BASKET
Moretti ammette:«L'inizio è stato duroc'era tanta pressione»
Saverio Melegari
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UTILE. Gregor Fucka, qualche errore ma 8 falli subitiSe per i primi diciassette minuti di partita, Paolo Moretti non sapeva a che santo affidarsi, ad inizio ripresa ha capito che san Tamar era quello giusto. Grazie alla prova monstre dell'ex Avellino, la Carmatic torna alla vittoria e cerca di spazzare via qualche brutta nuvola che si era addensata sopra il PalaFermi. Ma i malanni non sono certo spariti tutto d'un colpo.
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PISTOIA. Se per i primi diciassette minuti di partita, Paolo Moretti non sapeva a che santo affidarsi, ad inizio ripresa ha capito che san Tamar era quello giusto. Grazie alla prova monstre dell'ex Avellino, la Carmatic torna alla vittoria e cerca di spazzare via qualche brutta nuvola che si era addensata sopra il PalaFermi. Ma i malanni non sono certo spariti tutto d'un colpo.
«L'inizio è stato molto difficile - spiega il coach biancorosso - perché c'era molta pressione su di noi come, in questa stagione, era successo con Imola e con Venezia. In più, c'era il fatto che Pavia ricorre a dei tatticismi in campo che, spesso e volentieri, non sai cosa ti troverai di fronte. Devo dire, però, che la chiave del match sono stati gli ultimi due minuti del secondo quarto quando la squadra ha eseguito quello che avevo chiesto per tutta la settimana: correre ed attaccare il meno possibile la difesa schierata. In più, è arrivato quel qualcosa che ha acceso emotivamente l'incontro e ci siamo tolti la scimmia dalle spalle».
Quando la tua squadra vince con 78 punti e un tuo giocatore, nella fattispecie Slay, ne segna 37 con 7 rimbalzi e 2 assist, è inevitabile parlare del singolo piuttosto che del gruppo. «Direi che sia Tamar che Forte ci hanno fatto divertire - continua Moretti - ma non voglio limitare il discorso dei singoli soltanto a lui, perché se è vero che Slay è stato bravo a finalizzare e servire i compagni, lo sono stati altrettanto Fucka che ha cercato di prendersi più falli possibile e Casini che era in grande condizione».
E' rammaricato, invece, Walter De Raffaele per la sconfitta che lascia la sua Pavia al penultimo posto. «Dispiace tanto - commenta a caldo l'ex play biancazzurro - perché, soprattutto nel secondo periodo, non siamo riusciti ad andare all'intervallo con un vantaggio più ampio e, subito dopo il rientro, tre tiri aperti non sono entrati e lì è girato il match. Poi quando hai l'opportunità di metterla e prendi solo il ferro ci sta di perdere, d'altra parte si chiama pallacanestro e non palla al ferro». Ogni riferimento al sanguinoso 1/7 da tre di Boykin è puramente voluto.
«L'inizio è stato molto difficile - spiega il coach biancorosso - perché c'era molta pressione su di noi come, in questa stagione, era successo con Imola e con Venezia. In più, c'era il fatto che Pavia ricorre a dei tatticismi in campo che, spesso e volentieri, non sai cosa ti troverai di fronte. Devo dire, però, che la chiave del match sono stati gli ultimi due minuti del secondo quarto quando la squadra ha eseguito quello che avevo chiesto per tutta la settimana: correre ed attaccare il meno possibile la difesa schierata. In più, è arrivato quel qualcosa che ha acceso emotivamente l'incontro e ci siamo tolti la scimmia dalle spalle».
Quando la tua squadra vince con 78 punti e un tuo giocatore, nella fattispecie Slay, ne segna 37 con 7 rimbalzi e 2 assist, è inevitabile parlare del singolo piuttosto che del gruppo. «Direi che sia Tamar che Forte ci hanno fatto divertire - continua Moretti - ma non voglio limitare il discorso dei singoli soltanto a lui, perché se è vero che Slay è stato bravo a finalizzare e servire i compagni, lo sono stati altrettanto Fucka che ha cercato di prendersi più falli possibile e Casini che era in grande condizione».
E' rammaricato, invece, Walter De Raffaele per la sconfitta che lascia la sua Pavia al penultimo posto. «Dispiace tanto - commenta a caldo l'ex play biancazzurro - perché, soprattutto nel secondo periodo, non siamo riusciti ad andare all'intervallo con un vantaggio più ampio e, subito dopo il rientro, tre tiri aperti non sono entrati e lì è girato il match. Poi quando hai l'opportunità di metterla e prendi solo il ferro ci sta di perdere, d'altra parte si chiama pallacanestro e non palla al ferro». Ogni riferimento al sanguinoso 1/7 da tre di Boykin è puramente voluto.
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