Gioco
BASKET LEGADUE
Pistoia trionfa nell'inferno del PalaFermi
Giulio Corsi
◗
VENDETTA. Moretti si è riscattato dal ko di aprile che bruciava ancoraContro una squadra di mostri sacri e alle magie di Scarone e Myers i biancorossi difendono con la clava e trovano punti da nove uomini
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Chi continua a negarlo dice una bugia grande come il cuore di questa Carmatic: Pistoia ha bisogno del derby. Tremila persone in estasi davanti al quinto sigillo biancorosso, un palazzo che così non si vedeva dall'ultima sfida con Montecatini, acceso dall'anima della band di Moretti ma anche dalle provocazioni balistiche di un German Scarone scatenato ed esaltato dal suo passato rossoblu.
Alla fine sembrava un duello tutto personale tra l'ex bombardiere dello Sporting e la Carmatic. E la Carmatic non l'ha vinto, l'ha stravinto. Riaccendendo sugli spalti del vecchio PalaFermi immagini e brividi che sembravano archiviati nella macchina del tempo: gente alla balaustra, caos infernale, la mano infallibile del Germano provocatore che nel girone dantesco trema e spedisce sul ferro uno dei due tiri liberi che si era conquistato con esperienza dopo aver costretto Skinn al quarto fallo e poi a un tecnico (35'34", 78-70). E poi un centinaio di tifosi che quasi un'ora dopo la partita sono ancora sul parquet davanti al tunnel degli spogliatoi ad urlare "siam venuti fin qua per vedere segnare Tamar".
Ora una raccomandazione: vietato prendere impegni il 27 e 28 febbraio, perché con questa vittoria il pass per le final four di Coppa è quasi matematico. La giornata di oggi potrebbe già dare il verdetto definitivo, ma le possibilità per un traguardo che un mese fa era impensabile sono decisamente alte anche in caso di eventuale ko domenica a Udine.
Nei numeri, 2009 o 2010 non fa differenza per la squadra di Paolo Moretti: il filotto arriva ora a 5 vittorie consecutive. Ma nella sostanza di questo successo c'è tanto, tanto di più rispetto a quando il gold moment è iniziato: una squadra vera, che riesce ad attingere qualità da tutti i suoi uomini, non solo a vivere sulle magie di Slay e Skinn. Vittoria da class action, insomma. Tre esempi? Eccoli: lo schiaccione di prepotenza di Ringstrom a metà terzo quarto quando Rimini per l'ennesima si stava riportando sotto (58-52 dopo un 10-6 dei romagnoli). O le due bombe nel secondo quarto di un Berti finalmente sicuro di sè, utilissime a ricucire lo strappo che i romagnoli avevano scritto a inizio match. Ma anche i 4 punti a fila (tra terzo e quarto quarto) di Canavesi.
Ma la chiave vera di questa vittoria è stata un'altra: la faccia di Pistoia. È sembrato quasi che Moretti avesse mostrato ai suoi uomini, vecchi e nuovi, il video della sconfitta dell'anno scorso nel 105 Stadium e quella raffica di falli subiti ad opera della squadra di Giancarlo Sacco. Stavolta però la clava l'hanno presa in mano dalla palla a due alla sirena i giocatori biancorossi: nessuno sconto, occhi della tigre, e anche le unghie. Avanti così, ora. L'atteggiamento giusto è questo.
Qualcosa da rivedere ci sarà ancora una volta nella costruzione dell'attacco: perché Pistoia a difesa schierata pur girando con una fluidità migliore del passato (ma davanti aveva una difesa non certo di acciaio inox) in più di una occasione ha dato l'impressione di non sapere cosa fare e di vivere di improvvisazioni. E forse poteva tentare di uccidere prima una Riviera Solare che per i soli uomini che schierava in campo meritava il prezzo del biglietto, ma che è stata costretta a giocare praticamente sempre con lo stesso quintetto di 31.5 anni di media (Scarone ed Eliantonio in campo 36', Bennerman 38', Myers 30').
