Il Tirreno

Pistoia

Il lutto

Addio a Gian Federico Trebbi, il ginecologo di generazioni di pistoiesi

di Tiziana Gori

	Il dottor Trebbi
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Il dottor Trebbi

È stato primario al Ceppo, la famiglia: «Ha dedicato la sua vita a donare la vita». Alle 15, sabato 10 ottobre, l’ultimo saluto in San Francesco. Donazioni per i malati di Parkinson

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PISTOIA  Per generazioni di famiglie pistoiesi è stato “il” ginecologo: il medico a cui affidarsi durante l’attesa di un figlio, con cui condividere paure, speranze e la gioia di una nascita. Gian Federico Trebbi è morto a 79 anni all’ospedale San Jacopo, lasciando un ricordo che attraversa la città e unisce la riconoscenza delle pazienti all’affetto dei colleghi. «Ha dedicato la sua vita a donare la vita», scrivono la moglie Anna Lia Giannini e le figlie Costanza e Ilaria, dando voce al dolore della famiglia.

Una vita professionale legata all’ospedale di Pistoia, dove Trebbi aveva costruito un’esperienza riconosciuta anche oltre i confini cittadini. Nel gennaio 2011, quando l’Asl 3 gli affidò la guida di ostetricia e ginecologia del Ceppo dopo il pensionamento di Luciano Savino, lavorava già nell’ospedale da oltre 35 anni e aveva all’attivo migliaia di interventi. L’incarico, inizialmente transitorio in attesa del concorso, aprì la fase alla guida del reparto: come ricorda la figlia Ilaria, Trebbi è stato primario fino alla pensione. Accanto all’attività ospedaliera c’era lo studio privato in Porta Lucchese, altro luogo del suo lungo rapporto con le donne e le famiglie pistoiesi.

Il suo contributo comprendeva anche la formazione: aveva fondato una scuola di endoscopia e laparoscopia ginecologica, diventando un riferimento nell’ambiente medico-chirurgico toscano e nazionale. Ma, parlando del reparto in un articolo del Tirreno del 21 gennaio 2011, teneva a mettere al centro il lavoro collettivo. «Il successo del reparto di ostetricia e ginecologia di Pistoia è dovuto al fatto che le pazienti sanno di poter contare sugli ottimi professionisti che vi operano», spiegava. E aggiungeva: «L’eccellenza chirurgica la fa la “squadra”, non il singolo chirurgo». Parole che restituiscono il suo modo di intendere la responsabilità del lavoro in ospedale.

Nel ricordo della famiglia, quella competenza si intreccia alla capacità di stare accanto alle persone. «Per tanti anni, con straordinaria dedizione, competenza e profonda umanità, ha accompagnato alla nascita tantissimi bambini nella città di Pistoia, condividendo con le loro famiglie il momento più prezioso e meraviglioso: l’inizio di una nuova vita. Ha aiutato, curato e salvato molte persone, lasciando un segno profondo nei cuori di tante famiglie».

Un legame che i familiari raccontano attraverso il significato che il lavoro aveva assunto nella sua esistenza. «Anche nella lunga malattia ha continuato a rappresentare, con dignità, forza e determinazione, ciò in cui aveva sempre creduto: il valore della vita, la speranza e l’amore per il prossimo», scrivono. «Ora che non è più tra noi, rimane il ricordo di un uomo che ha fatto del proprio lavoro una missione e della propria esistenza un dono agli altri. Il bene che ha seminato rimarrà per sempre nelle persone che ha aiutato».

C’era poi il Trebbi della vita familiare, delle passioni coltivate fuori dall’ospedale, dell’amore per i cinque nipoti: Pier Giorgio, Guido, Sveva, Olimpia e Vittorio. A questa dimensione appartiene il saluto pubblicato dalla figlia Costanza: «Ciao Babbino bello adesso puoi tornare a caccia, a sciare, in bicicletta e a pescare in santa pace!». Un’immagine che lo restituisce nelle attività che amava, seguita dal pensiero ai nipoti «che ti hanno tanto amato».

La famiglia ringrazia i medici, gli infermieri e tutto il personale del reparto di Neurologia dell’ospedale San Jacopo per «le costanti e amorevoli cure» riservate al loro congiunto. Un ringraziamento va anche ai colleghi e agli amici che sono stati vicini con affetto e delicatezza, e ai parenti che hanno condiviso questi giorni dolorosi.

L’ultimo saluto a Gian Federico Trebbi sarà domani, sabato 10 ottobre, alle 15 nella chiesa di San Francesco. Per chi desidera ricordarlo con un gesto di solidarietà, la famiglia indica le donazioni alla Fondazione Pezzoli per i malati di Parkinson.

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