione». Varnado si è conquistato titoli e copertine, ma Toppo e Fucka sono stati anch'essi protagonisti. Si aspettava un inizio così importante del capitano? «Diciamo che lo speravo. Parlare dei singoli mi suona molto difficile ma è impossibile non dire che il Fucka delle ultime tre gare è un giocatore da livelli altissimi e che Toppo sta attraversando un momento di grazia dovuto anche alle capacità di Joe Forte di far rendere tutti oltre le proprie capacità. Poi Fiorello, come tutti noi, si sente molto responsabilizzato dalla situazione in cui è partita la stagione e ha a cuore le sorti di club e tifosi». Ha parlato di Forte, giocatore fondamentale anche se non nella veste consueta del cecchino... «Lui è il fulcro del nostro attacco, è il leader emotivo riconosciuto da tutta la squadra». Su Janis Porzingis in molti, compreso lui stesso, avevano dei dubbi... «Si può parlare di bilancio positivo anche per lui nonostante un calo tra la settima e la nona giornata dovuto a un problema fisico. Ho un altro obiettivo da porre a Janis: migliorare alcuni aspetti del gioco e migliorare ancora dal punto di vista mentale. Non deve rinunciare a certi tiri, deve credere più in se stesso». I fatti stanno confermando un'altra sua frase celebre dell'estate: "sette giocatori posson bastare". Ma si era parlato anche di porte aperte ai giovani... «Marzoli ha un ruolo definito disegnato intorno e lui l'ha capito benissimo. In futuro potrà cambiare qualcosa ma, finora è così perché se non ci sono particolari motivi non vedo il motivo di intaccare la chimica di squadra che si è creata. Poi l'infortunio di Saccaggi lo ha tolto giocoforza dalle rotazioni, speriamo di ritrovarlo a gennaio. Gli altri hanno ancora bisogno di tempo e maturazione». La Tuscany ha due punti in più della squadra dello scorso anno che era costruita con budget quasi doppio. Qual è la differenza? «L'anno scorso avevamo più talento e la squadra era più profonda, quest'anno l'esigenza di avere meno uomini ci dà meno opportunità di cambiare e più certezza nei ruoli e nei propri mezzi. Voglio dire che siamo più riconoscibili, facciamo meno cose ma le facciamo meglio. Siamo più concreti e il fatto che siamo la miglior difesa del campionato lo dimostra». Domanda di rito. Cosa si apetta dall'anno nuovo? Questa squadra può migliorare ancora? «Ci aspetta un gennaio molto impegnativo con 6 gare di cui tre nella prima settimana dal 2 al 10. Avremo 4 trasferte e due sfide interne con Veroli e Casale Monferrato. Sarà un mese che ci dirà se possiamo ambire a qualcosa di più importante. Ma finché non avremo toccato quota 24 punti, continueremo a pensare alla salvezza. Lì sarò io il primo ad alzare l'asticella. Diciamo che potremo parlarne il primo febbraio».
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