Sicurezza
pistoia calcio
Morire sì ma non in silenzio
Qualcuno tra la decina di tifosi che ieri mattina si sono presentati nella sala del Gonfalone, alla fine della conferenza stampa ci suggeriva di titolare "Morire in silenzio".
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Qualcuno tra la decina di tifosi che ieri mattina si sono presentati nella sala del Gonfalone, alla fine della conferenza stampa ci suggeriva di titolare "Morire in silenzio". Morire, perché l'impressione che tutti hanno avuto dalle parole del sindaco e soprattutto del commercialista Iozzelli è stata che speranze ce ne siano davvero poche. In silenzio, perché la richiesta fatta alla stampa da Iozzelli di evitare di raccontare l'arrivo di eventuali acquirenti o di trattative in corso, è sembrata voler stendere un velo sull'evoluzione degli eventi. A dieci giorni dal termine ultimo per pagare stipendi e contributi ai giocatori, per depositare le liberatorie e dunque per salvare la società dalla chiusura, chiedere alla stampa di non raccontare cosa sta succedendo, significa in qualche modo privare la città e i tifosi del loro diritto di conoscere minuto per minuto le speranze di vita di una società che è sì proprietà della famiglia Braccialini ma che rappresenta soprattutto un patrimonio di una comunità. Nessuno ha intenzione di far saltare trattative delicate, ma il raccontarle ancora una volta non può rappresentare o essere spacciato come un ostacolo alla cessione o al salvataggio della Pistoiese. Questo giornale ha raccontato per primo il dramma dei calciatori non pagati oscurato dal silenzio stampa, la situazione debitoria della Pistoiese, il rischio di non iscrizione e di fallimento. E forse in qualche modo ha contribuito ad accendere il faro su una situazione che stava andando a rotoli. Ci sembra giusto continuare a farlo fino all'ultimo giorno.
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