Gioco
Tari, Pistoia prima in Toscana per i rincari negli ultimi 5 anni
Tariffa rifiuti, la nostra provincia registra un allarmante +55%
PISTOIA. La raccolta differenziata che non decolla può essere una delle cause del consistente aumento della Tari, che, a Pistoia nel quinquennio 2018-2023, ha avuto un incremento del 55%, addirittura il 15% in più di Firenze. Un balzo che la pone al primo posto tra i capoluoghi di provincia della Toscana.
La tendenza al rialzo viene certificata dal servizio politiche economiche, fiscali e previdenziali della Uil, che ha condotto i suoi studi basandosi su una famiglia tipo di 4 persone residente in un’abitazione di 80 mq e con un Isee non superiore ai 25mila euro. L’aumento è riscontrabile anche rispetto al 2022. Allora, il postino recapitò una bolletta di 445 euro mentre, nel 2023, in cassetta è stata deposta una bolletta di 490 euro, aumentata del 10,67 % rispetto all’anno precedente. In numeri assoluti, la seconda più cara in Toscana, dietro alla sola Pisa (555 euro).
La causa può essere quindi la poca dimestichezza dei pistoiesi con la raccolta differenziata ma anche i numerosissimi abbandoni di scarti tessili che il comune di Pistoia subisce ogni anno, soprattutto nelle zone a ridosso del confine con il distretto tessile pratese. Il segretario generale della Uil Toscana Paolo Fantappiè imputa tuttavia l’aumento anche ad altre cause: «Sicuramente la scarsa percentuale di differenziata contribuisce a far lievitare il costo della bolletta, anche se, con ogni probabilità, tale aumento è imputabile anche ad altre motivazioni. Pistoia infatti è diventata una delle mete più gettonate del turismo in Toscana e questo comporta un aumento notevole dei rifiuti da smaltire. Altra motivazione, può essere quella della crescita del numero delle abitazioni affittate ai non residenti, studenti o turisti».
Molto critico su questi aumenti è Daniele Gioffredi, segretario generale della Cgil di Pistoia: «Per le famiglie pistoiesi questa è una mazzata perché gli aumenti sono ben superiori all’inflazione. Pistoia paga la scarsa efficienza della raccolta differenziata, che è sotto il 50%. In altri luoghi della provincia, come Quarrata, i costi della Tari sono inferiori perché lì la differenziata funziona meglio. Il Comune di Pistoia non dovrà entrare nella multiutility solo per i dividendi ma soprattutto per attuare politiche a favore dei cittadini».
Moderatamente ottimista è Alessandra Biagini, segretaria della Cisl Toscana Nord. «La Tari è aumentata un po’ ovunque – dice – Io mi auguro che questa sia solo una fase di transizione in attesa di una futura stabilizzazione. La multiutility secondo la Cisl deve essere un’ottimizzazione delle risorse e non un carrozzone che, per reggersi in piedi, ha bisogno di grandi risorse. La nostra speranza è che quindi, in futuro, si possa andare incontro a un’inversione di tendenza».
Punta invece il suo indice accusatore contro la Regione Tiziano Fabbri, segretario provinciale dell’Ugl di Pistoia: «È evidente che manchi un vero piano dei rifiuti regionale. Il costo che dobbiamo sopportare è anche legato alla mancanza di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, che la Regione Toscana non riesce a gestire nella maniera ottimale. I rifiuti vengono portati fuori ed è chiaro che c’è un forte aumento dei costi complessivi. In mancanza di questo piano i costi aumenteranno sempre e a soffrire di più di questi aumenti saranno i lavoratori dipendenti e i pensionati se le loro retribuzioni non saranno adeguate in maniera coerente al costo della vita».
A far trapelare un barlume di speranza in questa storia fatta di aumenti, è tuttavia lo stesso segretario regionale Uil Paolo Fantappiè che, con le rilevazioni del centro studi del suo sindacato, ha puntato l’attenzione sul problema: «La giunta regionale è da un lato orientata a superare gli impianti di termovalorizzazione ma, dall’altro, sta puntando la sua attenzione alla costruzione di specifici impianti per il recupero delle singole tipologie di rifiuti. La realizzazione dell’impianto di Baciacavallo, a Prato, destinato al recupero degli scarti tessili, va proprio in questa direzione».
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