Gioco
Quella vendetta attesa da una vita arriva 28 anni dopo
Cristiano Rabuzzi
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Dopo tanti anni sono tornato allo stadio domenica scorsa assieme a mio padre, tifoso doc dal lontano 1946 e mi è tornato in mente un Forte dei Marmi-Pistoiese ben più amaro di questo. Eravamo insieme al Forte, quel maledetto 28 maggio 1972 allorché la Pistoiese, nell'ultima di campionato, pareggiò 0-0, buttando via un campionato di serie D già vinto e venendo costretta a un drammatico spareggio, poi perso contro il Montevarchi a Firenze. Inutile dire che ho provato il gusto sadico del tifoso nel cogliere una vendetta (sportiva, per carità) attesa da una vita. Almeno dal sottoscritto. Prima frazione di cottura a fuoco lento, poi il rigore di Fedi ci fa illudere di vivere un finale dai nervi distesi, seppure un clamoroso palo di Mennini Righini e due ghiotte palle gol non finalizzate dal combattivo Lisi facciano suonare sinistri campanelli d'allarme. Il pareggio versiliese è un incubo che si materializza beffardo alla luce dei riflettori, ma gli arancioni hanno ancora energie per riversarsi in avanti e piazzare l'1-2 decisivo con Lisi e Marrani. Così da accendere una giornata grigia e malinconica, con le montagne spruzzate di neve a fare da sfondo e un bellissimo color arancione a scaldare i cuori dei tifosi. Fuori dello stadio, il popolo arancione sfolla contento, mentre il supertifoso Angiolino Scannerini regala attimi di vera comicità. In sella a una bici forse persa da Bartali sul Tourmalet, sentenzia: «Sono venuto in bicicletta, perché avevo paura che piovesse...». Un tripudio. Altro che Zelig. Qui si prendono tutti di tacco.
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