Gioco
BASKET
La trasformazione della curva Pistoia
Elisa Pacini
Ogni giorno si ritrovavano all'Alibabar e preparano le iniziative. «Volevamo ricordare a Bertolazzi che gli vogliamo bene»
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PISTOIA. Gli attimi che hanno preceduto l'inizio di Pistoia-Vigevano rimarranno tra i più belli di questa stagione. Se il batticuore e mille ricordi erano da mettere in conto col ritorno di Bertolazzi in quello che per quattro anni è stato il suo palazzetto, in pochi si aspettavano però un'accoglienza così. La gigantografia stesa sulla curva dalla Baraonda Biancorossa, col campanile del Duomo a cornice del sorriso di Bertolazzi in canotta biancorossa dopo la conquista dello scudetto dilettanti, è stata forse la più bella realizzata dal giovane gruppo che anima il tifo e che ha festeggiato da poco il suo primo anno di vita.
«È un'idea nata addirittura in estate - racconta Federico Leporatti, presidente della Baraonda -. È in quel momento infatti che si programma la stagione selezionando le gare speciali. Sai che torna uno come Bertolazzi e bisogna ricordargli che gli si vuole ancora bene. Da quel momento il lavoro diventa confronto di idee, acquisto del materiale fino alla realizzazione della gigantografia che è stata resa possibile col contributo economico di diversi tifosi. Da tempo poi pensavamo a fare qualcosa per la nostra squadra, che al di là dell'ultimo periodo, sta facendo un buon campionato. E abbiamo deciso che era questa l'occasione per farlo». E così sono nati i volti dei dieci biancorossi appesi sul cielo della curva.
Non è la prima volta che la Baraonda fa parlare di sè, da quando nel febbraio 2009 il gruppo nacque e i suoi componenti si contavano sulle dita di due mani. Oggi in curva ci sono ogni domenica dai 50 ai cento tifosi, roba non comune in LegaDue. «Siamo nati dall'idea di coprire il vuoto lasciato dopo lo scioglimento dei Red Devils - continua Leporatti - alcuni ex componenti del gruppo e altre persone che fino a quel momento stavano in altri settori del palazzetto, hanno dato vita a una nuova tipologia di tifosi. Ma all'inizio quando andava bene, eravamo in 10. Poi in estate ci siamo dati uno statuto e creato un club ufficiale all'Alibabar, il bar del PalaFermi, dove nascono tutte le nostre iniziative.
Il tifo a Pistoia c'è sempre stato, noi vogliamo renderlo goliardico al massimo. Vorremmo fare qualcosa ogni volta che la squadra gioca in casa, per far venire la voglia a tutti di venire al palazzetto anche per vedere cosa combiniamo». Tra l'organizzazione di trasferte con gite annesse (la prossima sarà a Venezia) o di una lotteria con la maglia di Slay autografata, la Baraonda è cresciuta numericamente nonostante il sali scendi della squadra e la solita altalena di presenti al PalaFermi spesso più vicino alle 2000 che alle 3000 unità.
C'è chi organizza trasferte con gite annesse per richiamare famiglie intere (la prossima sarà domenica a Venezia), chi allestisce le lotterie e chi disegna come Matteo, l'autore di quelle coreografie viste anche con Casale e Rimini che in realtà continuano una tradizione che contraddistingue la curva Pistoia fin da quando molti dei ragazzi che oggi tifano cantando intorno ai fondatori della Baraonda, forse non erano nemmeno nati. Perché l'età media della curva è scesa tantissimo visto che tra gli anni d'oro dell'Olimpia e la LegaDue di Pistoia Basket c'è di mezzo una generazione tonda tonda. «Per noi è una grande soddisfazione - dice Federico - vedere coinvolti nel tifo ragazzi giovanissimi e il nostro intento è proprio questo. Il nostro messaggio è che il tifo è divertente, che cantare per la squadra è un modo per passare una serata divertente con gli amici».
«È un'idea nata addirittura in estate - racconta Federico Leporatti, presidente della Baraonda -. È in quel momento infatti che si programma la stagione selezionando le gare speciali. Sai che torna uno come Bertolazzi e bisogna ricordargli che gli si vuole ancora bene. Da quel momento il lavoro diventa confronto di idee, acquisto del materiale fino alla realizzazione della gigantografia che è stata resa possibile col contributo economico di diversi tifosi. Da tempo poi pensavamo a fare qualcosa per la nostra squadra, che al di là dell'ultimo periodo, sta facendo un buon campionato. E abbiamo deciso che era questa l'occasione per farlo». E così sono nati i volti dei dieci biancorossi appesi sul cielo della curva.
Non è la prima volta che la Baraonda fa parlare di sè, da quando nel febbraio 2009 il gruppo nacque e i suoi componenti si contavano sulle dita di due mani. Oggi in curva ci sono ogni domenica dai 50 ai cento tifosi, roba non comune in LegaDue. «Siamo nati dall'idea di coprire il vuoto lasciato dopo lo scioglimento dei Red Devils - continua Leporatti - alcuni ex componenti del gruppo e altre persone che fino a quel momento stavano in altri settori del palazzetto, hanno dato vita a una nuova tipologia di tifosi. Ma all'inizio quando andava bene, eravamo in 10. Poi in estate ci siamo dati uno statuto e creato un club ufficiale all'Alibabar, il bar del PalaFermi, dove nascono tutte le nostre iniziative.
Il tifo a Pistoia c'è sempre stato, noi vogliamo renderlo goliardico al massimo. Vorremmo fare qualcosa ogni volta che la squadra gioca in casa, per far venire la voglia a tutti di venire al palazzetto anche per vedere cosa combiniamo». Tra l'organizzazione di trasferte con gite annesse (la prossima sarà a Venezia) o di una lotteria con la maglia di Slay autografata, la Baraonda è cresciuta numericamente nonostante il sali scendi della squadra e la solita altalena di presenti al PalaFermi spesso più vicino alle 2000 che alle 3000 unità.
C'è chi organizza trasferte con gite annesse per richiamare famiglie intere (la prossima sarà domenica a Venezia), chi allestisce le lotterie e chi disegna come Matteo, l'autore di quelle coreografie viste anche con Casale e Rimini che in realtà continuano una tradizione che contraddistingue la curva Pistoia fin da quando molti dei ragazzi che oggi tifano cantando intorno ai fondatori della Baraonda, forse non erano nemmeno nati. Perché l'età media della curva è scesa tantissimo visto che tra gli anni d'oro dell'Olimpia e la LegaDue di Pistoia Basket c'è di mezzo una generazione tonda tonda. «Per noi è una grande soddisfazione - dice Federico - vedere coinvolti nel tifo ragazzi giovanissimi e il nostro intento è proprio questo. Il nostro messaggio è che il tifo è divertente, che cantare per la squadra è un modo per passare una serata divertente con gli amici».
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