Il Tirreno

Pistoia

Il caso

Morte dopo il concerto dei Subsonica a Firenze: assolto in appello Cristian Corvo

di Luca Signorini
Le scale del Mandela Forum e nel riquadro Antonio Morra
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Le scale del Mandela Forum e nel riquadro Antonio Morra

Non fu il suo pugno a uccidere il pistoiese Antonio Morra al Mandela Forum. Condanna confermata invece per l’altro facchino

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PISTOIA. Non fu il pugno di Cristian Corvo a uccidere, la sera dell’11 aprile 2024, Antonio Morra, il 47enne operaio pistoiese morto dopo una colluttazione all’uscita dal concerto dei Subsonica dal Mandela Forum di Firenze.

Dando ragione a quella che sin dall’inizio era stata l’impostazione del suo legale Alberto Russo, in appello Corvo, 30 anni, fiorentino, e che in primo grado era stato condannato a 6 anni e 8 mesi per omicidio preterintenzionale, è stato assolto. Condanna confermata invece per Senad Ibrahimi, 49 anni, italiano di origine kosovara, che per lo stesso episodio fu condannato in primo grado a 7 anni e 8 mesi.

Secondo la sentenza dunque (le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni) fu il pugno di quest’ultimo e non il colpo successivo sferrato da Corvo a provocare il trauma costato la vita all’operaio pistoiese, come sostenuto dalla difesa sin dall’inizio.

La ricostruzione

Tutto accadde come detto alla fine del concerto sulle scale esterne del Mandela Forum. Per una qualche ragione mai chiarita fino in fondo nacque un diverbio tra lo spettatore, e alcuni facchini di una ditta esterna che si occupa del montaggio del palco in occasione dei concerti al Mandela Forum, tra cui, appunto Corvo e Senad. Quello che successe venne ripreso dalle telecamere della videosorveglianza: durante una discussione Morra venne circondato da un gruppo di operai e Senad gli arrivò alle spalle e lo colpì alla testa, e mentre Morra stava per cadere venne colpito da un altro pugno sferrato da Corvo.

Ma il colpo fatale, come aveva accertato l’autopsia, sarebbe stato solo il primo. Però il 19 novembre del 2024 il gip del tribunale decise di affidare una consulenza medico-legale a un proprio perito per capire se il colpo mortale fosse stato davvero quello sferrato da Senad (difeso dall’avvocato Luca Maggiora) e quale conseguenze poteva invece aver avuto il pugno dato a Morra da Corvo, difeso dall’avvocato Alberto Russo. E per il pubblico ministero anche il secondo colpo ricevuto poteva aver causato la morte dell’operaio pistoiese.

Una versione poi accolta nel processo di primo grado, che, appunto condannò Morra, ma contestata invece dall’avvocato Russo, che ieri, 14 ottobre, ha visto riconosciute le ragioni del suo assistito: «Premettendo, doverosamente, che siamo tutti addolorati per la morte di Morra – spiega il legale – questa non è certo imputabile al mio assistito. In appello è stata accolta l’impostazione difensiva che avevamo adottato sin dall’inizio. Il mio assistito poteva essere imputato solo di lesioni personali, perseguibili solo per querela di parte che non c’è stata. Però il Pm, nonostante la perizia della dottoressa Focardi che escludeva Corvo dall’imputazione il Pm aveva deciso comunque di procedere anche nei suoi confronti con l’imputazione di omicidio preterintenzionale».

Una tesi però rigettata dalla corte d’appello che, dando ragione alla difesa, ha assolto Cristian Corvo, «dopo una condanna che ha esposto il mio assistito a una pesante gogna mediatica».

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