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Carovita, Pistoia quarta in Italia: stangata da 1.041 euro a famiglia – Grosseto tra le più virtuose

di Tiziana Gori
Carovita, Pistoia quarta in Italia: stangata da 1.041 euro a famiglia – Grosseto tra le più virtuose

Davanti a Pistoia ci sono soltanto tre città: Rimini, dove con un’inflazione al 3,9% la spesa aggiuntiva arriva a 1.128 euro, Bolzano (+3,6%, 1.094 euro) e Verona (+3,8%, 1.055 euro)

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PISTOIA. Milleequarantuno euro in più in un anno. È il conto che, secondo l’Unione nazionale consumatori, paga una famiglia media di Pistoia per l’aumento del costo della vita: cifra che colloca la città al quarto posto tra le più care d’Italia, appena giù dal podio. ll dato arriva dall’elaborazione dell’Unc sui numeri territoriali dell’inflazione di agosto diffusi dall’Istat. A Pistoia i prezzi sono cresciuti del 3,7% rispetto ad agosto 2025: non il rialzo più alto d’Italia, ma sufficiente, applicato ai consumi di una famiglia tipo, a produrre una delle stangate più pesanti del Paese.

La classifica

Davanti a Pistoia ci sono soltanto tre città: Rimini, dove con un’inflazione al 3,9% la spesa aggiuntiva arriva a 1.128 euro, Bolzano (+3,6%, 1.094 euro) e Verona (+3,8%, 1.055 euro). Subito dietro c’è Siracusa, che pur avendo la seconda inflazione più elevata del Paese (+4,5%) si ferma a 1.039 euro, poi Udine, Lecco, Como, Terni e Arezzo, decima con +3,6% e 1.013 euro. Il confronto con i mesi scorsi dice che la situazione è peggiorata: con i dati di luglio Pistoia era settima in Italia, con 872 euro di spesa aggiuntiva, a giugno quarta con 957 euro, ad aprile sesta con 920. In un mese il conto per la famiglia tipo è salito di 170 euro.

La situazione in Toscana

Sono dunque due le città toscane nel gruppo delle dieci più care d’Italia, Pistoia e Arezzo. Con un’eccezione di segno opposto: Grosseto è la seconda città più "risparmiosa" del Paese, con l’inflazione più bassa d’Italia (+2%) e un aggravio di 563 euro l’anno. Prima tra le virtuose è Benevento, dove l’aumento si ferma a 547 euro, terza Brindisi con 574.Inflazione e spesa reale, del resto, non coincidono: il rincaro percentuale più alto è quello di Reggio Calabria (+4,6%), che però scivola al 22esimo posto per spesa aggiuntiva con 943 euro, perché molto dipende dal livello dei consumi di ciascun territorio.

Il nodo dei prezzi 

Sul nodo dei prezzi interviene la Fapi, federazione delle piccole industrie. «L’inflazione al 3,3%, trainata dall’aumento annuo del 17,1% dei prezzi dei beni energetici, è un segnale che impone risposte immediate - afferma il presidente nazionale Gino Sciotto -. Dietro questi numeri ci sono famiglie che perdono potere d’acquisto e piccole imprese costrette a sostenere costi sempre più difficili da assorbire». Per Sciotto il caro energia si scarica su tutta la filiera: «Aumenta il costo di lavorare, produrre e trasportare merci. Il rischio è un indebolimento di consumi, investimenti e occupazione». Da qui la richiesta al Governo di «misure mirate per alleggerire il peso delle bollette sulle famiglie più esposte e sulle micro e piccole imprese, anche attraverso crediti d’imposta sui maggiori costi energetici».

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