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Pistoia, il calcio giovanile piange Maurizio Breschi: «Un maestro di sport e di vita»
Morto per un male a 59 anni, è stato allenatore in diverse squadre pistoiesi. Lascia la moglie Artemisia e la figlia Kim. Il funerale si terrà mercoledì 14 agosto nella chiesa di San Piero ad Agliana
AGLIANA. Più che un allenatore di calcio, Maurizio Breschi era il classico padre di famiglia che sapeva prendere tutti i ragazzi per il verso giusto. E oggi sono proprio loro, i suoi giovani campioni di tante battaglie nei campetti di provincia, a versare le lacrime più amare.
Il loro mister se n'è infatti andato a soli 59 anni a causa di una terribile malattia che lo ha colpito in contropiede. Affrante dal dolore di una perdita grave e improvvisa sono in primo luogo la moglie Artemisia e la figlia Kim, che saranno accanto al suo feretro al funerale che si terrà mercoledì 14 agosto alle 15 alla chiesa di San Piero ad Agliana. Con la sua famiglia, Maurizio Breschi abitava a Ramini, piccola frazione immersa nel verde dei vivai, dove era conosciuto e stimato da tutti.
A gennaio, quando aveva assunto l'incarico di allenatore della squadra juniores dell'Olimpia Pistoiese, aveva lo sguardo rivolto al futuro, certo di poter condurre la sua nuova ciurma verso quelle soddisfazioni sportive che, ultimamente, parevano latitare. Quello con i biancorossi è stato invece il suo ultimo incarico sportivo ma, soprattutto, la sua ultima panchina.
Per Maurizio Breschi allenare i giovani non era un lavoro o una svago. Era una missione, che svolgeva con passione, amore e dedizione. E l'allenatore era il mestiere che, nel calcio, sapeva fare meglio. Per poter dedicare i suoi pomeriggi ai calciatori in erba, aveva scelto di lavorare di notte e nelle prime ore del mattino. Mister Breschi era infatti un pasticcere provetto che, per tantissimi anni, ha addolcito i palati dei clienti della pasticceria Mille Voglie, al Fagiolo. La notte a sfornare brioches e cornetti e, dopo un po' di riposo mattutino, subito sui campi di calcio per instillare ai più giovani l'amore per lo sport e per i sani principi che ne conseguono.
Unico grande rimpianto della sua vita, il brutto infortunio al ginocchio che, nell'ormai lontano 1985, stroncò la sua potenziale ascesa nell'olimpo dei professionisti. In quell'anno l'allora speranzoso giovanotto non era in una società qualsiasi. Alcuni abili osservatori lo avevano infatti piazzato al settore giovanile dell'Hellas Verona proprio nell'anno in cui la prima squadra, con Bagnoli in panchina, riuscì a vincere uno scudetto che è entrato nella storia calcistica e non solo. Quell'infortunio lo fece precipitare nei meandri dei campionati dilettantistici, dove arrivò comunque a calcare i campi di serie D con il Montemurlo.
Ritiratosi dal calcio giocato poco dopo i trent'anni, conseguì il patentino Uefa B. Questo gli aprì la strada per la collaborazione, a vario titolo, anche con società professionistiche come il Carpi, l'Empoli e la Pistoiese. Con il tempo, Maurizio Breschi capì comunque che l'emisfero del calcio giovanile della sua provincia era quello che gli avrebbe dato più soddisfazioni. Iniziò quindi un girovagare in un arco chilometrico ristretto ma non certo meno affascinante, assumendo incarichi di direttore tecnico o allenatore in società come il Capostrada, i Giovani Rossoneri, la sezione calcio della Breda, la Virtus Bottegone e, ultimamente, l'Olimpia Pistoiese. Ricopriva anche, a titolo “ludico” l’incarico di allenatore per la squadra giovanile di calcio del rione del Cervo bianco.
In tutte le società in cui ha svolto la sua opera di educatore sportivo ma soprattutto umano, Maurizio Breschi ha lasciato un ricordo a dir poco indelebile. Gabriele Biagiotti, presidente della Virtus Bottegone, lo ricorda così: «Era una persona empatica dalle immense doti umane. Sapeva ottenere il massimo dai suoi ragazzi e la sua presenza in società è sempre stata improntata alla positività e alla buona educazione. Con lui i giovani calciatori perdono un maestro di sport e di vita».
Sulla stessa lunghezza d'onda il ricordo di Barbara Galardi, mamma di due ragazzi che Breschi ha allenato proprio alla Virtus Bottegone: «Per i miei figli Maurizio è stato un secondo padre. Persona ottima e grande esempio per i giovani che senza di lui adesso saranno senz'altro più smarriti». Profondo cordoglio viene anche espresso da Andrea Zerini, dei Giovani Rossoneri: «Con Maurizio se ne va un allenatore preparato e una persona perbene che ha dato tanto alla nostra società».
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