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Pistoia, lupo filmato alle porte della città mentre va a spasso in un vivaio


	Il lupo avvistato
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Il lupo avvistato

L’esperto Marco Apollonio: «Non correte, vi ignorerà e continuerà la sua esplorazione»

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PISTOIA. Certamente non è cattivo come quello della favola di Cappuccetto rosso, ma quello avvistato un paio di giorni fa alle prime luci dell’alba in un vivaio di Sant’Alessio è senz’altro un lupo. Uno dei tanti che ormai si avvicinano senza timore anche alle nostre città, alla ricerca di cibo. L’animale, in questo caso, ha senza dubbio sbagliato indirizzo, perché nel vivaio di piante ornamentali dove è capitato non erano presenti prede a lui appetibili, come animali da compagnia o da cortile. Chi lo ha filmato, comunque, è rimasto prudentemente in auto, abbassando il finestrino solo lo spazio strettamente necessario per poter esporre il suo smartphone.

Cosa sarebbe successo però se fra uomo e lupo si fosse verificato un incontro ravvicinato? «In questi casi – spiega il professor Marco Apollonio, ordinario di zoologia all’università di Sassari – occorre voltarsi lentamente senza guardare l’animale negli occhi. Poi, altrettanto lentamente, bisogna allontanarsi senza mostrare paura. Il lupo, di fronte a questo atteggiamento, non mostrerà nessun interesse, anzi proseguirà nel suo giro di esplorazione».

Il segreto, quindi, è quello di non mettersi a correre poiché, in tal caso, l’animale si sentirebbe invitato a fare altrettanto. Solo che lui è molto più veloce. Malgrado le rassicurazioni del professor Apollonio, a Pistoia cresce il timore per l’eccessiva presenza di questi vicini non proprio graditi.

L’avvistamento di Sant’Alessio non è infatti l’unico registrato in città. Poche settimane fa un altro esemplare è stato visto aggirarsi di notte fra le auto e i cassonetti dei rifiuti del Villaggio Belvedere, nella zona di via Dalmazia, mentre a settembre un altro esemplare era stato filmato, sempre nelle ore notturne, a Capostrada, mentre si aggirava con circospezione fra le case della prima periferia. Evidentemente la facilità di procurarsi cibo a ridosso delle abitazioni e la consapevolezza di essere in una zona per loro più sicura della fitta boscaglia, spinge questo animale, un po’ come tutta la fauna selvatica, a non temere più la vicinanza dell’uomo.

A farsi interprete di questi timori è Coldiretti, a cui sono associati tantissimi agricoltori e vivaisti che hanno i loro terreni nelle zone pedemontane e in quelle della Piana a ridosso della cintura urbana.

«La zona dell’ultimo avvistamento del lupo – incalza Coldiretti – è a soli due chilometri da piazza del Duomo. Le aree urbanizzate sono poi ancora più vicine. A un solo chilometro c’è il popoloso quartiere delle Fornaci, oltre che tutta la zona di Porta San Marco».

Trattandosi quindi di un problema concreto, Coldiretti auspica soluzioni che lo siano altrettanto ma che, per essere adottate, devono essere metabolizzate e autorizzate dall’Europa.

«Ormai – dice Angelo Corsetti, direttore della Coldiretti Toscana – c’è la consapevolezza che non è più possibile assistere passivamente al proliferare di animali predatori come il lupo. L’unica strada per superare questo clima di insicurezza generale è quello di trovare delle soluzioni concrete per contenerne il numero».

Che queste soluzioni non siano solo l’abbattimento puro e semplice lo puntualizza comunque il professor Apollonio che, la settimana scorsa, giovedì 6 febbraio, ha partecipato a un convegno a Mercatale di Vernio, organizzato nella sala polivalente ex Meucci da Coldiretti e Federcaccia.

«È ormai in fase avanzata un progetto che prevede non solo un monitoraggio degli esemplari a livello europeo – illustra – ma che propone anche misure per il contenimento degli animali liberi. Gli esemplari in sovrannumero potrebbero quindi anche essere messi in cattività. Se oggi esiste un aumento così sostenuto di presenze è perché, soprattutto negli ultimi 100 anni, il bosco si è riappropriato di ampi spazi che in precedenza erano stati invece conquistati dall’agricoltura. A questo fenomeno si associa anche la fine della caccia per sussistenza, che per secoli ha spinto moltissime persone a cacciare per combattere la fame. Con il sopravvento della società industriale, la caccia è diventata un passatempo per pochi, consentendo ad animali come cinghiali e caprioli di moltiplicarsi a dismisura, fornendo così al lupo una naturale fonte di alimentazione». 

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di Redazione web