Il Tirreno

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Memoria

Radio Caterina, una finestra sul mondo costruita dai prigionieri in un lager nazista

di Stefano Baccelli

	I soldati con la radio, a destra Gilberto Stanghini e la radio ricostruita
I soldati con la radio, a destra Gilberto Stanghini e la radio ricostruita

In un libro la storia della ricetrasmittente realizzata dagli internati militari italiani per captare le trasmissioni di Radio Londra. Lo strumento, fatto con mezzi di fortuna, è stato riprodotto da Gilberto Stanghini

30 giugno 2024
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PISTOIA. Non capita spesso di poter raccontare una storia vera che sembra una fiaba. Protagonista in carne ossa è il pistoiese Gilberto Stanghini. L’occasione per parlarne è offerta da un libro fresco di stampa, “Caterina e le altre” (Radio Caterina di Cestokova, Radio Gea, Radio Mimma, Galena di Zeithain ndr). Sottotitolo: Storia narrazione e ricostruzione della radio - lager più emozionante con riferimenti alle sue “sorelle”. L’opera racconta una vicenda sconosciuta ai più, quella di radioriceventi di fortuna che consentivano l’ascolto di stazioni clandestine nei campi di concentramento. Gli autori sono Gilberto Stanghini e Umberto Alunni, amici di vecchia data che hanno deciso di renderne testimonianza. Stanghini, 70 anni, ingegnere e vivaista, vice presidente da molti anni dell’Associazione Vivaisti Italiani (Avi) è una figura poliedrica, molto impegnata nel mondo imprenditoriale, ma con una grande vocazione per il sociale (è presidente della onlus don Antonio Tesi che anima la comunità di Chiazzano e non solo). A Stanghini va il merito di aver riportato alla luce una storia di ingegno e sofferenza dai lager nazisti della seconda guerra mondiale.

Nella casa-laboratorio di Chiazzano dove sorge il suo vivaio l’ingegnere ha realizzato invenzioni e progettato macchinari. I suoi progetti sono migliaia. Dalle sue mani tornano spesso alla luce strumenti del tempo che fu, riprodotti con una fantasia che sembra cozzare con il rigore e la metodicità che richiedono. Il suo capolavoro, non ce ne voglia, è la riproduzione della ricetrasmittente Radio Caterina che gli internati militari dopo l’8 settembre 1943 avevano costruito con mezzi di fortuna per captare Radio Londra. «Per costruire questo congegno – racconta Stanghini – avevano usato quelle poche cose di cui disponevano. Per esempio “rubarono” il rame dalla dinamo della bicicletta di un loro aguzzino. La smontarono, ovviamente di nascosto, e la rimontarono priva del prezioso metallo perché il guardiano non si accorgesse della manomissione».

Stanghini ha svolto attenti studi per scoprire questa storia decidendo infine di ricostruire fedelmente l’oggetto di cui stiamo parlando. Fa sapere che l’unica differenza rispetto all’originale è l’utilizzo di una batteria commerciale. Regala una vera emozione quando mette in funzione lo strumento. L’ingegnere pistoiese non vuole che queste vicende siano dimenticate. Lo afferma anche nell’introduzione del libro: «Occorre alimentare la memoria». Il testo contiene la profonda riflessione di come le 60 guerre in corso abbiano poco insegnato ai governanti di oggi. «Questa è la storia di militari deportati, di alcune radio utilizzate nei lager e in particolare di Radio Caterina che potrà qui essere letta e anche riascoltata», scrivono Stanghini e Alunni.

Gli autori raccontano sommariamente le vicende di militari italiani deportati nei lager, mentre più attenzione dedicano a quel particolarissimo dettaglio delle radioriceventi. Una di queste è appunto Radio Caterina. «La valvola – si legge nel libro – otteneva tensione da un vasetto vuoto di estratto di carne che conteneva un pezzo di carbone avvolto in uno straccio e un pezzetto di zinco rubato ai lavatoi. Per ottenere l’ammoniaca si usava una soluzione di urina e capelli. La pila fu costruita con monetine e altro metallo separato da acido acetico ottenuto dai sottaceti. Cartine di sigarette formavano il condensatore. La resistenza era carta di margarina e grafite della matita. Dal portatessere era ottenuta la celluloide e per la sintonia usavano il portasapone. Avevano pure le cuffie ottenute con barattolini di latta».

La storia di Radio Caterina nel lager è contenuta in un articolo di Giovanni Guareschi del 1946 pubblicato su "Oggi" e riportato nel libro di Stanghini. L'ingegnere ha donato la sua riproduzione a un museo della Memoria.


 

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