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Ora Slay si veste da capitano

Saverio Melegari /
<strong>FACCIA DA LEADER.</strong> Tamar Slay ormai parla come un capitano
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FACCIA DA LEADER. Tamar Slay ormai parla come un capitano

Ha voglia di parlare Tamar Slay. Ma, soprattutto, ha voglia di tornare ad essere protagonista ed ha bisogno che tutto l'ambiente sia carico per dimostrare di nuovo quanto vale. Ed ecco che, strano a dirsi per un americano, quando i giornalisti stanno per chiudere i propri taccuini dopo l'intervista, lui li ferma e aggiunge. «Voglio lanciare un appello ai tifosi - dice senza mezzi termini Tamar - perché è di loro che adesso abbiamo bisogno.

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PISTOIA. Ha voglia di parlare Tamar Slay. Ma, soprattutto, ha voglia di tornare ad essere protagonista ed ha bisogno che tutto l'ambiente sia carico per dimostrare di nuovo quanto vale. Ed ecco che, strano a dirsi per un americano, quando i giornalisti stanno per chiudere i propri taccuini dopo l'intervista, lui li ferma e aggiunge. «Voglio lanciare un appello ai tifosi - dice senza mezzi termini Tamar - perché è di loro che adesso abbiamo bisogno.

Quando le cose vanno male sarebbe troppo facile pensare che noi non siamo bravi ed allora dico che con il loro aiuto torneremo quelli di due mesi fa. Se ci sosterranno, sono convinto che non se ne pentiranno». Più che da americano, verrebbe da dire parole da capitano.
Nonostante questo, comunque, non è facile parlare del momento attuale della Carmatic, soprattutto dopo la sconfitta inattesa di Latina e per l'atteggiamento dimostrato in campo. «E' un periodo che perdiamo delle partite - dice Slay - che, prima di giocarle, pensavamo di vincere ma non ci vuole panico di fronte a questo momento difficile della stagione. Fuori casa non rendiamo come al PalaFermi perché, probabilmente, abbiamo un po' meno sicurezza, però penso che la causa maggiore sia il fatto che non riusciamo mai ad allenarci con regolarità e se sempre, in una settimana, salti due o tre giorni poi non arrivi preparato alla partita, mentre magari gli avversari sono al completo e ti puniscono».

E in infermeria uno dei più presenti è proprio il numero 15 biancorosso. Già in alcune circostanze Slay era dato in dubbio alla vigilia e poi è rimasto in campo per 30', non rendendo al meglio. Ovviamente, non si può trattare solo di pretattica. «Il coach mi chiede come mi sento - continua Slay - e io dico di farcela e rimango in campo a lungo. Chiaramente, con le infiltrazioni e le medicine posso sentire meno dolore ma non mi posso certo immaginare di avere un ritmo di gioco uguale a quando sto bene. Le alternative a me in squadra ci sono, perché tutti si aiutano e perché, altrimenti, non si spiegherebbe la vittoria su Sassari».

Ma c'è una cosa che fa arrabbiare Tamar Slay ed è quella di pensare a quanti punti dovrà fare la Carmatic da qui alla fine del girone di ritorno. «Adesso penso solo a Pavia - conclude l'ala americana - ai playoff ci penseremo più avanti quando sarà il momento e penso che, ultimamente, si è parlato un po' troppo di quelli che sono gli obiettivi stagionali dimenticandosi quelli settimanali. Non c'è da pensare a quanti punti fare nelle ultime otto partite, dobbiamo concentrarci solo per vincere contro Pavia».

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