Gioco
«Forte ma ancora acerbo» Iacopini racconta Varnado: qui può fare il grande salto
Elisa Pacini
◗
LAGENTE DI JARVIS Massimo Iacopini con la maglia della Benetton ha scritto pagine importanti del basket italiano Dopo esser stato anche team manager a Treviso ora fa il procuratore «Ha solo 22 anni ed è normale che sia un po' spaesato ma Pistoia è la città perfetta per lui e se ne accorgerà presto»
4 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. L'exploit del Pistoia Basket nei Q-round di Coppa Italia sono stati all'insegna del tornado-Varnado. L'esordiente pivot americano ha "finito" il precampionato (finora altalenante) con due partite da assoluto protagonista, nonostante non sia ancora al 100% dal punto di vista fisico e (come gli altri) si debba ancora del tutto oliare con i giochi di squadra. Non c'è che dire: la "scelta" di Miami ha acceso il count-down verso l'esordio in campionato dei biancorossi. Attorno a lui l'aspettativa dei tifosi e degli addetti ai lavori è molto alta. Ma chi è Jarvis Varnado? A parte le sue caratteristiche sul campo, le iniziali a caratteri cubitali tatuate sui muscoli e l'amico che si è portato dal Tennessee per sentire meno la nostalgia di casa, di Jarvis si sa poco. E così abbiamo chiesto di raccontarci le sensazioni del suo primo mese pistoiese da chi lo segue da vicino, il suo agente italiano (nonché simbolo della Benetton anni Ottanta e Novanta) Massimo Iacopini. «Jarvis - racconta il procuratore empolese - è "acerbo" sia sul campo che come esperienze di vita. Per questo è normale che sia un po' spaesato. Pistoia però è la città perfetta per lui. C'è gente amichevole, avrà un alto minutaggio e c'è un coach che è stato un grande giocatore e sa quali sono le difficoltà che ha un giovane americano di colore, alla prima esperienza lontano da casa sua». Non usa giri di parole Iacopini per inquadrare Varnado dentro e fuori del campo. Dalla sua descrizione si capisce chiaramente quanto l'esplosione del potenziale del pivot americano («per le caratteristiche fisiche che ha - dice Iacopini - può essere dominante ma ancora non ha l'esperienza per farlo») vada di pari passo con un ambientamento in una realtà nuova e quanto più lontana da un ragazzone nato e cresciuto nel «profondo sud degli Stati Uniti - come sottolinea Iacopini - che si trova per la prima volta ad avere punti di riferimento di diversa nazionalità, cultura e colore della pelle». «Quando si ha a che fare con un rookie - continua l'ex di Treviso - è difficile che questi giocatori facciano subito la differenza, come succedeva quando giocavo io. Anche quelli che vengono scelti dall'Nba, fanno fatica all'inizio. Jarvis è un tipo particolare, ha grandi potenzialità ma molte sono da sviluppare sia sul piano fisico che tecnico. Ma ricordiamoci che ha 22 anni ed ha giocato solo nei college. Va tenuto ben presente, anche se la sua università (Missisipi State) è molto importante, dove Jarvis tra l'altro è stato compagno di squadra di Gordon (ex di Fortitudo Bologna e ora al Cska Mosca)». Nello sport, si sa, le vittorie e le buone prestazioni aiutano in tutti i sensi. E dopo aver dato lezioni di stoppate nel weekend piemontese, lo stesso Varnado sembra iniziare a calarsi nella nuova realtà. «L'ho sentito lunedì - continua Iacopini - ed era molto contento per le due partite di Casale Monferrato. Anche se penso che sarà molto più contento tra qualche giorno quando arriverà la sua fidanzata. Ora gli manca tutto quello profuma di Stati Uniti ma piano piano quando capirà che la gente intorno a Pistoia gli vuole bene e si fiderà sempre più di loro, la diffidenza sparirà. Mi auguro che superi presto la nostalgia ma so che in questo avrà l'aiuto di Paolo Moretti e di tutti i dirigenti di Pistoia, che sono miei amici e che sanno che anche per il club, avere un giocatore come Varnado è un'ottima opportunità». Verso Varnado ambiente e tifosi devono fare la loro parte ma, Iacopini lo dice chiaramente, molto dipenderà da lui. «Jarvis - continua l'agente - ha grandi potenzialità ma sono ancora da sviluppare sia sul piano fisico che del gioco. E' rimasto piuttosto colpito del livello alto delle gare di questo campionato molto competitivo. Deve capire che, nonostante lui sia una scelta Nba, non si può permettere di snobbarlo e di dare il 50%, perché non basta. La sua crescita dipenderà da lui, dalla sua voglia di soffrire. Certo se sentirà calore intorno a sé, sarà più facile ambientarsi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
