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Pistoia, questura in lutto per la morte del sovrintendente capo Marco Epifani
Solimene (Siulp): un genio della meccanica, molto attaccato al lavoro
PISTOIA. Da alcuni mesi, proprio in virtù della battaglia che stava combattendo, gli era stato concesso il prepensionamento. Il saper fare compagnia di Marco mancava in questura. Quando, ieri l’altro, alcuni colleghi hanno diffuso la notizia - che pure era attesa - l’aria si è intrisa di tristezza. Aveva 58 anni il sovrintendente capo coordinatore della polizia di Stato Marco Epifani. Lascia la moglie e un figlio, amici e un ambiente di lavoro in cui era rispettato. L’ultimo saluto ci sarà domani pomeriggio (24 settembre), alle 14,30, nella chiesa della Vergine.
Epifani era un delegato Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia) ed è il segretario provinciale Gianluca Solimene, suo amico, che ne traccia un ricordo. «Se devo parlare di Marco – dice – la prima cosa che mi viene in mente è una canzone.
La strofa, a memoria, fa così: “Quel gran genio del mio amico / Lui saprebbe cosa fare /Lui saprebbe come aggiustare / con un cacciavite in mano fa miracoli…(Sì, viaggiare, Lucio Battisti, ndr). Ecco, Marco era un genio della meccanica. E in polizia compieva dei veri miracoli riuscendo, in modo artistico e abile, a rimettere in sesto e far funzionare anche le auto più malandate o incidentate. Trovava sempre una soluzione ed era un tipo davvero generoso, una bella persona.
Anche se non era di servizio, e lo chiamavano per un guasto, a qualunque ora del giorno e della notte, non diceva di no e non staccava mai il telefono. Si vestiva e scendeva a sistemare». «Non era un santo – aggiunge – e certamente aveva anche dei difetti. Ma era così buono che a nessuno importava poi molto di certi suoi tratti». Gran brontolone, era abituato a un gergo fiorentino colorito che non cercava le mezze misure: pane al pane e vino al vino.
Epifani lascia un figlio di 21 anni, Alberto, per il quale stravedeva: «Gli luccicavano gli occhi quando ne parlava. Ottimo studente e, soprattutto con il talento del babbo. Tant’è vero che lui ne parlava sempre in tono fiero, … Ha subito trovato lavoro nel campo della meccanica delle macchine come manutentore… Buon sangue non mente», aggiunge Solimene.
Marco Epifani amava le auto, le moto e si dilettava, nel tempo libero a rimetterle in sesto e a inventare. «Aveva progettato e costruito da sé, mi ricordo, un congegno per l’accensione delle minimoto dei ragazzi che correvano con il figlio nei i circuiti italiani. Essendo un tipo pratico non amava troppo i teorici e mal sopportava il burocratismo del mondo. Abitava in una specie di enclave sulla Sanbarontana, dove nel tempo libero si dedicava alle sue passioni e alla famiglia».
In polizia dagli anni ‘80, destinato alla questura di Pistoia fin dal 1987, Epifani ha svolto tutta una serie di servizi operativi, prima con la Volante per il controllo del territorio, poi nella Squadra mobile, all’Ufficio immigrazione, all’Ufficio controllo del territorio per approdare, negli ultimi anni di carriera all’Ufficio tecnico logistico dove si occupava della gestione e manutenzione del parco auto della questura e degli altri uffici di polizia collegati della provincia.
«Era impegnato nel sindacato – aggiunge Solimene – e ha sempre cercato in tutti i modi di aiutare e risolvere i problemi dei suoi colleghi. Qualsiasi cosa che si possa scrivere, appare in questo momento riduttiva per render l’idea del grande cuore e dell’attaccamento al lavoro di Marco. Basti ricordare che una volta – racconta – quando un caro collega fu colpito da un male terminale, si prodigò, di propria iniziativa, nell’andare a prendere l’anziana madre abitante a centinaia di chilometri di distanza da Pistoia per condurla al capezzale del figlio in tempo per l’ultimo saluto. È capitato, per quegli strani e malvagi scherzi del destino, che anche lui non sia riuscito a concludere la sua carriera per raggiungere l’età prevista per la pensione. A 58 anni perdiamo un uomo e un collega che lascia un vuoto incolmabile nella testa e nei cuori delle persone che lo hanno conosciuto e apprezzato in vita. Anche in questa occasione di sofferenza, ha dimostrato le sue qualità umane, non rinunciando mai, fino all’ultimo istante, alla sua lotta per la vita con quel suo sorriso bonario e quel tono, sereno e burbero insieme, che lo contraddistingueva e che ci piaceva così tanto».
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