Gioco
«A Pistoia sto da dio ma mi sento più forte di tanti di A1»
Elisa Pacini
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PISTOIA. Che Tamar Slay sia entrato nel cuore dei tifosi pistoiesi non fa notizia. Ma che anche i fans biancorossi abbiano fatto breccia nel cuore di un americano, beh questo è una bella soddisfazione. Tamar Slay ha fatto vedere a Pistoia non solo il suo talento ma anche una professionalità incredibile. Domenica sera dopo il ko con Sassari ha fatto il giro di campo per salutare tutti i tifosi. E ieri ha lanciato loro un altro messaggio: «Dite ai tifosi di Pistoia che li amo». Slay, che stagione è stata? «Per me è stata una buona stagione, senza infortuni seri in cui mi sono allenato duramente. Penso che sia stata una stagione positiva anche per la squadra. Abbiamo dato il massimo anche se non siamo riusciti ad andare avanti nei playoff. Ricordo che quando lessi i pronostici iniziali, rimasi molto male, vedendo che ci davano nelle ultime posizioni. E invece abbiamo fatto un ottimo risultato». Cosa è mancato a Pistoia? «Penso che se questa squadra avesse l'occasione di rimanere insieme per un altro anno potrebbe vincere il campionato. Ci vuole tempo per lavorare insieme e penso che nelle gare che abbiamo perso a Jesi, Latina e Rimini, ha influito questo. L'unica eccezione è stata Brindisi. Fuori casa una squadra deve essere in grado di crearsi quell'entusiasmo che in trasferta è più difficile. Per farlo, bisogna conoscersi bene come giocatori. E solo le squadre che giocano insieme da tempo, ce l'hanno». Restringendo il campo alla serie playoff, è stata più brava Sassari o Pistoia ha di che rimproverarsi? «Il campo ha detto che ci hanno battuto e vuol dire che ci è mancato qualcosa. Non siamo peggiori di loro e se avessimo vinto gara-4, ci saremmo giocati la quinta partita alla grande». Sui playoff di Slay, che valutazione si dà? «Se non avessi avuto i due falli iniziali in gara-4 avremmo vinto. In tutta la serie, i falli mi hanno penalizzato». Ha detto più volte di sentirsi il leader. Con Fucka vi siete alternati nel ruolo di trascinatori. Come è stato il vostro rapporto? «Penso che sia io che lui, siamo stati dei buoni esempi per i giovani, per migliorare non solo per il gioco ma anche per la serietà negli allenamenti. Lui ha più esperienza di me, gioca ai massimi livelli da 20 anni, e per me come per gli altri è come un allenatore in campo. Sei sicuro che se fai un errore, lui te lo fa notare ma ti dice anche come non ripeterlo. Abbiamo avuto un buon feeling». I tifosi la blinderebbero a Pistoia. Dove si vede e che ambizioni ha Slay per l'anno prossimo? «Non lo so. So solo che Pistoia è stata la mia miglior esperienza in Italia. Ma per essere onesti, tante volte guardo l'A1 italiana e penso che potrei giocarci anch'io, che sono più forte di alcuni giocatori che ci sono. Da una parte c'è che sono un competitore e questo mi spingerebbe a voler provare a giocare lì ma dall'altra, c'è che la Legadue è un campionato molto bello e a Pistoia mi sono trovato benissimo. Tante volte mia moglie mi ha detto che qui mi ha visto veramente felice». Dica la verità, dopo un campionato così, si è preso la rivincita su chi non ha creduto in lei? «In un certo senso sì. Volevo dimostrare di non essere solo un buon giocatore ma anche un giocatore sano. Nella scorsa estate, dopo Avellino, il rumors del mercato era che fossi un giocatore infortunato. Ma io non giocavo in campionato perché c'erano 5 americani per 4 posti. Anche l'anno scorso ero uno dei migliori, ma giocavo solo in Eurolega. Quello che dicevano di me, mi ha penalizzato». Ora cosa farà? «Farò il mio camp con i bambini nella mia città a Beckely. Poi mi godrò la mia famiglia e viaggerò. Dopo andrò a Los Angeles per ricominciare il lavoro individuale con i giocatori della mia agenzia tra cui tanti campioni dell'Nba come Derrick Rose dei Chicago Bulls e Russell Westbrook di Oklahoma».
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