Sicurezza
«Proteggete Joe, vi ripagherà»
Elisa Pacini
Le dritte di Banchi su Forte: talento eccezionale ma ha bisogno di affetto
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PISTOIA. «Joe è un giocatore tanto intrigante a livello tecnico, quanto lo è a livello caratteriale. Con lui e Varnado, Pistoia può scoprire o riscoprire giocatori importantissimi per i nostri campionati». Luca Banchi, uno degli allenatori più vincenti a livello giovanile, per anni head coach a Livorno tra A1 e A2 e dal 2006 vice di Simone Pianigiani nel ciclo «quasi irripetibile» (per sua ammissione) della Mens Sana Siena, plaude alle scelte a stelle e strisce del nuovo Pistoia Basket. Varnado l'ha visto negli Stati Uniti, Forte invece lo conosce benissimo per averlo allenato nell'anno del primo scudetto Montepaschi dell'era Minucci, e non è un caso che mercoledì dopo l'amichevole dei biancorossi con la Virtus Siena, Banchi sia corso a salutarlo. Chi meglio di lui dunque per farsi raccontare Joe Forte, uomo e giocatore? Nel suo ritratto della guardia di Atlanta, ci tiene a scartare l'opzione quasi scontata del "genio e sregolatezza". «Joe è spontaneo e questo a volte lo tradisce - dice Banchi - ma per un allenatore, un giocatore come lui è un grosso stimolo». Come fu l'anno di Forte a Siena? «Era l'annata della ricostruzione, con la promozione di Pianigiani in panchina e tanti volti nuovi che sembravano non calzare con le ambizioni. Tipo McIntyre da Reggio Emilia, Sato da Jesi, Baxter da un'annataccia al Panathinaikos e Forte su cui l'opinione pubblica si scatenò. Si rincorrevano le voci più disparate sul suo carattere, che gli aveva negato il cammino preferenziale che si addice a una prima scelta Nba. Il campo però dimostrò tutt'altro, cioè il suo indubbio talento». Ricordi speciali? «La sua grande personalità e le sue giocate che ci hanno illuminato gli occhi. Ci sono stati momenti di debolezza, normali per chi come Joe non ha mezze misure. Ma li abbiamo saputi gestire insieme. Quell'anno, Joe conobbe la sua attuale compagna e madre della figlia. Il suo trasferimento a Siena gli dette molto equilibrio». Come fa un giocatore che vince lo scudetto, partendo per 44 partite in quintetto, a finire in Legadue? «Lui fu protagonista di quell'anno travolgente e Siena ha fatto molto per lanciarlo in scenari a lui consoni. Forse non ha saputo sfruttare queste occasioni ma, forse non ha sentito intorno quell'affetto sincero di cui ha bisogno. Joe è un puro e talvolta va letteralmente protetto. E' un giocatore che ci ha mostrato un basket di altissimo livello e ci ha messo alla prova nella gestione emotiva del gruppo. Non ha bisogno di privilegi ma di una dedizione particolare, che a Siena aveva trovato nel rapporto con il presidente Minucci, con l'allenatore e la squadra. Io tiferò sempre per lui e sono contento che società come Pistoia, vogliano scommetere su Joe». Cosa può dare Forte a Pistoia? «Inserirlo dall'inizio è importantissimo. L'ho trovato pronto fisicamente e sono sicuro che Moretti gli vuol disegnare addosso un ruolo importante. Joe è una combo-guard abile a muoversi facilmente nel ruolo di play e di guardia con fondamentali sorprendenti». Pistoia le piace? «Ha fatto scelte intriganti negli americani. Dall'affidabilità di Joe e la valorizzazione di Varnado passerano le ambizioni del club. Ho visto Varnado alla Summer League. Non ha avuto molto spazio ma lì ha dimostrato di essere un'atleta come pochi. A Pistoia ha un'opportunità pazzesca, in un anno può accumulare una formazione paragonabile all'intero percorso universatario. Lui porta talento e fisicità da categoria superiore ma lo staff tecnico può insegnargli a giocare. Può essere uno dei giocatori più interessanti del campionato insieme a Reynolds di Veroli».
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