Partita bellissima, fatta di un allungo romagnolo (8-16 al 7' firmato dai lunghi Ebi ed Elia), poi del recupero pistoiese (31-31 al 15' marchiato Simone Berti) e di due allunghi biancorossi, quello del 46-37 al 19' grazie all'unico guizzo di Fucka (risucchiato sul 54-52), e quello decisivo dell'ultimo quarto, rabbioso davanti alle provocazioni e alle magie di Scarone, che dal 68 pari del 33' trascinava i biancorossi al 78-70 grazie ai canestri a fila di Slay, Fucka, Skinn e Toppo. Come dire: il timbro finale della vittoria di squadra.
Alla fine sembrava un duello tutto personale tra l'ex bombardiere dello Sporting e la Carmatic. E la Carmatic non l'ha vinto, l'ha stravinto. Riaccendendo sugli spalti del vecchio PalaFermi immagini e brividi che sembravano archiviati nella macchina del tempo: gente alla balaustra, caos infernale, la mano infallibile del Germano provocatore che nel girone dantesco trema e spedisce sul ferro uno dei due tiri liberi che si era conquistato con esperienza dopo aver costretto Skinn al quarto fallo e poi a un tecnico (35'34", 78-70). E poi un centinaio di tifosi che quasi un'ora dopo la partita sono ancora sul parquet davanti al tunnel degli spogliatoi ad urlare "siam venuti fin qua per vedere segnare Tamar".
Ora una raccomandazione: vietato prendere impegni il 27 e 28 febbraio, perché con questa vittoria il pass per le final four di Coppa è quasi matematico. La giornata di oggi potrebbe già dare il verdetto definitivo, ma le possibilità per un traguardo che un mese fa era impensabile sono decisamente alte anche in caso di eventuale ko domenica a Udine.
Nei numeri, 2009 o 2010 non fa differenza per la squadra di Paolo Moretti: il filotto arriva ora a 5 vittorie consecutive. Ma nella sostanza di questo successo c'è tanto, tanto di più rispetto a quando il gold moment è iniziato: una squadra vera, che riesce ad attingere qualità da tutti i suoi uomini, non solo a vivere sulle magie di Slay e Skinn. Vittoria da class action, insomma. Tre esempi? Eccoli: lo schiaccione di prepotenza di Ringstrom a metà terzo quarto quando Rimini per l'ennesima si stava riportando sotto (58-52 dopo un 10-6 dei romagnoli). O le due bombe nel secondo quarto di un Berti finalmente sicuro di sè, utilissime a ricucire lo strappo che i romagnoli avevano scritto a inizio match. Ma anche i 4 punti a fila (tra terzo e quarto quarto) di Canavesi.
Ma la chiave vera di questa vittoria è stata un'altra: la faccia di Pistoia. È sembrato quasi che Moretti avesse mostrato ai suoi uomini, vecchi e nuovi, il video della sconfitta dell'anno scorso nel 105 Stadium e quella raffica di falli subiti ad opera della squadra di Giancarlo Sacco. Stavolta però la clava l'hanno presa in mano dalla palla a due alla sirena i giocatori biancorossi: nessuno sconto, occhi della tigre, e anche le unghie. Avanti così, ora. L'atteggiamento giusto è questo.
Qualcosa da rivedere ci sarà ancora una volta nella costruzione dell'attacco: perché Pistoia a difesa schierata pur girando con una fluidità migliore del passato (ma davanti aveva una difesa non certo di acciaio inox) in più di una occasione ha dato l'impressione di non sapere cosa fare e di vivere di improvvisazioni. E forse poteva tentare di uccidere prima una Riviera Solare che per i soli uomini che schierava in campo meritava il prezzo del biglietto, ma che è stata costretta a giocare praticamente sempre con lo stesso quintetto di 31.5 anni di media (Scarone ed Eliantonio in campo 36', Bennerman 38', Myers 30').
Partita bellissima, fatta di un allungo romagnolo (8-16 al 7' firmato dai lunghi Ebi ed Elia), poi del recupero pistoiese (31-31 al 15' marchiato Simone Berti) e di due allunghi biancorossi, quello del 46-37 al 19' grazie all'unico guizzo di Fucka (risucchiato sul 54-52), e quello decisivo dell'ultimo quarto, rabbioso davanti alle provocazioni e alle magie di Scarone, che dal 68 pari del 33' trascinava i biancorossi al 78-70 grazie ai canestri a fila di Slay, Fucka, Skinn e Toppo. Come dire: il timbro finale della vittoria di squadra.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
